Di nuovo Francesca Albanese. La “nostra amatissima Albanese”, copyright di Mohammad Hannoun agli arresti con l’accusa di essere il collettore per l’Italia di Hamas.
Dovremmo dedicare una rubrica apposita a questa fine “giurista” già “avvocato” mai iscritta all’albo, la quale, durante una trasmissione televisiva, come Titina De Filippo in una delle sue interpretazioni memorabili (senza averne lontanamente la statura) ha pronunciato “De jure” con la “g”.
Dovremmo dedicare davvero una rubrica a questa propagandista goebbelisiana che ultimamente si è fatta fotografare struccata su un costoso settimanale di moda (25 euro a numero) con abiti griffati, lei pasionaria dei palestinesi.
Dovremmo dedicarle davvero una rubrica, adesso che ci ha spiegato che gli ebrei non sono mai stati il vero target dell’antisemitismo, (Hitler si è sbagliato e prima di lui Wilhem Marr che coniò il termine per designare esclusivamente gli ebrei, sosituendo Judenhass con una definizione che avesse una connotazione specificamente razziale), in quanto “semiti” sono anche gli arabi (senza sapere che “semiti” non definisce un gruppo etnico ma si riferisce esclusivamente a una famiglia linguistica), aggiungendo, non contenta, che la prova la fornisce il fatto che nei campi di sterminio nazisti, come ci ha indelebilmente raccontato Primo Levi, alcuni internati venivano chiamati “musulmani” (senza sapere che il termine dispregiativo Muselmann era una cinica metafora nata all’interno della Lagerszpracha per definire quei prigionieri che, a causa della denutrizione estrema, della debolezza e del freddo non riuscivano più a stare in posizione eretta e finivano spesso per accasciarsi o restare per ore in ginocchio, prostrati a terra con la testa in avanti, movimento che ricordava la posizione dei fedeli islamici durante la preghiera).
Dovremmo dedicare davvero una rubrica a questa propagandista di terz’ordine, non tanto per concentrarsi sulla sua persona, ma per allargare il campo e ulteriormente evidenziare quale misera temperie culturale è quella in cui viviamo, quella in cui a una simile bestiale e compiaciuta ignoranza abbinata alla deformazione spudorata della verità vengano concessi benemerenze e visibilità.