Israele e Italia

Le posizioni del governo contro Israele e USA mettono a rischio la sicurezza nazionale

La Meloni interrompe il memorandum di difesa con Israele e riceve gli elogi di Hamas che scrive di “passo nella giusta direzione” invitando altri Paesi a seguire le stesse orme dell’Italia.

Non c’è male, dopo aver incassato l’apprezzamento dell’ambasciatore del regime iraniano a Roma, Mohammad Reza Sabouri, per le dichiarazioni del Ministro della Difesa italiano Guido Crosetto sul “carattere illegale e illegittimo dell’aggressione di Stati Uniti e Israele” e per l’annuncio del Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, di non aderire alla coalizione proposta da Donald Trump riguardo allo Stretto di Hormuz, adesso è Hamas, organizzazione islamista, classificata come terrorista da Unione Europea, Gran Bretagna, Stati Uniti e Canada ad elogiare il governo italiano.

Del resto, come dimenticare le esternazioni del medesimo ambasciatore fatte lo scorso 6 marzo, durante un’intervista su Rete 4, quando aveva lanciato un monito al governo dichiarando che l’Italia è “un paese amico”, ma avvertendo delle conseguenze qualora il governo italiano avesse permesso agli Stati Uniti di utilizzare le sue basi militari per operazioni legate al conflitto.

Un avvertimento? Una minaccia? Qualunque cosa fosse, il successivo 27 marzo le autorità italiane negavano la richiesta statunitense a un aereo di atterrare presso la base di Sigonella, in Sicilia, prima di proseguire verso il Medio Oriente.

A quel punto il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, pubblicava il seguente post su X: “Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti USA. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato”.

Peccato che le polemiche non riguardassero la “sospensione” o l’“inattività” generica delle basi e non a caso diversi quotidiani e media americani evidenziavano chiaramente il rifiuto dell’Italia nel permettere agli aerei Usa diretti in Medio Oriente di utilizzare le proprie basi.  Dal Washington Post alla CNN, da The Hill a Newsweek. Il commentatore e analista politico Guy Benson ad esempio si dichiarava “particolarmente deluso dagli italiani” durante un intervento a Fox News lo scorso 2 aprile.

I segnali di una potenziale frattura tra il governo Meloni e l’amministrazione Trump erano dunque nell’aria da tempo.

Tornando alla questione Israele, le ambiguità dell’esecutivo italiano si erano manifestate già poco dopo l’eccidio del 7 ottobre, quando il governo sospese le forniture di armi a Israele e la Meloni si vantò di avere applicato i rifornimenti in maniera più rigorosa rispetto a Francia, Germania e Gran Bretagna.

Vanno poi ad aggiungersi al quadro le varie esternazioni quanto meno inopportune di esponenti di governo, come quella del novembre 2024 del Ministro Tajani in seguito a dei razzi lanciati da Hezbollah contro una base Unifil italiana in Libano: “Hezbollah non ha alcun diritto di toccare le truppe italiane, che hanno garantito la sicurezza anche di Hezbollah ed è quindi inammissibile e inaccettabile che si spari contro il contingente italiano.”

Oppure quella dell’aprile 2024, durante il primo scontro tra Israele e Iran, quando sempre Tajani affermò: “Gli iraniani ci hanno assicurato che verranno rispettati i nostri militari italiani nell’area”. E ancora, sugli attacchi degli Houti nel Mar Rosso, il ministro degli Esteri dichiarava come gli fosse stata fatta la seguente rassicurazione: ”Verranno attaccate solo le navi che porteranno le armi a Israele”. Una esternazione a dir poco sconcertante considerato che l’Italia, assieme alla Grecia, guidava la missione Aspide a tutela del traffico marittimo nel Mar Rosso.

Per quanto concerne il ministro Crosetto, può essere utile ricordare il caso del novembre 2024, quando quattro soldati UNIFIL ghanesi vennero feriti in un attacco ad una base del Libano meridionale mentre otto razzi avevano bersagliato il quartier generale del contingente italiano a Shama. In quell’occasione Crosetto attribuì immediatamente la responsabilità dell’attacco a Israele. Poco dopo il Ministro veniva però smentito da una fonte del Ministero della Difesa la quale affermava che Crosetto “non aveva le informazioni corrette” al momento del suo intervento. In seguito, come riferito dal Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, emerse che i missili erano stati lanciati da Hezbollah.

