Israele e Italia

Vannacci, il vecchio ciarpame che si presenta come nuovo

La chat privata, pubblicata in questi giorni, con contenuti esplicitamente antisemiti scritti da coordinatori e militanti del nuovo partito Futuro Nazionale ha lasciato sconcertati? Stiamo parlando di un partito nuovo, ma approcciato da personaggi con un passato storico nella destra sociale (vedi Gianni Alemanno o il “barone nero” Jonghi Lavarini), guidato da un ex generale della Folgore, che sta raccogliendo consensi dalla destra della Lega e dalla destra di Fratelli d’Italia, delusi perché i loro partiti non sono mai abbastanza di destra… insomma, cosa poteva andare storto?

Ma al di là dei sospetti che personalmente uno poteva già nutrire, al di là delle chat private, che comunque, anche se pubblicate, restano private, un dubbio poteva anche sorgere considerando quel che FN e i suoi esponenti dicono e fanno pubblicamente. Ovviamente non troverete nemmeno una sola parola di antisemitismo e neppure di antisionismo militante: un partito che vuole occupare l’estrema destra del panorama politico italiano sta doppiamente attento a non finire sotto l’accusa di avere nostalgia per le Leggi Razziali. Vota contro il Ddl Antisemitismo, ma lo fa solo per amore della libertà di espressione. Potrebbe venire anche qualche leggero sospetto ogni volta che Vannacci chiede, come condizione all’integrazione degli stranieri, l’assimilazione della cultura “cristiana, romana e greca”. Mai una volta ha definito la nostra tradizione o le nostre radici come “giudaico-cristiane”. L’elemento “giudaico” è chirurgicamente rimosso da ogni riferimento culturale e religioso.

Però anche leggendo il programma ufficiale di politica estera, qualche dubbio avrebbe dovuto insinuarsi, anche nelle persone meglio disposte nei confronti del nuovo soggetto politico. Per esempio troviamo un po’ complottista questa visione della guerra civile siriana: “La Siria è stata recentemente oggetto di un rivoluzionario capovolgimento di fronte politico e strategico: con l’attuale Presidenza di Abū Muḥammad al-Jawlānī, già miliziano di al-Qāʿida, la Siria da Paese sci’ita facente parte dell’orbita dell’Iran è diventato sunnita e anti-iraniano, di supporto alla Fratellanza Musulmana. Alcuni osservatori, peraltro, rilevano anche sospetti di agreement con Israele: risulta per esempio singolare che la nuova Siria non reclami le alture del Golan occupate da Israele ignorando anche i molteplici richiami dell’ONU” (corsivo nostro).

In pratica, il generale, o comunque gli autori del suo programma, ci stanno dicendo che un jihadista è (forse) stato mandato al potere per volontà di Israele. Cioè l’unico Stato che, ad oggi, è intervenuto anche militarmente nella nuova Siria per proteggere una minoranza (quella dei drusi) viene accusato di stare dalla parte degli aguzzini jihadisti, addirittura di esserne il burattinaio.

Il capitolo dedicato espressamente a Israele non nomina Israele nel titolo, ma: “L’innesco di tutte le polveriere: la Terra santa”. E l’intento del nuovo partito, esattamente come quello di tutti i vecchi partiti italiani, è “due popoli in due Stati”. Chissà come mai non si è finora mai realizzato? Con gran “equivicinanza” come direbbe D’Alema, anche il programma del generale dà la colpa a entrambe le parti: “La realizzazione del principio di «due popoli e due Stati con confini definitivi» oggi più che mai sembra irraggiungibile per il reciproco irrigidimento dell’Iran e dello Stato ebraico e per il sostanziale menefreghismo dei Paesi arabi sunniti” (corsivo sempre nostro). Per raggiungere la pace, propone un grande tavolo di trattative: “Occorre coinvolgere in un percorso di risoluzione e garanzia sia gli attori diretti (…), sia gli attori di influenza come Stati Uniti, Federazione Russa e Repubblica Iraniana, senza i quali ogni accordo risulterà disatteso, minacciato e caduco” (corsivo nostro).

