Leggiamo Adriano Sofri su Il Foglio a proposito della parole del Ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir:
«È agosto, e un cittadino italiano medio – uno della silenziosa maggioranza – si alza a mattina già fatta, beve il suo caffé, accende la sua sigaretta, se ancora insista a fumare, e pigramente apre le notizie. Le famiglie di Qusra rimangono sotto assedio […] Ben Gvir dichiara che “a Gaza dovremmo compiere più assassinii mirati, eliminando 30 o 40 persone ogni notte. Anzi, non sono nemmeno persone, non dovrebbero vivere” […] Il cittadino italiano medio, in calzoncini e ciabatte com’è, reagisce d’impulso in modi molto diversi, prima di buttar via le notizie imprecando. Qualcuno non riesce a impedirsi di desiderare la morte più dolorosa ai fascisti israeliani. Qualcuno non riesce a impedirsi di desiderare la morte più dolorosa agli israeliani. Qualcuno non riesce a impedirsi di desiderare la morte più dolorosa agli ebrei. Poi cercano tutti di tornare al loro scampolo di vacanza».
Se l’italiano medio, di cui Sofri è solo una delle tante maschere, odia gli israeliani e gli ebrei non è certo per colpa di Ben-Gvir. E questo visto e considerato che coloro che odiano la cosiddetta «estrema destra» israeliana sono gli stessi che davano del «fascista» pure a Rabin. Semmai, è a causa di chi, come Sofri, scrive che vi sarebbe «un prima e un dopo Gaza nella storia del mondo» (nientemeno), arrivando addirittura a sostenere che l’IDF avrebbe «messo in mora Auschwitz e Hiroshima».
Ormai è del tutto superfluo spiegargli (ci ha provato Giuliano Ferrara senza successo) che la guerra che si è combattuta a Gaza, e che ora ha subito un rallentamento in attesa che Hamas si disarmi da sé, ha delle proporzioni ridicole (sì, ridicole), soprattutto se la si compara alle guerre combattute nel passato, anche recente. A Gaza, il numero di vittime civili è tra i più bassi mai registrati in un conflitto urbano, vengono garantiti regolari aiuti umanitari, sul campo operano organizzazioni internazionali, non si sono verificati episodi di brutalità gratuita come, per esempio, a Srebrenica nel ’95 o a Bucha nel ’22. Gaza, con buona pace di Sofri, non è un «mutamento di rotta dell’universo», come scrisse Hugo della battaglia di Waterloo; semmai, il vecchio leader di Lotta Continua fa la figura di un Fabrizio Del Dongo senile, che vaga smarrito nei campi di battaglia della propaganda.
Per Sofri, evidentemente, a Gaza non si dovrebbe sparare più un solo colpo. Israele dovrebbe lasciare Hamas al suo posto, così che tra qualche anno possa riprendere a lanciare razzi su Sderot e Ashkelon, scavare tunnel, rapire adolescenti ebrei… Il vecchio militante ha forse deciso di rendersi colpevole di un secondo «concorso morale», quello in «israelicidio»?