Interviste

“L’Amministrazione Trump sta favorendo il jihad globale”: Intervista a Robert Spencer

Robert Spencer, direttore di Jihad Watch e tra i maggiori esperti internazionali di Islam e jihadismo, è un interlocutore abituale de L’Informale.

In passato ha tenuto seminari su questi temi per l’FBI, il Comando centrale e il Comando dell’esercito degli Stati Uniti, il Joint Forces Staff College, l’Asymmetric Warfare Group, la Joint Terrorism Task Force (JTTF), l’Anti-Terrorism Advisory Council del Dipartimento di Giustizia e l’intera comunità di intelligence americana.

Ha inoltre approfondito i temi del jihad e del terrorismo in un seminario co-sponsorizzato dal Dipartimento di Stato americano e dal Ministero degli Esteri tedesco. È senior fellow del Center for Security Policy. Per il suo lavoro ha ricevuto il sostegno e la stima di importanti figure internazionali: Oriana Fallaci lo definì «il mio compagno d’armi, il mio amico», Geert Wilders lo ha chiamato «un eroe dei nostri tempi» e attestati di ammirazione sono giunti anche da Daniel Pipes, Ayaan Hirsi Ali e Bat Ye’or.

Insieme al giornalista Daniel Greenfield, ha scritto un opuscolo intitolato Why We’re At War With Iran. Potrebbe spiegarci perché il regime iraniano rappresenta una minaccia globale?

Sia l’Ayatollah Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica, sia il suo successore, l’Ayatollah Khamenei, hanno chiarito fin dall’inizio che la Rivoluzione islamica in Iran doveva fungere da modello per l’islamizzazione del mondo intero. Era un progetto da esportare ovunque, ed è esattamente ciò che Teheran ha cercato di fare: finanziando Hamas e Hezbollah e costruendo la cosiddetta «Mezzaluna sciita» — che in passato univa questi gruppi al regime di Assad in Siria, agli Houthi in Yemen e al governo sciita di Baghdad. La Repubblica Islamica ha collaborato persino con il Venezuela e con il partito di sinistra Podemos in Spagna. Continuerà questa espansione globale finché ne avrà la possibilità.

L’accordo quadro raggiunto tra Stati Uniti e Iran sembra rappresentare una sconfitta per Israele. Qual è la sua valutazione in merito? Sono previste garanzie sufficienti a impedire a Teheran di sviluppare l’arma nucleare?

L’accordo è un disastro. Rigenera la Repubblica Islamica e le garantisce un flusso di denaro che va ben oltre le più rosee aspettative di Barack Obama; fondi che verranno utilizzati per rilanciare la jihad contro gli Stati Uniti e Israele. Non offre alcuna garanzia reale sul blocco del programma nucleare rispetto a quante ne prevedesse il precedente accordo di Obama.

A fronte della debolezza europea e del suo rifiuto ideologico di ricorrere alla forza, fin dal suo insediamento l’attuale amministrazione Trump ha cercato freneticamente un accordo, prima con Hamas a Gaza e poi con gli ayatollah in Iran. Come si spiega questa incapacità di comprendere la natura jihadista di queste entità e la loro conseguente incompatibilità con qualsiasi accordo stabile?

È estremamente sconcertante. Nel 2016, Trump tenne un importante discorso in cui spiegava come avrebbe combattuto il jihad. Tutto questo sembra ora svanito nel nulla, apparentemente sotto l’influenza del Qatar. Trump è così facilmente corruttibile? O è stato bersaglio di un’operazione di pressione e propaganda? O entrambe le cose? Al momento non abbiamo una risposta chiara, ma il risultato è evidente: l’amministrazione Trump sta favorendo il jihad globale più di quanto abbiano mai fatto Obama o il vecchio Joe Biden.

In seguito all’eccidio del 7 ottobre, abbiamo assistito in Occidente a un allineamento ideologico tra i movimenti di estrema sinistra e le fazioni islamiste. Come analizza questa convergenza politica e quali ritiene saranno le sue conseguenze a lungo termine per le democrazie occidentali?

La sinistra corteggia l’Islam perché odia l’Occidente. Odia la civiltà giudeo-cristiana e, di conseguenza, si allea con il suo storico avversario. L’obiettivo della sinistra è distruggere le società libere per instaurare un mega-stato socialista e autoritario; in questo vede nell’Islam un alleato naturale, dato che anche quest’ultimo auspica un mega-stato autoritario basato sulla Sharia. Entrambi i fronti odiano il dissenso e negano la libertà di parola. I progressisti s’illudono di poter controllare e domare l’Islam una volta sconfitto l’Occidente, ma li attende una brutta sorpresa.

