L’11 settembre di 25 anni fa (un quarto di secolo) due aerei dirottati da terroristi di Al Qaeda si schiantavano deliberatamente sulle Torri Gemelle del World Trade Center, a New York. Un terzo aereo si lanciava dentro l’edificio del Pentagono, a Washington. Un quarto precipitava in Pennsylvania a causa di un ammutinamento dei passeggeri che riuscirono a disarmare i dirottatori, ma non a riprendere il controllo del velivolo. La vicenda avvenne in diretta televisiva. Al Qaeda, dopo mesi di silenzio, rivendicò l’attacco nell’aprile del 2002. L’intelligence americana era però già certa della paternità dell’attacco, considerando che per anni aveva seguito le cellule di Bin Laden, dopo i primi grandi attentati contro gli Usa (World Trade Center 1993, Dar es Salaam e Nairobi 1998, USS Cole 2000).
Ma l’11 settembre è anche il capodanno di tutti i complottisti moderni. Per dirla con termini più seriosi: è la data di nascita della post verità. Nonostante l’attacco fosse estremamente esplicito, alla luce del sole, ripreso e trasmesso dalle televisioni del mondo intero, già nelle prime settimane dopo l’11 settembre vennero pubblicati libri e articoli in cui si negava l’esistenza stessa degli aerei dirottati e usati come proiettili contro bersagli civili e politici americani. La televisione, grande strumento di riproduzione della realtà, fu usata come “prova” per negarla. Non c’era infatti alcuna ripresa televisiva del terzo aereo, quello sul Pentagono. Quindi “non esisteva”. A nulla servirono le testimonianze di chi vide la scena in diretta, le registrazioni delle ultime telefonate dei passeggeri e neppure le prove materiali (tutti i pezzi lasciati dall’aereo): quel terzo volo “non era mai esistito”, perché non era andato in Tv. E allora gli altri due? A parte le tesi più fantascientifiche, che parlavano di “ologrammi” o “proiezioni”, vennero spacciati per aerei cargo, o aerei passeggeri vuoti usati dall’esercito per fare il lavoro sporco. In ogni caso, si negò l’esistenza del dirottamento, fin da subito.
Le teorie del complotto si sono evolute, hanno inseguito le indagini. Quando divenne innegabile che due aerei erano stati effettivamente dirottati e fatti schiantare sulle Torri Gemelle, i complottisti si trasformarono in ingegneri, o chiamarono i loro esperti e periti edili di fiducia e dissero che: sì effettivamente i due aerei si sono schiantati, erano aerei passeggeri, ma non avrebbero mai avuto la forza cinetica né potuto produrre il calore necessario per far crollare le Torri Gemelle. Riconobbero l’autenticità dello schianto, ma non quella del crollo. Di qui la teoria della “demolizione controllata”: gli aerei erano parte del piano, ma il grosso del danno lo fecero esplosivi già pre-posizionati nelle Torri Gemelle e nel terzo edificio distrutto, il WTC 7.
Queste tesi, assurde anche solo da immaginare (provate a pensare il lavoro necessario a demolire quei grattacieli dall’interno e poi a nascondere ogni traccia di quel lavoro…), sono credute da una percentuale enorme di americani e da una cospicua fetta di opinione pubblica in tutto il mondo occidentale. Per non parlare dell’opinione pubblica del mondo arabo. Solo considerando il paese direttamente interessato dagli attacchi, nel 2006 il 36% degli americani credeva nelle teorie della cospirazione. Oggi quel dato si è fortunatamente abbassato, ma comunque, secondo i sondaggi più recenti, il 25% sostiene almeno una teoria della cospirazione e, fra questi, il 10% è certo che la colpa sia del governo americano. Vuol dire che un americano su quattro non crede a quel che ha visto. E uno su dieci è sicuro che si sia trattato di un “inside job”, in pratica di un attentato che l’amministrazione Bush o lo “Stato profondo” si è fatto da solo.
L’andamento del successo delle teorie del complotto è interessante, perché è la prova del potere dei nuovi media. Il 2006 è l’anno della prima diffusione dei social network. Tutti i video che diventavano virali erano ritenuti “veri”, o quantomeno guardati con estrema attenzione. E’ il momento in cui il complottismo è uscito dalla sua nicchia dell’estremismo politico (di destra e di sinistra) ed è diventato pandemico. Oggi questa tendenza si è sensibilmente ridotta, perché la gente comune ha imparato a non prendere più come oro colato quel che passano le timeline dei loro social. Ma probabilmente è un miglioramento illusorio, perché stiamo entrando nell’era del deep fake creato con intelligenza artificiale. Un’epoca in cui si tende sempre di più a credere… a niente. Quindi un pubblico disamorato che guarda con lo stesso scetticismo sia il video complottista che la testimonianza del testimone oculare.
La prima domanda che dobbiamo porci non è sulla creduloneria della gente comune, o sull’irrazionalità del complottismo. Dobbiamo semmai interrogarci sul suo contenuto. Il complottista è come un investigatore che sa già chi sia il colpevole e raccoglie indizi e prove, o le fabbrica di sana pianta, solo per dimostrare che è colpevole. E chi è il colpevole? Indovinate. Sicuramente non la Russia. E nemmeno la Cina. Tutte le teorie del complotto sono assolutorie nei confronti di Bin Laden. Viene ritenuto colpevole solo da chi lo spaccia come “agente della Cia sotto copertura”, come scriveva un noto giornalista italiano. Viene assolta la galassia islamica jihadista, in generale. Il mondo arabo è assolto. I palestinesi sono assolti, nonostante le scene di giubilo nelle città palestinesi riprese il giorno stesso dell’attacco (e la prima rivendicazione, falsa ma significativa, venne dalla Jihad Islamica palestinese).
I complottisti puntano il dito su un solo colpevole: il governo americano. E su un solo mandante: Israele, con la sua lobby americana. Il complottista dell’11 settembre non guarda semplicemente all’amministrazione Bush, va oltre, cerca un livello superiore. E accusa la “lobby sionista”, per non dire “lobby ebraica”, che farebbe da burattinaia della politica americana. Il complottismo dell’11 settembre è alla base del moderno antisemitismo, fornisce la griglia interpretativa delle guerre nel Medio Oriente, fornisce nuova linfa alla calunnia del sangue e alla trama dei Savi di Sion.