Antisemitismo, Antisionismo e Debunking

Irredimibile ossessione

Si vorrebbe, potendo, non scrivere e parlare più di Francesca Albanese, ma essendo ad essa costantemente concessa la ribalta  qui in Italia, non possiamo esimerci.

La relatrice ONU, sotto sanzione da parte degli Stati Uniti e diventata, in questi ultimi tre anni, la postergirl del palestinismo nostrano, è stata tra gli ospiti dell’evento milanese del M5S al Forum Nova, dove, dal palco, ha spiegato che il ddl contro l’antisemitismo sarebbe una “infamia”. Il motivo? “Non solo non protegge gli ebrei, anzi li isola e crea una sorta di eccezione a loro favore».

La Albanese ha sempre avuto a cuore la protezione degli ebrei, tanto da essere reputata da Anne Bayefsky, direttrice del Touro Institute on Human Rights and the Holocaust: « Un’importante propagandista, che rappresenta per il XXI secolo ciò che Joseph Goebbels era per il XX secolo». 

Per la relatrice ONU, un disegno di legge a tutela di una minoranza isolerebbe questa minoranza creando per essa una eccezione favorevole. Ne consegue che, ad esempio, i Civil Rights Act (1964) e Voting Rights Act (1965) che negli Stati Uniti bandirono formalmente la segregazione razziale nelle scuole, sul lavoro e nei luoghi pubblici, rimuovendo le barriere legali (come i test di alfabetizzazione) avrebbero isolato la minoranza afroamericana, per non parlare, delle leggi a tutela dei diritti delle persone omosessuali, ecc.

In realtà, il problema della Albanese sono gli ebrei e, nella fattispecie, due articoli della dichiarazione IHRA, testo che il ddl recepisce interamente, dove è esplicitamente scritto che: Articolo 6. “Negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione (sostenendo, ad esempio, che l’esistenza di uno Stato d’Israele sia un progetto razzista o illegittimo)” e Articolo 9. Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella nazista, si configurano come esempi di antisemitismo, affermazioni che la relatrice ONU ha fatto più volte.

L’assassino torna sempre sul luogo del delitto non è un topos letterario. “La nostra amatissima Albanese” (come affermato da Mohammad Hannoun, agli arresti con l’accusa di essere il collettore italiano di Hamas) ce ne fornisce puntualmente la conferma.

 

 

 

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