Con la campagna elettorale israeliana ormai in conclusione, una giornalista russa, Arina Aminovha, in una conferenza stampa di Netanyahu, chiede al premier israeliano: “Le istituzioni pubbliche (israeliane ndr) non danno sufficiente spazio alla lingua russa: riconoscono lo spagnolo, il francese e altre lingue. Al Ministero della Diaspora, al momento, manca la lingua russa. Le attività di informazione, hasbarah e sensibilizzazione erano disponibili in tutte le lingue, tranne che in russo. E questo è illogico”. Netanyahu, rispondendole, le dà sostanzialmente ragione. La traduzione in lingua russa di tutte le comunicazioni istituzionali israeliane è una lacuna che deve essere colmata. Ma il premier, nella risposta, si leva anche un sassolino dalla scarpa: “Gran parte dell’antisemitismo in Occidente è dovuto, purtroppo, alle azioni di organizzazioni russe e a quest’uomo terribile, Dugin. Un uomo terribile, davvero spaventoso. E lui avvelena in modo particolare i giovani esponenti della destra americana”.
Ecco l’argomento che Netanyahu ha sempre taciuto, per evitare di inimicarsi la destra americana, ma che da almeno un anno a questa parte è impossibile da ignorare: la destra americana sta diventando violentemente antisionista, non meno della sinistra. E il motivo di questo odio arriva dalla Russia, da pensatori come Dugin.
Il filosofo comunitarista Aleksandr Dugin, noto anche in Italia, è più celebrato in Occidente che nella Russia stessa. Sarebbe sbagliato definirlo come “ideologo di Putin”, perché la sua influenza sul Cremlino è minima, secondo chiunque conosca la politica russa. Ha invece un ruolo fondamentale per promuovere l’immagine e gli ideali della Russia putiniana presso tutti i partiti della destra sovranista occidentale. Sinora la sua rete di amici e seguaci si limitava alla sola Europa occidentale, negli Usa ne erano immuni. Ma con la crescita di una destra nazionalista americana, è “sbarcato” anche nel nuovo mondo, almeno dal 2020 in poi. Dopo l’intervista in ginocchio che gli ha fatto il solito Tucker Carlson, è diventato anche molto popolare presso il pubblico della nuova destra americana.
Dugin aveva cantato vittoria quando Trump aveva vinto le elezioni. Lo aveva commentato la notte stessa del 5 novembre 2024 con due sole parole: “Abbiamo vinto”. In realtà no. E la delusione è stata particolarmente palese dopo l’inizio della guerra con l’Iran alleato della Russia nonché un regime che Dugin ammira, se non altro perché ne condivide gran parte della visione del mondo. Il filosofo russo non dà direttamente la colpa al presidente, ma ai sionisti e ai neocon. Come ha scritto recentemente sul suo profilo X: “I neocon (come questo pervertito morto e corrotto Lindsey Graham e Mark Levine) portano la responsabilità dei fallimenti di Trump. E il loro sostegno incondizionato a Netanyahu, al genocidio di Gaza e alla guerra in Iran sono state le ragioni della probabilissima perdita delle elezioni di metà mandato. È una verità ovvia”. Lo ha scritto proprio all’indomani dell’intervento di Netanyahu in cui veniva nominato. Come per dire: non sono io a corrompere la destra americana, ma questi “pervertiti, corrotti e pure morti” neocon. E saranno loro a far perdere i Repubblicani nelle prossime elezioni (se invece seguissero i consigli di Dugin…).
Ma il filosofo russo nega ogni accusa di antisemitismo, un po’ come fanno tutti gli antisemiti del mondo, d’altra parte. Accusa la modernità. E Israele, giustamente, è parte integrante della modernità: “Ci sono persone che incolpano gli ebrei per tutti i problemi negativi nel mondo moderno. Io incolpo la modernità occidentale, che fu la scelta (sbagliata e fatale) dell’élite intellettuale europea dopo la fine del Medioevo. Gli ebrei si unirono al processo molto più tardi. Sono contrario al Mondo Moderno”.
