Editoriali

La filiera dell’odio e le sue conseguenze

La filiera dell’odio antisemita, ma è meglio derubricare questo termine obsoleto e coniato da un suprematista tedesco a metà Ottocento, e usare il più preciso e inequivocabile, “antiebraico”, non conosce requie.

Oggi è il turno di Sydney, in Australia, Paese tra i “virtuosi” che hanno riconosciuto l’inesistente Stato palestinese, e dove, nel 2022, la seminatrice di odio anti-israeliano, Francesca Albanese, recentemente avvistata a Doha, è stata in tour.

Due uomini armati, uno già identificato, musulmano-pakistano, hanno sparato sulla folla riunita a Bondi Beach per festeggiare Hanukkah. Il conto attuale delle vittime è di 12 morti più 29 feriti.

Sydney segue Washington, Boulder, Manchester, segue altri attentati in cui gli ebrei hanno pagato con il loro sangue o sono stati gravemente feriti per il solo fatto di essere ebrei, e di essere odiati per questo motivo, esattamente lo stesso che ha spinto i tagliagole di Hamas all’eccidio del 7 ottobre, la maggiore orgia di sangue ebraico dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Anche questa volta sentiremo dire che la colpa di tutto ciò è di Netanyahu e di Israele, ovvero degli ebrei, ovvero sentiremo utilizzare il più logoro e vieto topos antisemita, che quando gli ebrei sono vittime la colpa è loro.

Li conosciamo coloro che lo affermano, non smetteranno adesso, proseguiranno. Sono i fiancheggiatori degli assassini, scrivono su giornali, vanno in tv, partecipano a convegni e a manifestazioni. Qui in Italia le loro voci sono note: Marco Travaglio, Rula Jebreal, Alessando Di Battista, Massimo D’Alema, Giuseppe Conte, Luciano Canfora, Alessando Orsini, Moni Ovadia, altri.

Da due anni ci raccontano che Israele è un mostro, che il sionismo è come il nazismo se non peggio, che Netanyahu è come Zeljko Raznatovic, “Arkan”, che i soldati dell’IDF fanno il tiro a segno sui bambini, che addestrano cani per sbranare le donne di Gaza, che uccidono per il piacere di farlo. All’estero hanno i loro omologhi.

Francesca Albanese, la scialba relatrice ONU, è la capofila. La rete di sostegno di cui gode è vasta, e, nonostante le pesanti sanzioni americane, riesce a muoversi tranquillamente proseguendo nella sua implacabile opera di demonizzazione di Israele.

Nelle scuole, le viene consentito di catechizzare gli studenti raccontando che Isrsele è una aberrazione. Israele, lo Stato degli ebrei, l’unico esistente, degli ebrei. Questi ebrei, sempre loro, questa pestilenza. Ma certamente ci sono ebrei buoni, tutti a sinistra, come Anna Foa, Gad Lerner, Carlo Ginzburg, loro sì possono anche godere di un visto speciale, ma gli altri, quelli che non condannano Israele, che non accusano Netanyahu di crimini contro l’umanità, e Israele di sgomentevoli efferatezze, di loro cosa fare, cosa farne?

Dunque la scia di sangue, il pegno da pagare. Qui in Italia ancora no per il momento. Per il momento.

Torna Su