Se non antica come l’umanità stessa, l’arte del baratto o dello scambio, risale ai primordi della civiltà. Per Donald Trump essa, evidentemente, rappresenta “il giroscopio dell’ordine mondiale”, rubando l’espressione a Edward M. House, il grande advisor di Wodrow Wilson, che però la riferiva al ruolo che avrebbero dovuto avere gli Stati Uniti.
Per Trump e soci, “Io ti dò, tu mi dai” sono le parole magiche che aprono i sesami delle intese, generano stabilità e conciliazione, riportano sul suo asse un mondo pericolosamente inclinato.
Il clangore delle armi genera non funziona. Chi crede di potere esercitare la forza militare per sedare il caos e imporre l’ordine è solo un guerrafondaio. Bisogna invece sedersi al tavolo con i peggiori criminali e trovare il punto di intesa, l’aggancio giusto. Steve Witkoff la pensa in questo modo. Lui l’aggancio con il caporione di Hamas, Khalil al-Hayya, per esempio lo ha trovato; entrambi hanno avuto un figlio morto in giovane età. Si tratta del “soft spot” che ha permesso, come ha dichiarato Jared Kushner, di scoprire il “lato umano” di Khalil, quello che Israele non trovava, avendo deciso di eliminarlo nel fallito attentato in Qatar.
Il “lato umano” esiste sempre. Hitler, è noto, era molto affettuoso con Blondi, il suo cane pastore tedesco, e anche Yahya Sinwar doveva avere il suo. Così, si negozia con Hamas, si cerca una via di uscita per i 200 tagliagole che si trovano sottoterra, anche loro immancabilmente con un lato umano, come preludio di una grande amnistia che comprenderebbe i circa ventimila terroristi che Hamas ha ancora tra le proprie file.
Il grande vulnus di questo procedere è che, con buona pace di Trump, di Witkoff, immobiliarista del Bronx che si recava agli incontri di affari con una pistola infilata nel calzino sfuggito a un cast di Scorsese, è che con il fanatismo ideologico e religioso, soprattutto il secondo, soprattutto quello islamico, i deals, gli accordi, sono solo funzionali all’attesa, all’interruzione della guerra prima della sua ripresa appena si sarà pronti, come fece il profeta, Maometto, la pace sia su di lui, paradigma per ogni pio e devoto musulmano votato al jihad, quando, nel 622, siglò la cosidetta pace di Hudaybiyyah con i Meccani. Sarebbe dovuta durare nove anni, nove mesi e nove giorni, durò due anni. Appena Maometto fu pronto attaccò la Mecca, uccise tutti gli uomini, catturò le donne e distrusse tutti gli idoli.
Ardua impresa fare comprendere ai Trump e agli Witkoff di questo mondo che ci sono interlocutori per i quali “il giroscopio del mondo” non consiste nei negoziati, ma nella conquista, nella sottomissione o distruzione del nemico, nell’imposizione della propra egemonia. Arduo, forse impossibile spiegarlo a chi si mette la mano sul cuore davanti a Putin o pensa che il lutto condiviso per un figlio morto plachi la furente e implacabile determinazione del jihad.