Interviste

« Trump ha liberato Gerusalemme dalla fatwa islamica » : Intervista a Bat Ye’or

A seguito della decisione di Donald Trump di dichiarare Gerusalemme capitale di Israele, L’Informale ha voluto sentire il parere di Bat Ye’or.

Secondo lei qual è la rilevanza politica della decisione di Donald Trump di dichiarare Gerusalemme la capitale di Israele e di spostare l’ambasciata Americana da Tel Aviv a Gerusalemme?

Il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello stato di Israele è una vittoria della giustizia contro l’odio virulento che nega al popolo ebraico la sua storia e identità in modo da criminalizzarlo. Il riconoscimento del legame storico del popolo ebraico con Gerusalemme, nella sua semplicità, è simile al riconoscimento dei campi dell’Olocausto da parte delle armate americane: è la constatazione di una realtà la quale espone per contrasto la perversità del suo venire in essere. Trump ha dato un colpo a questa Europa che è stata costruita nel 1973 nel vassallaggio dei petroldollari, nel trionfalismo di un antisionismo antisemita camuffato come “giusta battaglia della causa palestinese”, strumentalizzata da Eurabia, la politica euroaraba, per perpetuare il conflitto fino alla distruzione di Israele rimpiazzato dalla Palestina. Arafat fu sia l’idolo dell’Europa che il suo giocattolo. Oggi è questa Europa, questa Eurabia, con la quale si confronta Trump.

A quando risale questa impostazione politica europea ?

Questa politica è emersa dopo il 1967, quando Israele riuscì a respingere tre stati arabi che l’avevano invaso per distruggerlo. Nel corso di ciò che accadde lo stato ebraico riconquistò Gerusalemme da cui tutti gli israeliani erano stati espulsi o uccisi vent’anni prima dalla guerra araba del 1948. La Dichiarazione di Trump è una vittoria della verità sul tradimento, del razionalismo sull’isteria, della conoscenza storica sul saccheggio del passato in virtù dell’impunità dell’ignoranza. Ma soprattutto è una vittoria del coraggio nell’affrontare la banda della calunnia, della vigliaccheria e della corruzione politica. È la messa a nudo di una cospirazione internazionale ben congegnata dal 1973 che spoglia il popolo ebraico della sua legittimità per mettervi fine.

Quali sono le conseguenze di questa decisione?

Sono numerosi. Il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele è una grande vittoria per il cristianesimo che recupera le sue fonti e afferma la sua legittimità in Oriente. Questa posizione esprime la fondazione morale cristiana, il suo requisito razionale inseparabile dalla condizione umana, un principio confermato da Papa Benedetto XVI. È una prova della sua forza spirituale contro il male. Perché sono stati i cristiani e non la “lobby ebraica” a ottenere il riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele, come hanno sostenuto nei loro paesi, nei secoli precedenti, il riconoscimento dei diritti umani e l’abolizione della schiavitù. È un dono cristiano all’ebraismo.




La Francia e la UE accusano Trump di violare il diritto internazionale. Cosa ha da dire in proposito?

Trump ha liberato gli Stati Uniti dalla fatwa islamica dei tre summit dei paesi musulmani nel 1979-80, i quali minacciarono il jihad economico e politico nei confronti di qualsiasi paese che avesse un’ambasciata a Gerusalemme. Ha liberato gli Stati Uniti da una legge internazionale regolata dalla legge del jihad e della sharia. Questo diritto applicato a Israele viola i parametri di giustizia. Credo che, anche se gli arabi e l’Arabia Saudita raggiungessero un accordo con Israele, l’Europa politica – e non i suoi popoli – non lo riconoscerebbe, lo affosserebbe e si opporrebbe. L’Europa costruita dal 1973 sulla fedeltà al jihad terrorista dell’OLP il quale rinnova il patto genocida Hitler-al-Husseini – questa Europa è inorridita. Già prima dell’elezione di Trump, anticipando il suo gesto, essa aveva infiammato attraverso i suoi media, la pira del ridicolo, della diffamazione e della buffoneria, che, giorno dopo giorno, si divertiva ad attizzare. Nulla è più contrario all’America indipendente e sovrana di Trump delll’Europa della Mogherini, la quale si autodistrugge nella deliberata scelta della dhimmitudine e della sottomissione all’OLP.

