Islam e radicalismo islamico

L’Argentina incrimina Iran e Hezbollah per l’attentato all’AMIA del 1994

Lunedì 21 settembre è stato reso noto che il giudice federale argentino Daniel Rafecas ha incriminato sette iraniani e un libanese per l’attentato contro l’Associazione Mutualistica Israelita Argentina (AMIA) del 18 luglio 1994, che causò 85 morti e 151 feriti. Gli otto imputati sono tuttora latitanti e la sentenza, emessa in contumacia, apre la strada al loro processo anche se fisicamente non si trovano in Argentina.

Si tratta di individui che, all’epoca dell’attentato, ricoprivano posizioni di alto livello nel regime teocratico e negli apparati di sicurezza iraniani, oltre ad un membro dell’organizzazione terrorista libanese Hezbollah. Nel suo atto d’accusa di oltre 600 pagine, Rafecas ha attribuito a ciascuno di loro diversi gradi di responsabilità.

I soggetti incriminati sono: Ali Fallahijan (ex ministro dell’Intelligence iraniano), Ali Akbar Velayati (ex ministro degli Esteri iraniano e attuale membro del Consiglio per il Discernimento dell’Interesse del Sistema, organo consultivo della Guida Suprema), Mohsen Rezai (ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie e attuale membro del Consiglio per il Discernimento dell’Interesse del Sistema), Hadi Soleimanpour (ex ambasciatore iraniano in Argentina), Ahmad Vahidi (ex comandante della Forza Quds e attuale comandante delle Guardie Rivoluzionarie), Ahmad Reza Asghari (ex diplomatico iraniano indicato come appartenente ai servizi segreti), Mohsen Rabbani (ex addetto culturale presso l’ambasciata iraniana) e Salman Raouf Salman (membro di Hezbollah e accusato di aver coordinato la fase finale dell’attentato).

Secondo la ricostruzione, i terroristi avrebbero creato una rete di supporto con base nella zona di confine tra Argentina, Brasile e Paraguay, nota anche come “Triple Frontera”. Il 10 luglio 1994 avrebbero acquistato un furgone Renault Trafic, successivamente modificato e caricato con circa 300 chilogrammi di esplosivo. Il veicolo sarebbe stato poi utilizzato per compiere l’attentato: si sarebbe diretto verso il marciapiede antistante l’edificio dell’AMIA, nel quartiere Once di Buenos Aires, dove sarebbe stato fatto esplodere davanti all’ingresso.

Rafecas ha qualificato i fatti come omicidio aggravato e aggressione motivata da odio razziale o religioso, commessa mediante l’impiego di mezzi idonei a provocare un pericolo diffuso. Ha inoltre considerato l’attacco un crimine contro l’umanità, indicandolo anche come genocidio ai sensi del diritto internazionale. Il giudice ha inoltre disposto il sequestro di beni per un valore di 500 milioni di dollari appartenenti a ciascuno degli otto imputati, mentre ha prosciolto dalle accuse gli altri due imputati, Abdallah Salman e Hussein Mouzannar.

La sentenza non ha menzionato l’allora leader supremo dell’Iran, Ali Khamenei, né il leader di Hezbollah Imad Mughniyeh e il libanese Ali Hussein Abdallah, in quanto tutti e tre erano già deceduti. Khamenei è stato ucciso nel febbraio di quest’anno in un attacco aereo condotto da Israele e dagli Stati Uniti.

Gli attentati hanno scosso per decenni il sistema politico e giudiziario argentino, alimentando accuse secondo cui l’allora governo avrebbe tentato di insabbiare il presunto coinvolgimento dell’Iran negli attacchi.

Nel 2004, il procuratore speciale Alberto Nisman fu incaricato dalle autorità argentine di indagare sull’attentato contro l’AMIA. Nel 2015, tuttavia, Nisman fu trovato morto, poche ore prima di presentare accuse secondo le quali l’allora presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner e altri esponenti di alto livello delle istituzioni avrebbero partecipato a un’operazione di insabbiamento. Inizialmente la sua morte fu attribuita a un suicidio, ma in seguito le autorità argentine hanno stabilito che si trattò di un omicidio.

Anche l’ex presidente argentino Carlos Menem, in carica all’epoca di entrambi gli attentati, fu processato con l’accusa di aver contribuito a insabbiare l’attentato all’AMIA. Fu infine assolto e morì nel 2021.

L’ex capo dell’intelligence argentina, Hugo Anzorreguy, è stato invece condannato a quattro anni e mezzo di carcere per il suo ruolo nell’ostacolare le indagini. Anzorreguy figurava tra circa una dozzina di imputati chiamati a rispondere di diverse accuse, tra cui corruzione e intralcio alla giustizia, nell’ambito del caso. Tra loro vi era anche Juan José Galeano, l’ex giudice che aveva diretto le indagini sull’attentato. Nel 2019, Galeano è stato condannato a sei anni di carcere per occultamento e alterazione di prove.

 

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