Forse c’è chi si sorprenderà dell’annuncio dato da Giorgia Meloni nella cornice gaudiosa di Vinitaly di Verona, che l’accordo di Difesa dell’Italia con Israele è stato sospeso. Chi si sorprenderà forse ha dimenticato come la stessa premier, in più di una dichiarazione parlamentare, ha ribadito il blocco del rilascio di nuove licenze per l’esportazione di armamenti dall’Italia verso lo Stato ebraico subito dopo l’aggressione subita da Israele da parte di Hamas il 7 ottobre 2023, rivendicando che l’Italia avesse applicato standard assai più restrittivi rispetto a Paesi come la Germania e il Regno Unito. Chi si sorprenderà forse ha altresì dimenticato che Giorgia Meloni, in più di una occasione ufficiale, e in particolare dal podio dell’ONU nel settembre del 2025, ha accusato Israele di essere andato “oltre il principio di proporzionalità” a Gaza. Forse i sorpresi si sono altresì dimenticati delle dichiarazioni analoghe dei ministri Crosetto e Tajani.
Non c’è dunque da sorprendersi oltremodo per questa dichiarazione che segue ciò che l’ha preceduta, coerentemente, da parte di questo governo amico di Israele. Certamente il memorandum di intesa che regolamenta lo scambio di materiale militare, l’addestramento congiunto delle forze armate e la cooperazione nel settore tecnologico, non avrà particolari ricadute pratiche sulla difesa concreta di Israele ma ha, sicuramente, un significato simbolico, soprattutto nel giorno in cui in Israele si commemorano i morti della Shoah, uccisi perché ebrei, in quanto ebrei dai nazifascisti, esattamente come i trucidati da Hamas il 7 ottobre o come tutti quelli che l’Iran vorrebbe togliere di mezzo in un colpo solo, estirpando dal Medioriente lo Stato ebraico se avesse i mezzi atomici per poterlo fare. Giulivamente, Meloni, tra un’ombrina e un brunello di Montalcino, fieramente nel campo occidentale, fieramente dalla parte dell’Ucraina, ci ricorda che stare a fianco di Israele sia squisitamente un fatto ornamentale quando Israele inizia troppo ad essere di ingombro.
Questo articolo è apparso anche su Il Riformista