Questa decisione avviene in un nuovo scenario Mediorientale dove i principali stati sunniti, in modo specifico l’Arabia Saudita, stanno convergendo verso Israele in nome della comune minaccia rappresentata dall’Iran. Ci può dire qualcosa in proposito?

Credo che i leader illuminati del mondo musulmano e molti dei suoi intellettuali desiderino uscire dall’eredità dell’odio fanatico lasciato loro dal Mufti di Gerusalemme e dal nazionalismo arabo creato come alleanza islamico-cristiana contro il sionismo. Questo movimento totalitario e razzista alleato con il nazismo ha combattuto tutte le identità nazionali non arabe e non islamiche. E’ stato questo movimento, favorito dai poteri occidentali dopo la prima guerra mondiale, che ha represso qualsiasi traccia di autonomia cristiana. Oggi vediamo il risultato. Il ventunesimo secolo si deve liberare dall’eredità genocida del ventesimo secolo: gli armeni, gli assiri, gli ebrei, i caldei, i greci, i curdi in Iraq. Le voci della ragione e della comprensione arabe e musulmane sono state soppresse da omicidi come quello dell’emiro giordano Abdallah, pronto a riconoscere Israele. Credo che il mondo islamico sarà in grado di superare questo impasse e che la pace gli permetterà di sviluppare la propria economia e il benessere delle sue popolazioni.

C’è una convinzione diffusa che il conflitto arabo-israeliano o palestinese-israeliano non sia più nelle priorità del mondo arabo, specialmente per l’Arabia Saudita. Le ultime indiscrezioni dicono che il principe Mohamed bin Salman, l’erede al trono saudita, abbia detto al presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, che sarebbe meglio per lui appoggiare il nuovo piano di pace americano del quale non conosciamo ancora i dettagli. Qual è la sua opinione in merito?




Penso che Trump sia un politico saggio, abbia dovuto coprirsi le spalle. Ha girato il Medioriente e si è consultato con i suoi leader. Bisogna comprendere che la questione palestinese è stata fabbricata tra il 1967 e il 1973, perché, se ci fosse stato un popolo palestinese, si sarebbe manifestato e avrebbe rivendicato la propria autonomia nella Palestina ottomana e nella Palestina del 1948-67. I palestinesi sono il braccio della jihad islamica dell’Umma e dell’antisemitismo europeo. Detto questo, credo che Israele non debba tenere dei territori che sono popolati a maggioranza da una popolazione ostile che ha il diritto di vivere secondo i propri costumi e la propria cultura. Credo che una federazione palestinese con la Giordania, che rappresenta il 70% della Palestina storica, sarebbe benefico. Il nome stesso Palestina, che venne dato da un imperatore romano alla Giudea nel 135, non ha nulla a che vedere con il mondo arabo e islamico e potrebbe venire abbandonato. I suoi confini non esistevano fino al Mandato Britannico, e la sua topografia venne esumata dai cartografi occidentali, grazie alla Bibbia. Dalla sua arabizzazione-islamizzazione, la Palestina non è stata altro che una regione in rovina e abbandonata, come lo fu Atene durante i periodi di dominio turco. Il riconoscimento di Trump rompe con la politica di Eurabia e apre una nuova strada per la pace. Spero che il mondo arabo sappia riconoscere i suoi veri amici da quelli falsi e sia capace di gestire la cosa. Quando il denaro smetterà di nutrire la rete unificata del jihadismo e dell’antisemitismo europeo, sarà stato fatto un grande progresso.

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