Israele e Hamas

Una condanna delle perversioni di Hamas

È stato pubblicato ieri l’attesissimo rapporto del Dinah Project, con sede in Israele, sull’uso della violenza sessuale da parte di Hamas durante e dopo il 7 ottobre. Dinah è un gruppo di esperti legali che ha integrato le testimonianze degli ostaggi rilasciati nel più ampio dibattito sulla strategia terroristica di Hamas.

La lettura del rapporto è difficile, soprattutto sapendo che a Gaza ci sono ancora ostaggi che potrebbero essere sottoposti alle torture descritte.

C’è, tuttavia, un equivoco sullo scopo del rapporto. I negazionisti online dello stupro pro-Hamas  sembrano pensare che miri a convincerli. Allo stesso modo, Francesca Albanese, frodatrice antisemita delle Nazioni Unite e giramondo, ha cercato di metterne in dubbio il contenuto prima ancora di leggerlo, ma d’altronde nessuno si aspetta l’improvvisa comparsa di un qualche briciolo di decenza finora sconosciuto nella distorta visione del mondo della Albanese.

La frase della Albanese è particolarmente significativa: “Come possiamo collegare questo rapporto a ciò che Israele sta facendo da 20 mesi?” In altre parole, non dovremmo parlare affatto di Hamas.

I negazionisti deglu stupri di Hamas si dividono in due categorie: quelli che si rifiutano di credere a qualsiasi cosa negativa su Hamas e quelli a cui non importa cosa faccia Hamas. Albanese appartiene alla seconda categoria, ma ha una casa vacanze nella prima.

La chiave degli sforzi del Progetto Dinah in questo caso è l’inclusione di un argomento legale proattivo, che gli autori riassumono in questo modo:

“Il rapporto introduce un quadro dottrinale per stabilire la responsabilità penale nel contesto di attacchi di massa motivati ​​da intenti genocidi. Quando gli individui si uniscono a un attacco coordinato, ideologicamente motivato e mirato alla distruzione e alla disumanizzazione, si assumono la responsabilità dell’intera gamma di atrocità commesse nell’ambito di tale attacco, anche se non hanno commesso personalmente ogni singolo atto o non erano a conoscenza della sua commissione da parte di un corresponsabile”.

“Questo quadro non abbassa gli standard della responsabilità penale, ma piuttosto adatta le dottrine giuridiche consolidate di responsabilità congiunta e derivativa al contesto particolare delle atrocità di massa, in cui gli approcci tradizionali non riuscirebbero a garantire giustizia”.

Quindi, in fondo, non si tratta di convincere qualcuno, ma di dare la colpa a quei bastardi.

La questione della colpevolezza legale durante le violenze di massa è spinosa. Ma la campagna di violenza sessuale di Hamas non si limita allo stupro. C’era e c’è un elemento di ossessione sessuale nella follia omicida di Hamas del 7 ottobre e nel trattamento degli ostaggi israeliani da allora. Legare donne assassinate nude a un albero, ad esempio, fa parte della perversione intrinseca di Hamas. Lo stesso vale per il mutilare gli organi sessuali delle vittime prima o dopo l’omicidio. Così come per l’inserimento di oggetti nelle parti intime delle vittime. (I difensori di Hamas cercherebbero davvero di sostenere che violare donne già morte non conta?) Così come costringere minorenni a sfilare nude davanti ai loro rapitori. E altri atti simili.

Il punto è che è impossibile separare le motivazioni di Hamas dalla sua ossessione sessuale psicopatica per le proprie vittime. Tutte le perversioni disumanizzanti di Hamas sono parte integrante degli attacchi, intrinseche alla strategia e agli obiettivi del gruppo terroristico.

Ecco cos’è Hamas.

Pertanto, sostiene il rapporto, la rete di responsabilità legale può essere estesa in modo ampio:

“Per quanto riguarda la questione dell’attribuzione di responsabilità ai terroristi che hanno partecipato all’attacco del 7 ottobre, proponiamo una prospettiva più ampia, basata sull’affermazione che la decisione consapevole di unirsi a un’orda violenta priva di qualsiasi controllo morale è, di per sé, sufficiente ad attribuire la responsabilità all’individuo, in considerazione dell’insieme complessivo dei crimini commessi da quell’orda. Inoltre, i crimini commessi dall’orda sono coerenti con l’ideologia e l’indottrinamento a cui ciascuno degli individui che compongono quell’orda è stato esposto e da cui è stato influenzato”.

Da lì, il rapporto affronta la responsabilità individuale per azioni collettive e altri concetti giuridici con cui gli avvocati dovranno senza dubbio confrontarsi nei prossimi mesi e anni. Ma il punto cruciale è questo: coloro che hanno preso parte agli attacchi del 7 ottobre dovrebbero essere perseguiti per la loro colpevolezza nella più ampia campagna di violenza sessuale, e le Nazioni Unite dovrebbero includere Hamas nella lista delle entità note per l’uso della violenza sessuale come arma di guerra.

Questo approccio avrebbe il vantaggio di svergognare a dovere i sostenitori di Hamas, in quanto persone che sostengono un’entità organizzata attorno al desiderio di commettere i crimini orribili sopra menzionati. Non c’è ovviamente alcun risvolto accusatorio in questo: chi vuole andare in TV a sostegno di Hamas, è libero di farlo. Ma per il bene dei posteri, cerchiamo di essere chiari su chi e cosa sostengono realmente.

https://www.commentary.org/seth-mandel/dinah-report/

Traduzione di Niram Ferretti

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