Ebraismo

Pesach: Il diritto-dovere di libertà è sacro

Sacro, dunque originario, inalienabile, radicale.

Il mondo ebraico sta vivendo i giorni di Pesach, memoria della persecuzione e della liberazione, festa della libertà (Cherut), condanna della schiavitù, splendore di verità. Pasqua, invenzione ebraica, ci ricorda Rav Riccardo Di Segni, matrice di tutte le Pasque.

Erba amara per gli Ebrei in Eretz Israel, sotto il tiro dei persecutori di turno, nelle camere blindate (maman) e nei rifugi. Ma con fierezza identitaria rinnovata, amore per la libertà e cultura della vita contro l’incultura del trionfo della morte, tenacia irremovibile per la propria indipendenza, afflato solidale per la libertà dei popoli vicini e del mondo intero. La concomitante Pasqua cristiana viene funestata dal sangue di stragi orrende di cristiani per mano degli stessi assassini disumani, i nazi-islamisti che pianificano un nuovo sterminio degli ebrei.

Negli stessi giorni la patria ebraica è impegnata con grande coraggio, in alleanza temporanea con gli Stati Uniti, a smantellare l’ordine criminale e diabolico, di spietata ferocia e dismisura disumana, dei pasdaran-ayatollah che occupano il territorio dell’Iran e ne massacrano il popolo. L’azione israelo-americana ottiene la benedizione e il plauso del popolo dell’Iran e la gratitudine degli uomini liberi. Insieme alla maledizione e all’odio mortale selvaggio, straripante di masse antisemite, di strutture cannibaliche del terrore e di tirannie assassine. Con l’indifferenza e la complicità di democrazie codarde che rinnegano se stesse, che si riducono a un miserabile calcolo economico, a una tirchieria bottegaia, che si sottomettono impotenti al ricatto di potenze totalitarie aggressive.

Il toccante articolo di Deborah Fait, pieno di sentimento ebraico e fierezza sionista, ricorda agli smarriti e ai perplessi che Israele, vero miracolo nella contabilità delle nazioni, esprime e irradia “felicità” nel senso di una profonda fiducia nella vita e certezza delle proprie ragioni, radici, scopi, proiezione al futuro. Certo non si tratta della “felicità” del senso comune (precaria, fragile, impossibile come nei versi di Eugenio Montale – “Felicità raggiunta, si cammina/ per te su fil di lama./ Agli occhi sei barlume che vacilla,/ al piede, teso ghiaccio che s’incrina;/ e dunque non ti tocchi chi più t’ama.”) ma del diritto civile alla ricerca della felicità, come sancita dalla Costituzione federale degli Stati Uniti non a caso ispirata al modello pattizio dell’antico Israele; della psicologia sociale e personale degli ebrei della Terra di Israele, della loro “natalità” (H. Arendt) demografica, ideativa, progettuale, innovativa. Che spiega la loro serenità, fermezza, calma operosa, sorriso con i quali rispondono a nemici implacabili che, pur di distruggere patria e popolo ebraico, sono capaci di distruggere se stessi.

Gli attacchi aerei della difesa preventiva israelo-americana sulle strutture terroriste sterminatrici degli occupanti dell’Iran vengono salutati dalle finestre e dai tetti da iraniani esultanti in rivolta. Mentre popoli e stati arabi aggrediti dall’Iran convergono con Israele e tendono ad allearsi contro il comune pericolo, aprendo prospettive di nuovi Accordi di Abramo.

Dallo sterminato tesoro della saggezza ebraica, scegliamo la splendida parola di uno dei più grandi maestri dell’Ebraismo contemporaneo, Andrè Neher (1914-1988):

“…straordinario valore del rito, che è il ritmo della nostra vita, il simbolo della nostra unità, il segno visibile della nostra armonia. Perché il rito ebraico, complesso e multiforme, vario quanto la vita stessa, obbliga a prendere coscienza del fatto che tutto quello che facciamo ha un valore, che niente è privo di importanza. La vita dell’uomo, o, più esattamente, la vita degli uomini, poiché l’uomo è per essenza chiamato a vivere in società, è un groviglio inestricabile di azioni e reazioni che lasciano tracce, ci impegnano, anche le più minute. Tutto ci condiziona, e noi condizioniamo tutto.

