A Venezia dove è in gara, il nuovo docu-film di Yuval Abraham e Rachel Szor, dal titolo “Naza” (termine che fa riferimento in ambito militare israeliano ai “danni collaterali”, ovvero la morte di civili durante gli attacchi), raccoglie venticinque minuti di applausi.
La coppia di cineasti israeliana, già premiata nel 2024 con l’Oscar per un altro docu-film, “No other land”, offre il contributo ebraico più applaudito alla propaganda contro Israele.
Oggi, è questo che il pubblico chiede, soprattutto quello europeo, e qui in Italia dove non ci facciamo mancare niente tra collettivi propal, cacciate di israeliani dai ristoranti, manifestazioni pro-Gaza indette dalla CGL, un film inchiesta che ci racconta attraverso le testimonianze anonime di presunti militari e presunti ex soldati dell’IDF, di come Israele uccida i civili con noncuranza, se non diletto, non può che avere un riscontro entusiasta.
Già “No other land” ci presentava il racconto della demolizione di Masfar Yatta, un villaggio palestinese in Cisgiordania come un atto di violenza, un inammissibile sopruso da parte di Israele, omettendo tutta una serie di dati essenziali; che il villaggio era sorto illegalmente in Area C sotto controllo israeliano, come stabilito dagli Accordi di Oslo del 1993-95, e che questo comportava la richiesta di permessi di costruzione da parte delle autorità israeliane, così come ometteva che tra il 1981 e il 1999, a Masfar Yatta, furono decine i casi di abusivismo edilizio a cui seguirono demolizioni perfettamente legali.
La propaganda, quando non forgia fatti totalmente falsi, produce “fattoidi”, ovvero fatti che hanno una base di verità ma che sono poi manipolati ad arte per decontestualizzarli, presentandone solo la facciata utile alla tesi che si vuole proporre.
Nel nuovo prodotto di Abraham e Szor, ci viene raccontato che il protocollo di Intelligenza Artificiale impiegato a Gaza da Israele per colpire Hamas, è stato usato con spietata noncuranza per la sorte dei civili, facendo credere che esso sia uno strumento al servizio di una precisa volontà sterminazionista.
Non può e non deve essere detto che in realtà esso viene utilizzato per valutare l’impatto che può avere sui civili in modo da circoscriverne al massimo la morte. Non può essere detto, inoltre, che l’utilizzo dei civili a Gaza da parte di Hamas rende impossibile non fare vittime, e che il principale obiettivo di ogni intervento militare israeliano a Gaza è sempre e solo stato quello di colpire Hamas.
I due minuti di odio orwelliani sono diventati venticinque.
L’odio non chiede altro che conferme alla propria ragione d’essere, ha bisogno del combustibile che lo mantenga vivo. “Naza” glielo fornisce in abbondanza.