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Il finto equilibrio del convegno del CNF

Giovedì 4 settembre si è tenuto il convegno “Guerra e diritti umani: Gaza, Cisgiordania e Israele. Le violazioni dei diritti umani a Gaza e nei territori occupati”.

Il convegno è stato organizzato dal Consiglio Nazionale Forense, il primo dopo la pausa estiva. Inizialmente, sia il titolo che, soprattutto, il format del convegno erano molto diversi. Il titolo originario era semplicemente “Le violazioni dei diritti umani a Gaza e nei territori occupati”. In pratica una sentenza di condanna di Israele prima ancora del suo processo. L’incontro, per come era stato concepito, era esclusivamente incentrato su un report, o meglio su un pamphlet demonizzante Israele, della relatrice speciale Francesca Albanese.  Privo di contraddittorio, era stato costruito come l’ennesima condanna senza appello dello Stato ebraico, una delle tante che hanno preso forma in questi mesi in Italia come in tanti altri paesi d’Europa. La cosa grave è che, in questo caso, si trattava del massimo organismo istituzionale degli avvocati italiani. Erano perfino previsti dei crediti formativi per gli avvocati che avessero partecipato al convegno. Tuttavia, il titolo e il format sono stati duramente contestati dall’AGE (Associazione Giuristi avvocati Ebrei) e da numerosi avvocati, tra i quali l’avvocato Florio che ha poi partecipato al convegno insieme al sottoscritto.

Una prima legittima domanda da porsi è, se l’argomento e il soggetto scelti fossero i più idonei ad aprire l’anno forense (la relatrice non è neanche avvocato)? O è solo dipeso dal clima di odio e mostrificazione generalizzato che sta attraversando l’Italia nei confronti di Israele? In passato si è mai aperto l’anno forense tematizzando conflitti in corso, ad esempio quello ucraino, con relativi crediti formativi? Perché quando si parla di Israele c’è sempre un evidente doppio standard?

Quando sono iniziate le proteste dell’AGE supportate da altri avvocati, c’è stata una parziale marcia in dietro da parte del Consiglio Nazionale Forense, resa esplicita dalla sua figura più importante: il Presidente l’avvocato Francesco Greco. Così, a una settimana dalla data di svolgimento del convegno, la sua impostazione è stata modificata: la relazione principale sarebbe stata seguita da un contraddittorio che avrebbe permesso una visione più ampia e strutturata del conflitto iniziato dagli arabi mentre i crediti formativi sono stati eliminati. A questo punto è iniziata una vivace protesta di una parte degli organizzatori e di numerosi avvocati iscritti, con minaccia di abbandono da parte della relatrice speciale Albanese. Questo clima infuocato ha portato gli organizzatori a modificare lo svolgimento del convegno: i relatori in presenza senza pubblico in sala per motivi di sicurezza, con il pubblico in collegamento da remoto. Ormai in Italia il solo parlare per contrastare le calunnie contro Israele diventa pericoloso per l’ordine pubblico.

A due giorni dalla data del convegno è stata apportata una ulteriore modifica: sempre per ragioni di ordine pubblico si è deciso di fare svolgere il convegno completamente da remoto anche per i relatori. Inoltre, il format prevedeva una relazione principale, quella della relatrice speciale, mentre gli altri interventi sarebbero stati più brevi. Infine, se la relatrice avesse ribattuto alle nostre relazioni, noi avremmo avuto la possibilità di replica. La mattina stessa del convegno (previsto per le ore 14.30 e con durata iniziale di 3 ore poi ridotto a 1 ora e mezza), ci veniva comunicato che la dottoressa Albanese avrebbe potuto parlare per 30 minuti mentre le nostre repliche potevano durare 15 minuti al massimo, alla relatrice speciale veniva concesso il diritto di controreplica mentre a noi veniva negato. L’avvocato Florio ha subito protestato con decisione a quest’ultimo cambiamento ma ormai la decisione era stata presa e non si poteva più cambiarla.

In questo clima ha avuto luogo il convegno del Consiglio Nazionale Forense, clima fortemente ostile rafforzato dalle introduzioni degli organizzatori del tutto sbilanciate (ad esclusione di quelle del moderatore, il direttore de Il Dubbio Davide Varì) verso una tesi precostituita colpevolizzante nei confronti di Israele, a ui hanno fatto sguito oltre trenta minuti di campagna anti-israeliana travestita da relazione, senza che fosse fornita alcuna prova fattuale proveniente da fonti imparziali.

La mia breve replica, incentrata su documenti legali e dati demografici, è risultata nel contesto poco efficace mancando completamente di retorica da comiziante. La replica, altrettanto breve dell’avvocato Florio è stata più incisiva e acuta. Nella controreplica la relatrice speciale Albanese, si è contraddistinta nel citarmi come “storico indipendente” senza nominarmi mai con il chiaro intento di togliere dignità a me e alla mia relazione.

L’elemento più increscioso di questa vicenda è che quando si parla di Israele ormai si entra in un clima di odio così strutturato e diffuso che prenderne le difese diventa pericoloso per l’ordine pubblico (in primis per i relatori). Anche in un santuario della legalità e del dibattito come il Consiglio Nazionale Forense, la sola presenza di voci favorevoli allo Stato del popolo ebraico, sono vissute con malcelato fastidio. Si tratta di un segno ulteriore dei tempi estremamente difficili che stiamo attraversando.

 

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