Propalestinismo

Bismillah

“Bismillah, c’est la lumière!”, in nome di Allah accendete la luce. E uno stadio intero si illumina con le torce dei cellulari. A spronare la massa è Francesca Albanese (non necessita di spiegazioni). E lo stadio è a Parigi, al culmine di una lunga protesta iniziata dai sindacati degli studenti, ma proseguita come la più classica delle rivolte arabe, saccheggi inclusi. “Bismillah”, che vuol dire “in nome di Dio” è il motto delle piazze francesi di queste settimane ed è diventato, nell’era social, il meme più virale di Francia.

Cosa ci faceva Francesca Albanese in uno stadio a Parigi ad arringare la folla? Era ospite speciale del concerto del rapper Macklemore, nel suo Free Palestine Tour 2026. Un appuntamento fisso per tutti i pro-Pal del mondo, incluse Greta Thunberg (che era al concerto dell’OVO Arena Wembley (Londra) e Francesca Albanese a Parigi, letteralmente come testimonial.

Una piccola premessa è necessaria. Macklemore, al secolo Benjamin Hammond Haggerty, è un rapper statunitense bianco, diventato celebre a livello globale nei primi anni ’10 con dei discreti successi ballabili, come “Thrift Shop”, usciti dopo un suo periodo di droga e successiva disintossicazione. Il suo impegno politico è diventato evidente da subito: assolutamente allineato e coperto con Obama, ma nemico giurato di Trump. Negli anni ’20 si è tuffato a capofitto nella causa pro-Pal, come tantissimi suoi colleghi occidentali. In estrema sintesi: sempre dalla parte corretta della storia (mediatica). Tuttavia ha messo in imbarazzo l’amico cantautore Ed Sheeran, nel suo tour statunitense dell’estate scorsa.

Nelle sue aperture dei concerti di Sheeran nel New Jersey, il 4 e il 5 settembre, il rapper bombardava il pubblico di propaganda palestinista, con tanto di proiezione di scene di guerra da Gaza. Interventi talmente pesanti che sempre più israeliano-americani ed ebrei americani hanno chiesto il rimborso del biglietto. Il proprietario del Gillette Stadium, Massachusetts, che avrebbe dovuto ospitare la tappa successiva, minacciò di cancellare l’evento se Macklemore avesse fatto di nuovo propaganda.

Risultato immediato: il rapper è stato escluso dal tour di Ed Sheeran.

Risultato di medio periodo: Ed Sheeran si è trovato a sua volta isolato e boicottato da tutti i gruppi e i cantanti di supporto, per il solo semplice sospetto che condividesse l’idea di escludere il pro-Pal Macklemore. Per evitare di fare la fine di Boy George, la pop star britannica che, per aver composto “They Will Dance Again” (dedicata alla vittime del 7 ottobre) è escluso da tutto, anche dai festival di quartiere e dalle piattaforme gratuite, Ed Sheeran ha dovuto fare autocritica in pubblico, dichiarando il suo dolore per le vittime di Gaza e condannando Israele senza mezzi termini.

Risultato di lungo periodo: Macklemore ha rilanciato il suo status di star mondiale, punto di riferimento dei pro-Pal e ha lanciato il suo Free Palestine Tour, con tappe in tutta Europa. Il ricavato verrà devoluto “alle organizzazioni che aiutano la Palestina e il Movimento Palestinese”. Nello specifico, saranno finanziati Medical Aid for Palestinians, Palestinian Youth Movement, Heal Palestine, Palestine Children’s Relief Fund, Gaza Soup Kitchen, Jewish Voices for Peace, UNRWA USA National Committee.

L’operazione del Free Palestine Tour è esplicitamente politica. Lo ha detto lo stesso Macklemore durante il lancio della tournée europea: «C’è stato un risveglio collettivo intorno alla causa della liberazione della Palestina, al potere di censura dei miliardari e a ciò che oggi ci aspettiamo dagli artisti. È il 2026, essere apolitici di fronte a un genocidio non funziona più. Le persone chiedono agli artisti di esporsi, di informarsi, di fare comunità. Di usare il palco per qualcosa che vada oltre l’intrattenimento. Di reagire quando l’appello per una Palestina libera viene accolto con tentativi di metterlo a tacere. Quello che è successo a me va oltre un singolo artista o un singolo palco. Quando i miliardari possono decidere chi può salire su un palco e quali voci sono troppo pericolose per essere ascoltate, dovremmo prestare tutti attenzione».

E arriviamo allora alla tappa di Parigi, con Francesca Albanese ospite d’onore, allo stadio, ad arringare la folla. Ripetendo la domanda: che ci fa in un concerto di Macklemore pro-Palestina? La risposta sembra scontata, ma solo perché viviamo in un’epoca malata. Perché, se è normale che a far da testimonial di un Free Palestine Tour ci vadano altri artisti come Mark Ruffalo, o attiviste come Greta Thunberg, non dovrebbe essere considerato normale che ci vada la Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi.

Albanese non è un’attivista, ma una funzionaria Onu di alto livello. Le sue relazioni, faziose come e quanto sappiamo, fanno comunque testo. Non è esente dai doveri di imparzialità, professionalità, senso delle istituzioni, indipendenza di giudizio, tutte incompatibili con quel che ha appena fatto e quel che, soprattutto, continua a fare. Perché Francesca Albanese è ovunque e dappertutto si comporta da attivista estremista. Come quando, l’anno scorso, si è sentita in dovere di bacchettare il sindaco di Reggio Emilia (che le stava conferendo la cittadinanza onoraria), quando questi aveva usato ricordare anche gli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas.

Il comportamento di Francesca Albanese è semmai la prova di cosa sia diventata l’Onu. Un’organizzazione dove le dittature sono diventate maggioranza e votano contro le democrazie. Dove Israele è oggetto del maggior numero in assoluto di risoluzioni di condanna. Dove i Paesi islamici formano il cartello più potente e sono determinanti nelle nomine delle cariche principali, sono presenti in tutti i Consigli che dovrebbero difendere i diritti umani, distorcendoli e coprendosi a vicenda. Dove i grandi donatori privati, come le fondazioni filantropiche internazionali sono, spesso e volentieri, ancora più radicali delle dittature nella loro avversione all’Occidente e soprattutto al sionismo. L’Onu è ormai un gigantesco centro sociale globale. E Francesca Albanese ne è la degna rappresentante.

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