Coinvolgere la Repubblica Islamica Iraniana, quella con l’orologio del conto alla rovescia per la distruzione dell’Entità Sionista montato nel centro di Teheran. Come non averci pensato prima? E coinvolgere la Federazione Russa, che riceve in pompa magna a Mosca anche gli esponenti di Hamas e di Hezbollah, arma e sostiene l’Iran, fa quadrato con ogni nemico di Israele, purché sia anche nemico degli Usa. Quale migliore mediatore.

Si legge una forte voglia di equivicinanza anche nella descrizione del conflitto nato dal pogrom del 7 ottobre: “Nel frattempo, occorre frenare le spinte che portano ad un ulteriore inasprimento delle tensioni e ad un aumento delle violazioni. La sicurezza dell’area è stata messa a repentaglio dalla gravissima azione terroristica di Hamas del 7 ottobre 2023, con cui sono stati colpiti civili senza alcun legame coi reparti militari, e dalla reazione sproporzionata del Governo Netanyahu che ha causato inaccettabili stragi di civili, molto spesso donne e bambini. Il vero obiettivo internazionale immediato deve essere la cessazione delle tensioni che stanno proseguendo non solo a Gaza ma anche nei territori di Cisgiordania abusivamente occupati dallo Stato ebraico e oggetto delle continue violenze operate dai coloni, i quali generano continue escalation espansionistiche” (corsivo nostro).

Notare con quanto poco sforzo, il programma di un partito “politicamente scorretto” si accodi, in questo caso, al linguaggio politicamente correttissimo dei media mainstream su “coloni”, Netanyahu e uso “sproporzionato” della forza. Notare poi quanto poco spazio dedichi al pogrom del 7 ottobre e quanto invece alle accuse contro la reazione di Israele, i coloni e i territori.

Dovrebbe essere fonte di inquietudine anche il paragrafo su Gerusalemme: “Si sottolinea inoltre come Gerusalemme, città santa per tre religioni e in quanto tale esposta a forti tensioni belliche e al rischio di rapida escalation, come la sua stessa storia nei secoli dimostra, non debba in alcun modo essere posta sotto il controllo unico ebraico o musulmano, mantenendo invece la suddivisione da sempre proposta di Gerusalemme Est con la spianata del Tempio in mano palestinese e di Gerusalemme Ovest in mano israeliana. Se lo stesso Papa Pio XII faceva notare nel 1949 essere opportuno che a Gerusalemme “sia stabilito un regime internazionale, che nelle attuali circostanze sembra il più adatto” (Enciclica Redemptoris Nostri Cruciatus), rivelandosi oggi difficilmente attuabile un regime internazionale davvero immune ad inclinazioni partigiane, rimane fondamentale preservare la ratio della preoccupazione del Pontefice, garantendo che una delle aree più sensibili del mondo non diventi occasione per innescare conflitti terribili e di portata imprevedibile. In questo senso guardiamo con grave preoccupazione al fanatismo di alcuni gruppi ebraici e cristiani protestanti che invocano la distruzione della Grande Moschea di Gerusalemme per ricostruire sulla medesima superficie il Tempio di Salomone, non più esistente da quando l’Impero Romano decise di distruggerlo nel 70 d.C. In questa materia, teologica ed escatologica, ci occorre un approccio laico che sappia escludere il fondamentalismo religioso ed evitare l’innesco di un conflitto di scala potenzialmente globale. Peraltro, le radici cristiane dell’Italia e dell’Europa devono a maggior ragione porci al riparo da fondamentalismi volti ad agire per “accelerazioni escatologiche” che la cultura cristiana ha sempre messo in guardia dal perseguire. Gerusalemme deve rimanere così com’è, senza evoluzioni pericolose, mentre il resto della vecchia “provincia romana di Palestina” dovrà conoscere una suddivisione dei territori rispettosa degli accordi di Oslo e capace di garantire una perdurante pace. È di fondamentale importanza, inoltre, per l’Italia porre a tema in tutte le sedi internazionali la difesa e la protezione delle comunità cristiane di questi territori, che molto hanno avuto da patire sia da parte musulmana che da parte ebraica” (corsivi sempre nostri).