Nell’ottobre 2024 due caschi blu indonesiani rimasero leggermente feriti dal fuoco israeliano e Crosetto, accusò immediatamente Israele affermando che gli attacchi “potevano costituire crimini di guerra”, e chiese spiegazioni perché “non si è trattato di un errore”. Il Ministro aggiunse inoltre che “l’Italia non prende ordini da Israele”.

Insomma, che all’interno del governo Meloni ci fossero dei problemi con Israele era già evidente da tempo.

Il Ministro della Difesa ha del resto riconfermato le posizioni del governo durante l’intervento alla Camera per illustrare la situazione del conflitto in Iran scoppiato lo scorso 28 febbraio, quando aveva accusato USA e Israele di avere agito al di fuori delle regole del diritto internazionale, come riportato da Ansa:

“Certo che è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale…L’attacco israeliano è partito nel momento in cui la posizione di Khamenei è diventata nota, è una guerra che è partita all’insaputa del mondo e che ora ci si trova a gestire – ha aggiunto – Il problema nostro è gestire le conseguenze di una crisi che è esplosa e che non abbiamo voluto”.

Le posizioni della Meloni e i rischi per la sicurezza nazionale

Le forti tensioni con gli Stati Uniti e la sospensione del memorandum con Israele recano tra l’altro danno prevalentemente all’Italia sul piano della sicurezza nazionale. Come già evidenziato infatti da Israele, la sospensione non ha alcun effetto sulla difesa dello Stato ebraico.

Lo ha ben illustrato da Ashkan Rostami , membro fondatore dell’Institute for a New Middle East: “Il mancato rinnovo dell’accordo con Israele ha un effetto concreto: riduce l’accesso italiano a tecnologie, cooperazione industriale e capacità operative condivise…Parliamo di un memorandum che, dal 2003, ha strutturato una cooperazione concreta su sviluppo tecnologico militare, sistemi di difesa avanzati e interoperabilità operativa tra due Paesi alleati”.

Rostami evidenzia poi che “nel contesto attuale, sostenere gli Stati Uniti contro il regime islamico in Iran e sostenere il popolo iraniano nella sua opposizione interna non è solo una posizione morale, ma una scelta strategica di lungo periodo. Ciò in quanto un Iran libero e democratico rappresenterebbe un partner economico e politico naturale per l’Italia, un pilastro di stabilità regionale, un’opportunità di cooperazione energetica e industriale. Chi si posiziona oggi, costruisce relazioni domani. L’ambiguità invece, non crea spazio diplomatico. Crea irrilevanza. Ci si aspettano dunque decisioni chiare e strategiche dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni”.

Purtroppo per l’Italia, il governo Meloni sembra più preoccupato per i rigurgiti populisti anti-Israele e anti-Stati Uniti (sia da sinistra che da destra) in particolare dopo la batosta referendaria in parte condizionata dai “pro-Pal”, al punto da perdere la bussola su questioni fondamentali legate a strategia difensiva e geopolitica, dimenticando quali sono gli alleati e quali invece i regimi ostili che massacrano le proprie popolazioni.

E’ paradossale come il governo guidato dalla Meloni affermi di volere contrastare l’estremismo islamista sul piano interno quando nel contempo fa di tutto per non innervosire un regime che è il principale esportatore di estremismo e terrorismo a livello globale a fianco della Fratellanza Musulmana.

E’ bene ricordare che in Italia, le Guardie Rivoluzionarie e Hezbollah non sono ancora classificate come organizzazioni terroriste, aspetto su cui ponderare. Le ragioni per le quali l’Italia sia così avversa a contrastare l’Iran e la sua presenza in Libano andrebbero certamente approfondite in appropriata sede.

Certo è che se il regime khomeinista dovesse ad un certo punto cadere, l’Italia si ritroverà con un pugno di mosche in mano, con la credibilità fortemente ridimensionata e dimostrando di non avere avuto lungimiranza sul piano geopolitico-strategico.

Ricevere le lodi di Hamas e del regime khomeinista, come già vistosi con il governo Sanchez in Spagna non è esattamente quello che ci si aspetta da un governo di centro-destra che dovrebbe invece avere posizioni atlantiste e filo-occidentali.

È un segnale di estremo disagio proveniente dall’interno di una coalizione evidentemente non compatta sulla politica estera e che avrà ripercussioni anche alle prossime elezioni.

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