Eccoci dunque all’intesa, o al memorandum di intesa ma forse che sì, forse che no. Intesa a cui Israele non ha partecipato. D’altronde, Trump è stato esplicito, “Bibi fa quello che gli dico io”, alla faccia dei Lucio Caracciolo e company per i quali la Casa Bianca sarebbe eterodiretta da Israele.
Sembra concludersi l’estenuante suk negoziale tra Stati Uniti e Iran con l’apertura immediata dello Stretto di Hormuz e tante promesse per il futuro riguardo l’uranio arricchito e i missili balistici. Time will tell. Intanto Trump può millantare una grande vittoria negoziale. Nella sua immaginazione l’Iran ha capitolato, ha dovuto subire una catastrofica umiliazione e gli Stati Uniti escono con la schiena diritta. In realtà, al di là delle proiezioni oniriche di Trump, si tratta di una umiliazione senza precedenti.
Non solo l’Iran non ha capitolato, non solo il regime, per quanto ammaccato, è sopravvissuto, non solo ha costretto gli Usa, frettolosi di trovare un accordo, a sedersi al tavolo dei negoziati per concordare una intesa che è più a salvaguardia delle esigenze interne di Trump che di qualsiasi altro fattore, non solo ha dimostrato di potere tenere testa militarmente alla più grande potenza militare del pianeta, ma ha ottenuto anche che fosse il Qatar, sempre il Qatar, grande lobbista e con i piedi in molte scarpe, il Qatar che ha giurato fedeltà alla Fratellanza Musulmana e ha sponsorizzato Hamas per anni, il Qatar che ha salvato Stevn Witkoff dalla bancarotta e a cui dopo che Israele aveva violato la sua sovranità con il fallito assassination attempt di Doha, ha ottenuto da Trump la protezione massima, a fare da mediatore per questo ultimo round.
L’intesa, da cui Israele è stato estromesso, dovrebbe salvaguardare anche Hezbollah principale proxy iraniano: non più attacchi in Libano e l’abbandono da parte dell’IDF delle postazioni già conquistate.
Netanyahu, ormai trasformato da Trump in un suo impiegato, lo ha perfino ringraziato per l’impegno profuso. Fantozzi non avrebbe potuto fare meglio.