Editoriali

Saponette mancate

Ora che un ragazzo ebreo disadattato ha sparato a Roma con delle cartucce a salve contro due iscritti dell’Anpi, si è prevedibilmente scatenata l’indignazione contro il gesto sconsiderato, che va, ovviamente condannato, sottolineando però un dato. Sotto la lente di ingrandimento è stato posto ossessivamente il fatto che il ragazzo sia ebreo.

L’ebreo che spara, fa più notizia degli ebrei a cui hanno sparato o che sono stati accoltellati come è successo poche ore prima a Londra a Golders Green. L’ebreo che spara è diventato come il proverbiale uomo che addenta il cane; chi può veramente curarsi e sgomentarsi quando sono gli ebrei ad essere assaliti e uccisi? Dunque vediamo un attimo, ricomponiamo i pezzi.

Tutte le statistiche consultabili ci dicono di un incremento esponenziale a livello mondiale, ma sopratutto in Occidente, di aggressioni e uccisioni di ebrei dal 7 ottobre 2023 ad oggi. L’antisemitismo ha fatto il suo ritorno in grande e, il fatto sconcertante e drammatico, è che non è più un tabù. Prendiamo il nostro Paese, dove non accadeva dalla fine del fascismo che degli ebrei fossero costretti ad abbandonare i ristoranti, che sulla vetrina di un negozio fosse scritto che non erano graditi (con la vergognosa distinzione che si tratta di “israeliani”, ovvero gli ebrei cattivi), che a giornalisti ebrei (non israeliani) venisse impedito di parlare in un’aula universitaria, stessa sorte toccata a Emanuele Fiano del PD. Prendiamo il nostro Paese, dove l’Espresso pubblica una oscena copertina con il titolo “L’abuso”, scegliendo scientificamente come immagine uno scatto in cui un soldato ebreo religioso, con kippah e peyot (treccine) digrigna i denti in una smorfia per il richiamo delle pecore (ma questo, ovviamente, chi guarda la copertina non lo sa) mentre fotografa con il cellulare una donna palestinese posta di profilo che sembra una  sua succube inginocchiata. Al di là del contesto della foto su cui ha già scritto qui Stefano Magni, https://www.linformale.eu/come-ti-confeziono-il-mostro/occorre evidenziare il carattere ferocemente antisemita dell’insieme, si tratta di una copertina degna di Der Stürmer, che fa seguito a decine di vignette antisemite pubblicate negli ultimi due anni e mezzo sui quotidiani e per le quali si è distinto Il Fatto Quotidiano.

Giungiamo poi alle urla e agli inulti del 25 aprile nei confronti della Brigata Ebraica, costretta a Milano, pretestuosamente ad abbandonare il corteo, in mezzo al garrire compatto di bandiere palestinesi, giungiamo infine al “Siete saponette mancate”, frase che solo pochi anni fa sarebbe stata considerata indicibile da pronuciare in pubblico, uno stigma da squalifica sociale, e che invece oggi, chi l’ha profferita, si sente legittimato a farlo.

Come ha evidenziato Dalia Gubbay, vicepresidente della Comunità ebraica di Milano, i più invasati e violenti verbalmente contro chi sfilava in corteo con la Brigata Ebraica, non sono stati militanti propal, musulmani radicalizzati, ma italiani come altri, gente comune. La gente comune che in questi due anni e mezzo dopo il 7 ottobre ha recepito acriticamente la demonizzazione di Israele, la più forsennata criminalizzazione di uno Stato, per giunta democratico, di cui si abbia conoscenza.

In questo clima in cui gli argini sono stati rotti, in cui l’ebreo, non l’israeliano (foglia di fico di ogni antisemita) è tornato ad essere pubblicamente esecrabile, ci si indigna perchè un ragazzo ebreo ha commesso un gesto sconsiderato per il quale va punito secondo i rigori della legge, ma si reputa normale la putredine culturale che ha alimentato, reso possibile, quel gesto.

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