Antisemitismo, Antisionismo e Debunking

La vergogna della consegna delle chiavi della città di Bari a Francesca Albanese

La recente decisione del Comune di Bari di consegnare le chiavi della città a Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi, suscita indignazione in ampi settori dell’opinione pubblica nazionale e internazionale. Un atto simbolico che, più che un riconoscimento istituzionale, appare come un’operazione ideologica mascherata da cerimonia civile.

Francesca Albanese è una figura nota per le sue posizioni fortemente critiche nei confronti di Israele. Accusata da tempo di utilizzare un linguaggio sbilanciato e retoricamente ostile, è stata ripetutamente contestata da organizzazioni e governi per aver utilizzato i canali delle Nazioni Unite per diffondere una narrazione giudicata unilaterale e priva di equilibrio. In più occasioni, la relatrice ha definito le azioni israeliane come crimini contro l’umanità, senza mai utilizzare la stessa severità nei confronti di Hamas, responsabile di atti di terrorismo, torture, esecuzioni sommarie e uso strumentale degli ostaggi.A causa di tutto questo lo scorso 10 luglio su iniziativa del Segretario di Stato Marco Rubio, gli Stati Uniti hanno deciso di imporre sanzioni contro Francesca Albanese. Le misure includono il congelamento di eventuali asset detenuti sul suolo americano e il divieto di ingresso negli Stati Uniti per la funzionaria e i suoi familiari. L’amministrazione Trump ha motivato la decisione accusando Albanese di portare avanti una campagna di natura politica ed economica ostile nei confronti di Washington e di Israele.

La sua presenza a Bari e l’omaggio pubblico ricevuto sollevano domande serie sul ruolo delle amministrazioni locali nel prendere posizione su questioni geopolitiche complesse e tragiche come quella israelo-palestinese. Consegnare le chiavi di una città italiana a una consulente ONU il cui operato è stato criticato persino da colleghi delle Nazioni Unite e da associazioni per i diritti umani non allineate con Tel Aviv, significa ignorare la complessità del conflitto, rifiutare il principio di equidistanza e, soprattutto, schierarsi implicitamente contro uno Stato democratico come Israele. A maggior ragione, questo gesto appare inopportuno in un momento in cui il dibattito pubblico europeo è segnato da una crescita di atti antisemiti, da manifestazioni violente e da campagne ideologiche che spesso sfociano nell’aperta legittimazione della violenza jihadista. In questo contesto, le istituzioni dovrebbero rappresentare un baluardo di equilibrio e responsabilità, non prestarsi a operazioni propagandistiche o a omaggi divisivi. Va inoltre ricordato che Francesca Albanese, oltre alle sue dichiarazioni incendiarie, è stata oggetto di contestazioni per presunti legami con ambienti militanti anti-israeliani. Diverse sue dichiarazioni pubbliche hanno suscitato polemiche, tra cui quelle in cui ha definito gli attacchi del 7 ottobre 2023 come «una risposta alla repressione», ignorando del tutto il massacro di civili, donne e bambini compiuto da Hamas.

Nel conferire le chiavi della città, il Comune di Bari ha offerto una vergognosa legittimazione politica a una figura divisiva, rinunciando a rappresentare l’intera cittadinanza in nome di una precisa agenda ideologica. Un gesto che rischia di screditare non solo l’amministrazione cittadina, ma anche l’immagine dell’Italia come paese democratico, attento al pluralismo e al rispetto del diritto internazionale. In un’epoca in cui la diplomazia è sempre più fragile, e il linguaggio della violenza rischia di prevalere su quello del dialogo, sarebbe doveroso da parte delle istituzioni locali agire con prudenza e responsabilità. Onorare chi utilizza il proprio ruolo per diffondere posizioni estreme e unilaterali non è un atto di coraggio, ma un errore politico e morale.

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