La sicurezza e il rispetto dei diritti umani sono in rapporto inversamente proporzionale: all’aumentare dell’una diminuisce l’altro. Ogni Stato democratico è chiamato a trovare un punto di equilibrio tra queste due necessità irriducibili. Israele è una democrazia in guerra, una condizione estrema in cui è talvolta necessario comprimere certi diritti in favore di maggiori garanzie di sicurezza. Il rispetto dei diritti umani è certamente importante, ma non deve essere giudicato in astratto: va calato nelle circostanze storiche concrete, altrimenti si corre il rischio che tali diritti divengano un’arma rivolta contro la democrazia stessa.
Tutti coloro che pretendono da Israele un rispetto assoluto dei diritti umani, ignorando deliberatamente il contesto in cui opera la democrazia israeliana, rivelano non soltanto mancanza di chiarezza morale, ma anche una sconcertante povertà di intelligenza politica. I «dirittoumanisti» — coloro che, dall’alto di un liberalismo astorico e autoreferenziale, proclamano la necessità di un rispetto incondizionato dei diritti umani — sono i sacerdoti di una vera e propria religione secolare. I «diritti umani» assurgono così a strumento salvifico: il mezzo attraverso cui instaurare un regno utopico di piena uguaglianza e libertà.
La minaccia concreta del terrorismo islamico impone, in Israele, controlli rafforzati della popolazione palestinese, barriere di protezione, checkpoint, detenzioni preventive. Misure che all’Europa potranno apparire «illiberali», ma che sono semplicemente necessarie alla tutela dei cittadini israeliani. L’Europa, sprofondata in una letargia politico-morale grazie a una pace dalla durata storicamente anomala, ha trasformato il culto acritico dei «diritti» in un dogma intoccabile, giudicando inaccettabili prassi del tutto ordinarie nel resto del mondo.
È il caso della Flottiglia: ammanettare e bendare individui che hanno deliberatamente tentato di violare un blocco navale in una zona di guerra attiva è non soltanto legittimo in quel contesto, ma doveroso. Scendano dunque i liberali — di destra e di sinistra — dal loro Olimpo «democratico». La realtà si trova molto più in basso, nella polvere, e ha poco a che fare con le loro astrazioni morali e giuridiche.