Israele e Stati Uniti

Ingoiare i rospi

“Witkoff, di fatto, agisce come un lobbista del Qatar”. A dirlo è, in condizione di anonimato, un alto funzionario israeliano dopo l’ultimo incontro che il mediatore per il Medioriente scelto da Trump ha avuto a Gerusalemme con Netanyahu, insieme a Jared Kushner, per parlare del futuro di Gaza.

Lo stesso funzionario ha affermato che è stato Witkoff a imporre a Israele contro la sua volontà e prima che i resti di Ron Gvili, l’ultimo degli ostaggi morti sia, consegnato a Israele, che il valico di Rafah venga aperto.

Diciamo che affermare che Witkoff sia un lobbista del Qatar oltre che un lobbista di Mosca, è il segreto di Pulcinella. Gli stretti legami di affari di Witkoff e del figlio con la famiglia Al Thani sono ben noti.

Witkoff è colui che già un anno fa suggeri a Trump di aprire un canale diretto con Hamas, cosa che non era mai accaduto prima. Per Witkoff si può negoziare con chiunque, anche con Jack lo Squartatore, se fosse ancora disponibile.

Chi sia il misterioso funzionario che ha attaccato Witkoff, non si sa, ma già, durante la presidente Biden, arrivano spesso voci critiche di un alto funzionario rivolte alle dichiarazioni del presidente americano. Allora, sussurri di corridoio ben informati lo identificavano con Netanyahu.

Netanyahu si trova in una congiuntura delicata. L’inserimento, in una commissione del elefantiaco Board of Peace voluto da Trump, di Qatar e Turchia, lo ha spiazzato, così come non ha gradito la decisione americana di aprire di nuovo il valico.

Israele è costretto a prendere atto di decisioni annunciate e di fatti compiuti. Un contrasto diretto con Trump è impensabile, bisogna quindi trovare il modo di gestire la situazione con prudenza, anche se la dichiarazione pubblica di disappunto a proposito della decisione di inserire Qatar e Turchia nel Board e ora la forte critica nei confronti di Witkoff, sono segnali chiari non ha intenzione di abbassare la guardia.

La prospettiva fantasmagorica di una Gaza trasformata in piccola Doha, presentata da Jared Kushner a Davos, con alti grattacieli in grado di essere un’ottima punto di avvistamento sulle posizioni militari di Israele, e in cui, se Hamas mostrerà buona volontà, potrà avere un ruolo di governance, non possono che essere state considerate fantasie pericolose.

Tempo al tempo. Il “migliore amico di Israele” Donald Trump, è notoriamente suscettibile e i margini di manovra per consolidare i propri interessi al posto di quelli del Qatar, che su Trump ha un forte ascendente, sono scivolosi.

In questo momento a Israele preme soprattutto una cosa, l’indebolimento ulteriore del regime di Teheran, sul quale Trump, per ora, ha deluso molte aspettative.

Se ci sarà un attacco americano. Se il regime di Teheran dovesse cadere, cambieranno molte cose. Se.

Nell’attesa occorre ingoiare i rospi.

Torna Su