Elementi di propaganda

Stanca icona

Alla icona pro-pal nonché pasionaria, Francesca Albanese, abbiamo dedicato numerosi articoli, forse troppi. Megafono di Hamas in Occidente (che l’ha pubblicamente ringraziata per l’impegno prodigato), la relatrice ONU, ieri era al porto di Genova insieme a un’altra icona, precocemente invecchiata, Greta Thunberg. Lì, nel corso di una manifestazione antagonista al sistema dell’alienazione strutturale, pluto-fascio-sionista, la signora, convinta di potere dire quello che le passa per la testa senza l’elaborazione hegeliana della fatica del concetto, a lei particolarmente ostica, ha lanciato un monito ai giornalisti.

Condannando formalmente il vandalismo compiuto l’altro ieri da esagitati pro-pal negli uffici della redazione de La Stampa, la relatrice ha precisato che i giornalisti devono tuttavia fare bene il loro lavoro, sottintendendo che se non fanno come lei, mostrificare Israele come scopo della vita (e La Stampa c’è l’ha messa tutta, ma evidentemente non abbastanza), il lavoro è svolto male.

Ormai la Albanese, finto avvocato, padrona di un vocabolario da centro sociale occupato rielaborato da Chatgpt, è diventata una caricatura. Greta Thunberg ci ha messo più tempo ad appannarsi, nel caso della “giurista” (come Kelsen) l’accelerazione è stata repentina. Lei non se ne è accorta e continua imperterrita a sciorinare il suo abituale repertorio demonizzante contro lo Stato ebraico avanguardia mediorientale dell’Occidete criminoso, che piace tanto a Il Fatto Quotidiano.

Gli sbadigli sono inevitabili ad ascoltarla, prima che lasci il suo incarico all’ONU e magari, come Ilaria Salis, altra fine pensatrice, venga catapultata al Parlamento Europeo carica della dote di consenso che la sinistra nostrana le ha elargito.

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