Antisemitismo, Antisionismo e Debunking

Ritorneremo a danzare

La visione del documentario “We Will Dance Again” su Rete4 sull’eccidio spietatissimo dei ragazzi del Nova Festival ad opera dei mostri di Hamas, tre anni dopo, scuote e fa riflettere.

Chi è restato umano, spontaneo, libero da menti prigioniere di ideologie armate e odio tossico, sente la terra tremare sotto i piedi e invoca la giustizia del cielo.

La fisicità atroce di questo abominio di disumanità, abisso infernale di crudeltà antiebraica e antiumana, esibita con entusiasmo fanatico, in un trionfo di morte sulle vite semplici, innocenti, ingenue, pacifiche, di ragazzi che si divertivano e danzavano nel deserto.

Non è una guerra crudele, non è neppure uno dei crimini di guerra: è molto peggio, mille volte peggio. È un evento terribile per il quale manca ancora una parola umana capace di descriverlo e definirlo.

Cumuli di cadaveri mitragliati, sevizie, stupri etnici terribili e ostentati di ragazze davanti a fidanzati immobilizzati, che è la massima umiliazione nelle loro menti repellenti. Rifugi bruciati, caccia assassina all’ebreo chiamato “cane”, sete di sangue, terrore ossessivo compulsivo. La violenza rivoluzionaria del terrore islamico ha superato, nei fatti e nell’oscurantismo ideologico, la violenza storica tradizionale del nazifascismo e del comunismo.

Culmine di un antiebraismo assassino e apocalittico, reso possibile da tanti cerchi concentrici di glorificazione, giustificazione dell’islamismo terrorista come “resistenza degli oppressi”, della mostrificazione dell’Ebreo perché si rifiuta di lasciarsi ammazzare, di complicità, sottovalutazioni, illusioni, concessioni e un mare di indifferenza. Le piazze fanatiche che urlano la morte civile, politica e fisica degli ebrei, tre anni dopo l’evento, passano dal negazionismo del 7 ottobre alla sua glorificazione rivoluzionaria.

Per un momento, operiamo un distacco e immaginiamo un gruppo di persone ancora umane, spontanee, libere. Allora un umanesimo elementare, una dignità minima, un’onestà mentale, un cuore non pietrificato farebbe in modo che anche un antisemita, una volta immerso nell’auto-evidenza di una ferocia sadica, diventerebbe filo-semita, o almeno si porrebbe seri dubbi e si farebbe qualche domanda cruciale. Che avvenga esattamente l’inverso, in modo massificato e ossessivo, la dice lunga sul grado estremo di de-civilizzazione, di processi post-umani, anti-umani, di oscurantismo morale, di demenza digitale, di bestializzazione di massa. Questo antiebraismo mortale è diventato la punta di pericolose tendenze autodistruttive neo-barbariche.

Solo la condanna morale, politica, antropologica, senza se e senza ma dai mostri del 7 ottobre caratterizzerà la civiltà di persone e popoli, contribuirà ad evitare di precipitare in un mondo oscuro.

Vedere e ascoltare nel documentario i sopravvissuti annichiliti dal dolore, traumatizzati nel profondo dell’anima, è più di un pugno nello stomaco: è l’immediatezza di un male sanguinario, atroce, sadico che invoca giustizia per loro, per tutti. Vedere come, in una realtà tanto orribile, i ragazzi del Nova Festival si siano aiutati tra loro, si siano finti morti tra i cadaveri dei loro amici, abbiano pregato Dio (alcuni hanno recitato lo Shemà Israel, come fecero diversi ebrei nelle camere a gas della Shoah). Ci sono stati gesti eroici, come quello del ragazzo che è riuscito a rigettare fuori dal rifugio le granate scagliate dai terroristi per sei volte, prima di soccombere. Terribile poi ricordare che diversi giovani sopravvissuti non sono riusciti a superare il trauma, e si sono tolti la vita.

Tutto questo scuote ogni cuore e mente che non si sia perduto nell’abisso del male.

In futuro ci potrà essere speranza solo se nascerà, non dico per gli autori ma per i sostenitori del 7 ottobre, un senso di colpa personale e collettivo.

Dopo la Seconda guerra mondiale si è resa possibile una relativa rinascita democratica dei popoli tedesco e giapponese che erano stati, in vastissima parte, volontari carnefici sotto i rispettivi regimi. Solo grazie a un certo grado di senso di colpa si è potuto effettuare una svolta civile, politica e morale.

Karl Jaspers ha scritto pagine profonde sul valore del senso di colpa come necessità-libertà di un umanesimo per l’altro uomo.

Una considerazione, in apparenza ingenua: il Nova Festival, per i suoi costumi liberi, aspirazioni, pacifismo, libertarismo, pluralismo, avrebbe potuto e dovuto ricevere un’approvazione naturale, spontanea, proprio da parte dell’area progressista, mentre magari i conservatori avrebbero potuto esprimere le loro perplessità. Invece c’è stata un’orribile inversione: i progressisti hanno distrutto il mito del progresso, si sono tolti la maschera e si sono rivelati ultra-reazionari, totalitari, sostenitori di un inizio di genocidio degli ebrei. Un’oscurantismo fanatico ha stravolto le menti, accecato la vista, mostrificato Israele: il Paese-rifugio degli ebrei perseguitati, il paese dove un Nova Festival è ordinaria amministrazione di un paese plurale.

Ma, se Israele perde la guerra mediatica, riesce a vincerla sul campo. Ha inflitto nette sconfitte a Iran, Hamas e Hezbollah, spezzato l’assedio mortale da sette fronti. La vita è la cultura ebraica di fondono sull’azione, sulla condotta: vincere sul campo è più importante e vitale della propaganda, come si sostiene nelle tesi di Douglas Murray e nell’articolo di Stefano Magni su Atlantico.

L’autodifesa etica di Israele come eroica resistenza e controffensiva sul terrore è una realtà positiva, fonte di rinascita e speranza. Come affermava Rav Lord Jonathan Sacks :

“Essere ebreo significa essere portatore di speranza. Dopo ogni tragedia che abbiamo attraversato, arriva una nuova ondata di rinascita. Il popolo di Israele vive e testimonia il Dio vivente.”

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