Gerusalemme non viene mai riconosciuta come capitale di Israele, non viene auspicato neppure il mantenimento della sua unità (fino al 1967, fino alla Guerra dei Sei Giorni, era divisa da un muro, come Berlino, gli ebrei non potevano neppure andare a pregare al Muro Occidentale, che era al di là del muro). Musulmani ed ebrei sono messi sullo stesso piano quando si parla di persecuzione dei cristiani e se c’è da sottolineare un pericolo di “fanatismo” riguardo allo status del Monte del Tempio, questo è attribuito a ebrei e protestanti. Non agli integralisti islamici.

Il programma del partito del generale diventa ancora più chiaro quando si parla di Iran: “Futuro Nazionale condanna le ostilità aperte nel 2026 da parte americana contro la Repubblica Islamica dell’Iran, in quanto disfunzionali all’interesse nazionale italiano e, in generale, dei popoli europei”. Qui tutta la cauta equivicinanza espressa sul conflitto mediorientale cade di colpo. La guerra è “americana” e viene condannata, poco importano gli attacchi missilistici iraniani contro Israele nel 2024 e la lunghissima scia di attacchi terroristici promossa dall’Iran, oltre alla presenza di vere e proprie propaggini iraniane nel Medio Oriente (Hezbollah, Houthi, milizie sciite siriane e milizie sciite irachene, tutte impegnate contro Israele). Niente di tutto questo: la guerra viene considerata solo come ennesimo sforzo americano per “esportare la democrazia”. Segue catechesi geopolitica contro l’esportazione della democrazia. E infine una bella difesa d’ufficio del regime iraniano: “Con ciò non scegliamo una visione relativista e nichilista della politica, ritenendo che tutto sia permesso, ma intendiamo mostrare la differenza tra violazioni gravi del diritto naturale (pensiamo alla persecuzione sistematica di persone innocenti) e quelle che, invece, sono differenze storiche e culturali che non possono essere legittimamente affrontate col sangue della guerra. Anche gli altri argomenti ideologici utilizzati per giustificare l’intervento non sono convincenti. L’Iran è un Paese caratterizzato da una cultura estremamente importante e profonda, con alti tassi di scolarizzazione, in cui a laurearsi sono più le donne degli uomini e dove la libertà delle comunità cristiane è rispettata più che – per esempio – in Arabia Saudita. Pur essendovi gravi criticità, esse non raggiungono il livello di allarme che caratterizza, appunto, altri Paesi islamici nei confronti dei quali non si leva una voce”.

Se l’uccisione di decine di migliaia di iraniani che si oppongono al regime non è una violazione grave del diritto naturale, non è una persecuzione sistematica di persone innocenti, allora cos’è? L’Iran ha una cultura estremamente importante, profonda e antica, ma il regime instaurato con la rivoluzione del 1979 vanta di aver fatto tabula rasa del passato, per costruire la prima vera nazione islamica. Il generale se ne è accorto o gli va bene così? Sorvoliamo sulla scolarizzazione delle donne: a testimoniare la condizione femminile in Iran, fra carriere distrutte, mestieri negati e chador obbligatorio, pensano già due generazioni di dissidenti, spesso fuggite all’estero, o tuttora in carcere a Evin o in qualche altra gabbia di schiavi.

Come conclusione del punto programmatico sull’Iran, leggiamo testualmente: “Riteniamo che gli Stati occidentali debbano tornare a difendere i propri interessi e i propri valori, senza dover inseguire sogni di scontro di civiltà o, come nel caso in oggetto, assecondare le richieste dello Stato ebraico”. Eccolo. Lo aspettavamo, il complotto. Se gli Usa fanno la guerra a un popolo colto, antico e pacifico (che al massimo organizza attentati all’estero) è solo perché vengono “assecondati” i desiderata dello Stato ebraico.

Ecco, questo è il programma pubblico di Futuro Nazionale. C’era da meravigliarsi dunque dalle chat private dei suoi esponenti?

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