Nella serata di giovedì, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia riconoscerà lo Stato palestinese alla prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite prevista per settembre a New York: “Fedele al suo impegno storico per una pace giusta e duratura in Medio Oriente, ho deciso che la Francia riconoscerà lo Stato di Palestina”.
Durissima su X la risposta del Segretario di Stato americano, Marco Rubio:
“Questa decisione sconsiderata non fa che alimentare la propaganda di Hamas e ostacola la pace. E’ uno schiaffo in faccia alle vittime del 7 ottobre.”
Intanto anche Gran Bretagna, Germania, Canada e Italia frenano, con il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, che ricorda come anche i palestinesi debbano riconoscere lo Stato di Israele:
“L’Italia è per la soluzione due popoli e due Stati ma il riconoscimento del nuovo stato palestinese deve avvenire in contemporanea con il riconoscimento da parte loro dello Stato di Israele”.
Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, dal canto suo ha cercato di sostenere la decisione di Macron affermando che ”Hamas ha sempre rifiutato la soluzione a due Stati, dunque, riconoscendo la Palestina, la Francia da torto ad un movimento terrorista e ragione al campo della pace contro quello della guerra”.
In ausilio a Macron è arrivato anche Ofer Bronchtein, consigliere speciale di Macron per gli affari israelo-palestinesi il quale, in un’intervista radiofonica all’emittente pubblica israeliana Kan, ha dichiarato che “se ci fosse stata una sovranità palestinese, il 7 ottobre non sarebbe successo perché la sovranità è responsabilità”.
Bronchtein sembra però non tener conto del fatto che Hamas è sovranità palestinese su Gaza in quanto eletta dai palestinesi nel 2006. Poco importa se poi l’organizzazione terrorista non ha più indetto elezioni.
Barrot invece dimentica che a inizio giugno 2025, il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas, ha elogiato l’attacco di Hamas del 7 ottobre, definendolo un raggiungimento di “obiettivi importanti”, esaltando come Hamas avesse messo in crisi Israele e confutato l’infallibilità dell’IDF e dell’intelligence. Nessun riferimento alle vittime civili e agli ostaggi.
Inoltre, come illustrato in un report dell’Israel Defense and Security Forum (IDSF), alti funzionari dell’Autorità Nazionale Palestinese e di Fatah hanno apertamente elogiato il massacro e chiesto di replicarlo nei territori. Uno dei possibili successori di Mahmoud Abbas, il Segretario del Comitato Centrale di Fatah Jibril Rajoub, ha commentato il 7 ottobre definendolo una “guerra difensiva piena di epicità ed eroismo che il popolo palestinese combatte da 75 anni” e ha accusato Israele di “terrorismo” e “neo-nazismo” durante un’intervista al canale televisivo egiziano MBC.
Il report dell’IDSF ha inoltre evidenziato che i terroristi delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa (ala militare di Fatah) hanno partecipato al massacro e lo hanno pubblicizzato sui propri canali ufficiali.
Il riconoscimento unilaterale di un cosiddetto “stato palestinese” da parte della Francia andrebbe a premiare Hamas e il più grande pogrom contro gli ebrei dai tempi della Shoah, creando l’impressione che il terrorismo abbia avuto successo laddove decenni di sforzi diplomatici non hanno prodotto risultati. Sarebbe una celebrazione del terrorismo palestinese.
Macron incoraggerebbe così ulteriori azioni terroristiche non soltanto contro Israele, ma contro qualsiasi altro target occidentale e non soltanto da parte di Hamas, ma per mano di altri gruppi jihadisti. Il messaggio sarebbe chiaro: il terrorismo funziona, si può alzare il tiro.
La Francia verrebbe inoltre percepita come debole, incapace di far fronte alle pressioni degli islamisti e questo è l’errore più grande che si possa fare nella lotta al terrorismo, in particolare in seguito al report del Ministero degli Interni francese sull’infiltrazione islamista nel Paese, finito nelle mani dei media a giugno 2025; documento che ha fornito una panoramica estremamente preoccupante sulla situazione. Non è certo un caso che Macron si sia infuriato tantissimo con i suoi ministri per la diffusione del report.
Gli islamisti non si devono toccare, servono voti in un momento in cui il presidente francese è in crisi nera. Secondo il barometro IFOP/JDD di luglio, Emmanuel Macron e François Bayrou formano la coppia presidenziale meno popolare dalla nascita della Quinta Repubblica. Il presidente ha un indice di gradimento di appena il 19%, mentre quello del primo ministro ha toccato il minimo storico di appena il 18%.
L’altissimo tasso di disoccupazione, il costo della vita alle stelle, il dilagare della criminalità e dell’immigrazione clandestina, le periferie fuori controllo, hanno trascinato il “macronismo” ai minimi storici mentre la destra avanza. Ecco dunque che Macron corre a cercare i voti dei musulmani e dell’estrema sinistra “antisionista” (e antisemita).
Sul piano internazionale, un riconoscimento unilaterale della Palestina da parte della Francia non solo minerebbe l’unità e la sua credibilità europea in politica estera, ma creerebbe anche una spaccatura con gli Stati Uniti, danneggiando l’alleanza transatlantica in un momento di incertezza globale in cui è invece necessaria una forte coesione per affrontare la Russia, la Cina e la minaccia iraniana.
Per quanto riguarda la sicurezza interna, una tale mossa alimenterebbe ulteriormente il già dilagante antisemitismo nel Paese, mettendo ulteriormente a rischio non soltanto gli ebrei ma anche tutti coloro che vengono considerati dagli estremisti come “amici” di Israele. E’ bene inoltre non dimenticare che la Francia ha bisogno del supporto dell’intelligence israeliana nella lotta al jihadismo e tale meccanismo potrebbe incepparsi.
In sunto, sarebbe un incoraggiamento senza precedenti all’azione terrorista, percepita come efficace per ottenere obiettivi politici, sia sul piano internazionale che interno. La Francia stessa rischierebbe di essere trascinata in un vortice di violenza per una manciata di voti, ma evidentemente a Macron non interessa.