Al festival di Cannes non si può evitare di mostrare che si ha la coscienza politica a la page, ovvero quella che impone di esprimersi a favore della Palestina. È il solito copione già andato in scena a Venezia, a Hollywood, a Berlino e ovunque si adunino attori, attrici, registi e registe di grido e meno di grido, per i quali l’unico grido legittimo è quello jihadista “Palestina libera”.
Il kefiato macho Xavier Bardem lascia il posto al celebrato regista omosessuale Pedro Almodovar, in passato generatore di anticonformismo e oggi supinamente allineato allo Zeitgeist. Spilla pro Palestina di ordinanza al bavero della giacca e dichiarazione di ufficio sulla mostruosità di Putin, Netanyahu e Trump.
Altri ce ne sono e altri ne verrano, un discorso pro Palestina non si nega a nessuno, dal David di Donatello al festival del cinema del borgo.
Una volta si brandiva il pugno chiuso per la classe operaia oggi si brandisce per i “palestinesi”, quelli che, nel loro piccolo, girano film amatoriali in cui viene messo in scena dal vivo la mattanza degli ebrei.