Israele e Medio Oriente

Cesare Rovighi, l’ebreo modenese eroe del Risorgimento

Ebrei e Risorgimento: un connubio che non è mai stato evidenziato come meriterebbe. La partecipazione degli ebrei italiani alla causa del Risorgimento è infatti stata totale e il contributo di sangue particolarmente rilevante, avendo essi combattuto nelle guerre di indipendenza con un fervore non usuale per quella che era considerata “una minoranza”.
Uno di questi è Cesare Rovighi, ebreo modenese, tra gli uomini con più decorazioni di tutto il Risorgimento, ferito in battaglia a Solferino. Amico personale di Giuseppe Garibaldi, da giovane è stato uno dei cinque insorti che si sono recati di persona dal tirannico duca
di Modena Francesco IV (1779-1846) per chiedergli una Costituzione liberale.
Scrive Gina Formiggini nel suo documentato libro Stella d’Italia Stella di David (edizioni Mursia), a pagina 27

Insieme ad altri quattro volenterosi aveva avuto il coraggio di recarsi personalmente dal duca di Modena Francesco IV per chiedergli la Costituzione: questo gesto gli sarebbe valso il capestro, se non fosse subito fuggito all’estero. L’episodio è inciso nella lapide apposta nel Palazzo Reale di Modena, ora sede della Scuola Militare, ove lo stesso Rovighi insegnò arte e storia militare col grado di colonnello

Medico oltre che soldato, ufficiale onorario del re, ha ricoperto numerosi incarichi pubblici. Dopo l’unità d’Italia, come medico volontario, si è speso per curare le persone afflitte da colera andando in Basilicata durante la quarta 
epidemia, nel 1866.
La sua giubba da combattimento è conservata all’interno del Museo del Risorgimento di Modena: ancora visibile lo squarcio provocato dalla pallottola che l’ha ferito a Solferino nel 1859.

cesare rovighiCesare Rovighi (foto a sinistra) è nato a Modena nel 1820 da una famiglia ebraica osservante. Ha frequentato il Collegio rabbinico di Padova, trasferendosi e laureandosi poi a Parma.
Nel 1848 è uscito dalla scuola militare con il grado di capitano, collaborando con il governo provvisorio modenese dopo la momentanea fuga del Duca Francesco V, successore di Francesco IV. L’anno successivo è entrato nell’esercito piemontese, distinguendosi per coraggio e patriottismo nelle tre guerre di indipendenza, dal 1848 al 1866, e partecipando a tutte le principali battaglie risorgimentali.
Dopo la battaglia di San Martino e Solferino nel 1859, in cui è stato ferito, è stato decorato con una medaglia d’argento al valore militare, cui si aggiungerà quella di bronzo al valore civile.
E’ stato anche autore di libri di storia militare, tra cui saggi sul generale Alfonso Lamarmora, il generale Cialdini e il Duca di Genova, opere sull’ordinamento della milizia nazionale e la storia dell’arte militare.
All’età di 25 anni, nel 1845, aveva fondato a Parma “Rivista Israelitica. Giornale di Morale, Culto, Letteratura e Varietà”, primo vero giornale ebraico italiano.

Ha spostato Amalia Pincherle, dama di compagnia della regina d’Italia Margherita. E’ morto nel 1890, all’età di 70 anni. Di lui, Giuseppe Garibaldi ha detto: “Rovighi, voi avete combattuto da vero Cavaliere, con la penna e con la spada”.

Cesare Rovighi è uno dei più fulgidi esempi del patriottismo della comunità ebraica italiana. In nome di valori quali libertà, unificazione, liberazione ed emancipazione politica, tanti ebrei italiani hanno combattuto non solo nelle guerre di indipendenza ma anche nella prima guerra mondiale e nella guerra di Spagna. Non in quanto ebrei, ma in quanto italiani, in attesa della sperata liberazione civile che potesse permettergli di uscire dai ghetti, essere finalmente cittadini con pari diritti e doveri, professare liberamente la propria fede.
Gli ebrei italiani in quel periodo erano molto devoti alla Patria, tanto da essere considerati anche all’estero piuttosto distanti dal sionismo di Herzl.

4 Commenti

4 Comments

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    Luigi Rovighi

    22 Febbraio 2017 a 9:41

    Molto interessante

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    luigi rovighil

    22 Febbraio 2017 a 10:02

    Buongiorno,
    ho trovato intereessante l’articolo, e vorrei conferma che le aprole di Garibaldi fossero dirette A Cesare Rovighi e non piuttosto a GIULIO ROVIGHI, Tenente dei Garibaldini di Carpi.
    Grazie e saluti
    Luigi Rovighi

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      Luigi Rovighi

      22 Febbraio 2017 a 10:11

      Buongiorno.
      Ti trovato interessante l’articolo.
      Vorrei conferma che Garibaldi abbia indirizzato quelle parole a Cesare
      Mi risultava GIULIO ROVIGHI tenente dei Garibaldini di Carpi come unico della famiglia a partecipare
      Grazie e siti.

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