Questa grandiosa ma terrificante responsabilità, che la psicanalisi fa toccare con mano, il rito ebraico lo ha esplorato fin nell’abisso dell’anima, e precisamente per far misurare all’uomo la sua schiacciante responsabilità e dargli, nello stesso tempo, i mezzi per affrontarla. Una delle più esaltanti affermazioni della fede ebraica è che l’uomo ha potere sul mondo. Non è solo Dio che regge l’universo e la storia: il destino dell’umanità è una partita che si gioca in due. Dio e l’uomo vi sono impegnati: INSIEME, in virtù di un’alleanza sigillata da Dio con un popolo particolare, il popolo di Israele.”

Ecco la natura pattizia del Patto divino-umano.

“Il male spezza lo stesso trono di Dio – scrive Neher – il male compiuto dall’uomo è un attacco a Dio. Già Maimonide aveva riconosciuto nel libero arbitrio la chiave dell’intero edificio della teologia ebraica.

La grande sfida divina, il suo disegno nella Creazione, è che la libertà diviene la legge fisica dell’uomo. Nel cosmo, dove ogni creatura possiede la sua legge e non può seguire o ottenerne altra che la sua, ‘l’uomo ha per legge d’essere libero’: egli costituisce, nell’infinito paesaggio della Creazione, la ‘riserva di libertà’”.

Queste perle spirituali stanno in un mirabile libro quasi sconosciuto, non tradotto in italiano: “L’identité juive”, Seghers 1989. Dove si chiarifica che il sionismo non è solo quel grande, nobile movimento politico, culturale, identitario, spirituale sorto nell’Ottocento, ma è una trama di fondo dell’intera esistenza e fede ebraica. L’intera Torah è attraversata da motivi e aspirazioni sioniste. Per Neher, il sionismo è “la dimensione ebraica dello spazio”. I comportamenti tipici ebraici sono fondati su questo pilastro :

“Per il giudaismo, Erètz Israel non è solo un elemento d’una geografia sacra, ma qualcosa di molto più intenso e misterioso, che mette in causa l’esistenza dell’uomo ebreo e la storia del popolo ebraico nei loro aspetti più decisivi.”

Per Neher, come per l’intera tradizione ebraica, la Terra di Israele è il contratto matrimoniale di Dio e di Israele.

“Nathan Birnbaum, l’inventore del termine ‘sionismo’, aveva offerto la testimonianza di una grandiosa avventura nel cammino da un materialismo convinto, attraverso il sionismo agnostico, fino all’ortodossia religiosa, la più scrupolosa ed esigente.”

Proprio l’eccellenza dell’azione etica del sionismo, fondamento incrollabile dell’esistenza ebraica attuale, ha contribuito a generare il suo opposto: un antisionismo permanente con eruzioni feroci, apocalittiche, nichiliste, oscurantiste, di abissale disumanità genocida, integrato con l’odio antisemita di sempre.

Di generazione in generazione, gli ebrei nella festa di Pesach rinnovano il Patto con Dio. I saggi insegnano che si è veramente liberi solo con l’accettazione della Torah : non solo con lo studio ma con la realizzazione dei precetti della Torah, tramite cui l’uomo si libera dalla più dura delle schiavitù, vale a dire la schiavitù della natura, delle pulsioni, degli istinti, dei desideri e degli interessi, che sono nell’ordine naturale. Il significato profondo dell’uscita dalla schiavitù d’Egitto sta nel dono della possibilità offerta al popolo di Israele di accogliere su di sé l’obbligo della legge divina.

Ogni anno a Pesach gli ebrei giurano di essere e restare uomini liberi (Bené Chorim), avversi a idolatria, male totalitario, terrore. Da qui la potenza etica dell’esistenza ebraica che attraversa secoli di persecuzioni e stragi, che fa vivere con sacre regole di condotta, che rende il suo popolo indomabile, inassimilabile, originale, fedele ai suoi valori particolari e alla sua diversità, carica di un messaggio universale di convivenza, pace, giustizia, libertà.

Intensità di luce in un mondo oscuro, che in larga parte resta fatto di faraoni e di schiavi.

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