Editoriali

L’Iran, minaccia globale da neutralizzare

“Parigi, Berlino, Roma, sono tutte a portata di tiro” ha dichiarato il Comando capo dell’IDF, Eyal Zamir in seguito al lancio di un missile balistico iraniano contro la base anglo-americana Diego Garcia, nell’Oceano Indiano.

l’Iran, per bocca del suo attuale ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, aveva assicurato che la gittata dei missili balistici iraniani non andava oltre i 2000 chilometri. Ovviamente era una menzogna, così come è sempre stata una menzogna che l’uranio arricchito servisse solo a scopo civile.

Durante l’ultimo round negoziale tra Stato Uniti e Iran, prima dello scoppio della guerra, lo stesso Araghchi, ha spavaldamente urlato in faccia a Steve Witkoff, il delegato per il Medioriente dell’Amministrazione Trump, che con una scorta di 450 chilogrammi di uranio, l’Iran era in grado di fabbricare 11 bombe atomiche.

Sulla guerra in corso (più che una guerra vera e propria, mancando gli eserciti che si confrontano, una operazione di polizia, come l’ha definita Daniel Pipeshttps://www.linformale.eu/operazione-di-polizia-contro-un-regime-criminale-intervista-a-daniel-pipes/), si sono già sprecati fiumi di inchiostro. Sui suoi obiettivi, sul suo esito, sul fatto che Trump si troverebbe in un cul de sac, sul fatto che per gli Usa sarà una disfatta (molti eserciti si fregherebbero le mani per avere una disfatta con 8000 obiettivi militari del nemico colpiti , 130 navi della marina militare affondate e l’aviazione azzerata).

Resta il fatto incontrovertibile che un regime che massacra a sangue freddo migliaia di suoi concittadini scesi in piazza e che dal 1979 in poi fomenta il terrorismo regionale, è non solo quello (Argentina, Bulgaria), si estende capillarmente in Libano, Siria (ora non più), Iraq, Yemen, sponsorizza Hamas,  che ha ucciso in azioni terroristiche il maggiore numero di militari americani dalla fine della Seconda guerra mondiale ad oggi, non può essere dotato di missili balistici intercontinentali né di bombe atomiche.

Questo, al netto di ogni altra considerazione, afferma il minimo sindacale consentito della razionalità. L’Iran non è un problema regionale (come insegna da solo il ruolo che è in grado di esercitare sullo Stretto di Hormuz).

Necessaria è dunque questa guerra o come si voglia definirla, con l’auspicio che si vada fino in fondo.

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