Può illustrare quali sono i testi e gli elementi dottrinali che gli jihadisti utilizzano maggiormente per giustificare l’odio antiebraico? Esistono differenze a questo riguardo tra sunniti e sciiti?

Su questo punto non c’è alcuna differenza tra sunniti e sciiti. Gli Hadith usano gli ebrei come capro espiatorio e li demonizzano, accusandoli di aver ucciso Maometto, di complottare contro i musulmani e molto altro. Il Corano non è da meno. Nel testo gli ebrei sono definiti i più acerrimi nemici dei musulmani (5:82); sono accusati di falsificare le scritture attribuendole ad Allah (2:79; 3:75, 3:181), di affermare che il potere di Allah sia limitato (5:64), di amare le menzogne (5:41) e di disobbedire costantemente ai Suoi comandamenti (5:13). Vengono descritti come litigiosi e indecisi (2:247), inclini a nascondere la verità e a ingannare il prossimo (3:78), ribelli contro i profeti (2:55) e ipocriti (2:14, 2:44). Il testo sostiene che antepongano i propri interessi agli insegnamenti di Maometto (2:87), che augurino il male agli altri (2:109) e che si Cruccino per la felicità altrui (3:120). Li accusa di superbia per considerarsi il popolo eletto (5:18), di depredare le ricchezze altrui con l’inganno (4:161), di calunniare la vera religione (4:46), di aver ucciso i profeti (2:61) e di essere spietati (2:74). E ancora: di non mantenere mai le promesse (2:100), di peccare senza freni (5:79), di essere codardi (59:13-14) e avari (4:53). Si menziona persino la loro trasformazione in scimmie e maiali per aver violato il sabato (2:63-65; 5:59-60; 7:166). Il Corano conclude che sono sotto la maledizione di Allah (9:30) e che i musulmani devono muovere loro guerra fino a sottometterli all’egemonia islamica (9:29).

Se l’ideologia jihadista è intrinsecamente legata a una specifica interpretazione dei testi sacri, quale ritiene debba essere la strategia fondamentale per sconfiggerla?

Bisogna prima di tutto sensibilizzare i non musulmani su questo tema. Al contempo, occorre chiarire ai musulmani che vivono in Occidente che determinati comportamenti non sono tollerati: sono liberi di praticare la propria religione, ma non il jihad o quegli aspetti dell’Islam che contrastano con i valori occidentali. Questo messaggio deve essere chiaro ed esplicito, imponendo nelle moschee programmi trasparenti, verificabili e che si schierino apertamente e onestamente contro queste derive.

Molti accademici e osservatori internazionali la accusano di promuovere una visione «essenzialista» e letteralista dell’Islam che, a loro dire, non distingue a sufficienza tra la maggioranza dei musulmani cosiddetti «moderati» e la minoranza radicale o jihadista. Come risponde a questa critica? A suo parere, è possibile riformare l’Islam per sradicare l’antisemitismo e il concetto di jihad violenta?

Sono passati venticinque anni dall’11 settembre e da allora si sono registrati quasi 50.000 attacchi terroristici di matrice jihadista in tutto il mondo. Se la stragrande maggioranza dei musulmani si opponesse davvero a tutto questo, oggi vedremmo grandi organizzazioni islamiche nate per combattere il fenomeno e per insegnare ai giovani a rifiutarlo. Parliamo di realtà che dovrebbero contare milioni di membri, e ogni moschea del mondo dovrebbe tenere corsi per spiegare perché la visione «essenzialista» e «letteralista» sia errata. Eppure, non esistono organizzazioni del genere e nessuna moschea offre programmi simili. Perché? I miei critici non rispondono mai a questa domanda. L’antisemitismo e il jihad non possono essere espunti dall’Islam. Allah stesso afferma che l’Islam è «perfetto» (Corano 5:3), e ciò che è perfetto non si riforma. Qualsiasi tentativo in tal senso verrebbe immediatamente bollato come un’innovazione inaccettabile (bid’a), cioè un’eresia. Sono precetti non riformabili. Possono solo essere gestiti e arginati dai non musulmani, a patto che agiscano da una posizione di assoluta e incrollabile fermezza. Ma l’Occidente, oggi, non ha la volontà politica di farlo.

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