Islam e radicalismo islamico

L’ideatore di “17 ottobre”: giornalista pro-Pal e autore su un sito filo-Hezbollah

È indagato per istigazione a delinquere, apologia di delitti e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche (nuovo reato previsto dall’art. 420-bis c.p.) aggravati dall’utilizzo del mezzo informatico. Youssef Siher, il 30enne di origini marocchine,  ritenuto l’amministratore della pagina social ‘Movimento 17 ottobre’, nata dopo i disordini della scorsa settimana. Il soggetto in questione è stato perquisito nella mattinata di sabato.  Residente nel Bresciano, ha frequentato gli studi di Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano coprendo anche ruoli di rappresentanza studentesca ed è noto come attivista pro-Palestina.

Già collaboratore dell’ISPI, ha svolto uno stage seguito da un periodo di collaborazione con il Fatto Quotidiano, interrotto da circa un anno e mezzo. Nel pomeriggio di sabato, l’Ispi ha reso noto all’Ansa che Youssef Siher ha effettuato uno stage presso di loro ma da allora non ha più collaborato con l’Istituto.

Non solo, perché Siher appare anche come giornalista sul sito al Mayadeen, considerato filo-Hezbollah, allineato a Hezbollah e parte del più ampio ecosistema mediatico dell’«Asse della Resistenza», sostenuto dall’Iran. E’ proprio su questo sito che nel maggio del 2024 pubblicava un articolo dal titolo: “Student Intifada: The fifth column of the Palestinian Resistance”.

Il 7 ottobre 2023, in concomitanza con l’eccidio perpetrato da Hamas nel sud di Israele, Siher pubblicava su Instagram una serie di post dal significato più che evidente:

“Ai sensi della risoluzione 37/43 del 1982 dell’Assemblea generale, gli Stati membri riconoscono la legittimità delle lotte dei popoli per l’indipendenza, l’integrità territoriale, l’unità nazionale e la liberazione dal dominio coloniale e straniero, nonché dall’occupazione straniera, mediante tutti i mezzi a disposizione, inclusa la lotta armata”.

E ancora:

“La risoluzione non fa riferimento a uno scenario ipotetico, bensì, nello specifico, ai diritti del popolo palestinese”.

Il profilo Instagram di Siher condivide del resto un numero consistente di post dal significato inequivocabile.

Il 14 dicembre 2023, due mesi dopo l’eccidio del 7 ottobre, Siher scriveva che “Hamas è autenticamente plasmata sui valori dell’Islam nel quale identifica i suoi ideali”; che “Hamas non strumentalizza l’Islam per fini politici ma è l’Islam che plasma la sua lotta per la liberazione nazionale e contro il colonialismo” ma anche che “L’Islam non è un’ideologia politica ma un concetto totalizzante”.

Siher aggiungeva poi che “Hamas governa la Striscia di Gaza perché il popolo palestinese l’ha votato” e che i palestinesi “non sono poverini e ostaggi di Hamas”.

Nel marzo del 2024 pubblicava un post con l’immagine della premier Giorgia Meloni assieme a un bambino palestinese e il riferimento all’astensione dell’Italia per quanto riguarda il voto Onu sulla tregua a Gaza e il commento: “@GiorgiaMeloni noi non dimentichiamo, noi non perdoniamo”.

Il 22 settembre 2025 il profilo in questione pubblicava l’immagine dell’assalto dei manifestanti alla Stazione Centrale di Milano nei confronti delle Forze dell’Ordine (nell’immagine, schierate all’interno dell’edificio dietro le porte a vetri) e il commento: “Arriverà il giorno in cui romperemo quel muro di vetro dietro il quale vi nascondete”.

Il 26 aprile 2026 postava una foto della Brigata Ebraica con tanto di “Non appartiene alla resistenza” e sarebbe “creatura diretta dell’impero britannico nonché del “sionismo”.

Insomma, non solo i primi elementi finora emersi mostrano un consistente livello di radicalizzazione ma, se confermato, che se ci fosse principalmente Siher dietro alla pagina del cosiddetto Movimento 17 ottobre (precedentemente “Italia in Piazza”), allora risulterebbe chiaro come non vi sia assolutamente nulla di spontaneo in tale fenomeno ma piuttosto un piano architettato ad hoc da ambienti filo-islamisti e filo-palestinesi con lo scopo di destabilizzare e creare disordine.

 

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