Antisemitismo, Antisionismo e Debunking

La nuova caccia all’ebreo e la marmaglia dei supporters

La notizia è di questa settimana e ormai l’hanno letta tutti: 200 studenti ebrei, fra cui anche italiani delle comunità di Milano e di Roma, in gita a Sofia, si sono trovati nel loro hotel assediati da locali naziskin che hanno anche tentato di forzare l’ingresso. Purtroppo niente di nuovo sotto il sole: il ruolo principale dei nazisti contemporanei è sempre lo stesso dei nazisti classici, dare la caccia all’ebreo. La novità è semmai nella reazione del grande pubblico.

In Bulgaria, paese storicamente poco antisemita, l’odio anti ebraico è cresciuto negli ultimi anni. Nel rapporto della Anti Defamation League “Antisemitism around the World 2025”, la Bulgaria registra un inquietante tasso di antisemitismo del 45%. Dunque quasi un bulgaro su due, rispondendo al questionario di Adl, ritiene che i peggiori stereotipi antisemiti siano realtà.

Questo in Bulgaria, dove è avvenuta l’aggressione antisemita dei naziskin locali. Ma in Italia, da dove arrivano le vittime? Lasciate perdere le dichiarazioni di rito. Perché è ovvio che, di fronte ad un’aggressione neonazista, nessun personaggio pubblico può perdere la faccia. Nessuno difende pubblicamente il nazismo: è la regola numero uno della vita nell’Italia repubblicana.

Per sondare l’opinione della gente bisogna piuttosto “perdere tempo” e andare a leggere i commenti negli account ufficiali dei quotidiani sui social network, a partire da Facebook e Twitter, dove è stata pubblicata la notizia. Non sono solo “troll”, né tantomeno sono solo “bot” quindi account artificiali di intelligenza artificiale programmati per produrre e diffondere materiale antisemita. Sono persone in carne ed ossa, con profili social attivi e amici veri nelle loro liste dei contatti, che si lanciano nei peggiori contorsionismi argomentativi per mettere sullo stesso piano i naziskin bulgari e gli ebrei italiani assediati nel loro albergo a Sofia.

Ci sono almeno tre categorie di commenti. Il primo chiamiamolo “chi la fa l’aspetti”. Vediamone alcuni. “Queste immagini sono nulla in confronto a quelle che vediamo quotidianamente su quello che fanno i mostri criminali Nazi Sionisti coloni israeliani a Gaza!” “In confronto a quello che fanno ai palestinesi non è niente. Tolleranza zero!” “Comunque Israele ‘sto veleno lo alimenta. Sarebbe ora che ve [voi ebrei, ndr] ne rendiate conto” “Che gli ebrei del mondo ringrazino Israele” “In Palestina, 20.000 bambini trucidati secondo i dati Onu, migliaia dispersi, evaporati (sic!), migliaia pluriamputati e il Corriere non dedica una riga. Quattro teste di legno minacciano ragazzini di origine ebraica ben al sicuro in un hotel e il Corriere gli dedica un articolo ogni 6 ore. Non è che state propagandando il DDL sull’antisemitismo?” “Chi semina raccoglie” “Pazzesco come il governo israeliano abbia fatto crescere tutta questa simpatia nel globo verso TUTTI (estremisti e non) gli israeliani nel mondo” “Come mai tutto questo veleno e odio? Non si spiega…” “Natnyahu ha fatto grossi danni alla causa ebrea in tutto il mondo” “Edith Bruck, sopravvissuta alla Shoah e scrittrice, ha duramente criticato il governo di Benjamin Netanyahu. Ha affermato che le azioni a Gaza e la politica del premier israeliano stanno causando troppi danni e provocando uno tsunami di antisemitismo nel mondo, perché l’opinione pubblica finisce per identificare tutti gli ebrei con le scelte del governo israeliano” “Qui insultano, a Gaza massacrano” “La stessa paura che hanno provato i bambini, i ragazzi, il popolo a Gaza”.

Basta così. Passiamo alla seconda categoria dei commenti: nazisti e sionisti, pari sono. “Nazi contro nazi” “Ma perché amplificare un singolo fatto che peraltro nessuno ferito (sic!) e minimizzare su tutti i discorsi dei governanti dello Stato genocida e sui loro crimini?” “E ora il governo da che parte si schiera?” “Il ramo bulgaro della famiglia di Ben Gvir [riferito ai naziskin bulgari, ndr]” “Secondo me, se si conoscevano bene, finivano a cena assieme” “Mi dispiace. Gli israeliani dovrebbero prendere le distanze dal loro capo macellaio” “Ma perché c’è qualche differenza fra le pratiche tipicamente naziste e quelle dei nazi-pedo-sionisti genocidari che si richiamano allo Stato immaginario (sic!) di Israele?”

Terza categoria: l’antisemitismo puro, viscerale. Ed è incredibile leggerlo in chiaro in quello che è l’account social ufficiale di un grande quotidiano nazionale: “100 articoli per i campioni mondiali di vittimismo. Il Corriere della Knesset non si smentisce mai” “Girare con i centrini sottovaso in testa (sic!) fuori da Israele non è più molto salutare” “Il Mossad riesce a mettere in scena con qualche successo anche rappresentazioni banali e sciatte” “Strano che nonostante anche l’ebraismo abbia diverse correnti, nessuna di queste si sia allontanata dal sionismo. La terra promessa è scritta nella Torah, ma se giustifichiamo i mezzi per ottenerla, giustificate anche i mezzi per non farvelo fare” “Perché italiani? Ebrei, sono ebrei! Chiamiamo le cose col loro nome!” “Imparano fin da piccoli a fare le vittime. Se li schifano tutti ci sarà un motivo. Onore alla destra bulgara che, al contrario della destra italiana, non si mette a pecorina con la feccia sionista” “Se sono il popolo più odiato della storia dell’umanità un motivo ci deve pur essere! E c’è”.

Quale delle tre categorie è la più insidiosa? Il falso equilibrismo della prima categoria, la più diffusa, la più subdola. Perché attribuendo la colpa a Netanyahu, leggasi: non riconoscendo il diritto di Israele a difendersi dal terrorismo, si sdogana l’antisemitismo. Cioè si ritiene normale che, se Israele combatte, lo si accusa di genocidio. E se lo si accusa di genocidio, allora ogni ebreo nel mondo diventa un bersaglio legittimo. Questo è il grimaldello che ha fatto saltare il senso morale, o anche solo il senso del pudore, che finora ha impedito la rinascita dell’antisemitismo puro in Europa. Fino a un paio di anni fa, mai ci saremmo attesi una difesa dei naziskin (o una “equivicinanza” a naziskin e le loro vittime) sulle pagine social del Corriere e della Repubblica. Oggi è quasi scontato. Domandiamoci piuttosto che ruolo abbiano svolto, in questi due anni, i suddetti quotidiani, in buona compagnia con le altre maggiori testate su carta, radio e televisione.

 

 

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