Che cosa intende Dugin per “Mondo Moderno”? Essenzialmente quello che nasce dalla secolarizzazione. Quello che accetta la separazione della religione dalla politica. da bravo mistico russo, lui invece non accetta che religione e politica siano separate, sostiene il modello tradizionale ortodosso in cui trono e altare sono strettamente alleati. In questa visione del mondo rientrano alla perfezione l’Iran e in genere il radicalismo islamico che odia l’Occidente proprio per la sua secolarizzazione e non sopporta che da noi Stato e Chiesa siano due poteri distinti. Ma nella sua visione del mondo rientra anche qualche ebreo ultra-ortodosso e antisionista, che Dugin infatti cita e ritiene di condividere.
Scrive infatti ne “L’essenza del sionismo” (pubblicato sul blog Multipolar Press il 6 marzo 2026): “Lo scopo della diaspora è espiare i peccati di Israele accumulati nelle precedenti fasi storiche. Se questa espiazione è autentica e il pentimento è profondo, secondo la tradizione ebraica, il Messia apparirà come una benedizione del Dio ebraico per le opere del Suo popolo eletto. In tal caso, l’apparizione del Messia sarà un segno dall’alto per il ritorno degli ebrei in Israele, la creazione di uno stato indipendente e la costruzione del Terzo Tempio a Gerusalemme sul sito del Secondo Tempio distrutto. In linea di principio, i rappresentanti più coerenti di questo approccio ebraico sono certi fondamentalisti del movimento Neturei Karta o degli chassidim di Satmar, i quali affermano qualcosa del tipo: ‘Il nostro Dio ebraico ci ha comandato di sopportare le difficoltà dell’esilio; aspettiamo la sua fine, espiiamo i nostri peccati e, quando verrà il Messia (ma non prima!), torneremo in Israele, la Terra Promessa’. Essi si basano sul fatto che il Talmud contiene un chiaro divieto di ritorno in massa in Palestina prima della venuta del Messia, e soprattutto di realizzarlo con la forza”.
Il sionismo, dal punto di vista di Dugin, che qui si presenta in veste anche di arbitro dell’ebraismo, è una vera “eresia”, addirittura satanica: “L’essenza del sionismo – scrive nello stesso articolo – risiede nel fatto che esso è una sorta di ‘satanismo ebraico’. Non un satanismo in relazione ad altri popoli o culture, ma un satanismo all’interno dell’ebraismo, ovvero un’inversione di valori. Se l’ebraismo ortodosso classico insiste sul fatto che il significato dell’esistenza ebraica in dispersione consiste nell’attendere il Messia, che verrà dall’esterno, e solo allora si dovrebbe tornare nella Terra Promessa, il sionismo si basa sul principio che gli ebrei stessi sono Dio. Pertanto, possono tornare in Palestina subito e possono farlo con la forza, rifiutando così il divieto talmudico e procedendo alla costruzione del Terzo Tempio. L’apparizione del Messia sarà il culmine di questo processo messianico, ma in sostanza, ogni israeliano è il Messia”.
E su questo concetto, rispolvera alcuni classici dell’antisemitismo (ma sempre negando che di antisemitismo si tratti): “I sionisti non aspettano più il Messia: sono loro stessi il Messia, e quindi non c’è più nessuno e niente da aspettare. Non resta che fare affidamento sulla propria forza e sulle proprie reti globali per affermare il dominio mondiale e costruire il loro Stato israeliano, ignorando la popolazione locale o qualsiasi altro costo. A questo scopo risponde il divieto formale di criticare il sionismo, in vigore in alcuni Stati americani, dove l’antisionismo è equiparato all’antisemitismo. Se osserviamo attentamente, notiamo che lo Stato di Israele stesso muove guerra contro i semiti, cioè contro i palestinesi, arabi che sono semiti puri. Inoltre, l’ideologia sionista non può nemmeno essere definita pienamente ‘ebraica’ perché si basa sulla confutazione dei principi fondamentali dell’ebraismo. Se non c’è l’attesa del Messia, che tipo di ebraismo esiste?” (corsivi nostri).
Ora: quante volte abbiamo sentito queste argomentazioni da chi si dice “io non sono antisemita, ma…” Il punto è che quello di Dugin è un tipo di antisemitismo profondo, probabilmente anche inconsapevole, perché considera milioni di ebrei che vivono in Israele e altri milioni della diaspora che sostengono Israele, come dei “falsi ebrei”, quindi li priva del rispetto che normalmente si riserva alle altre religioni. Ed è sulla base di questo ragionamento, che ricorre a piene mani anche all’antisemitismo classico e alla sua fitta letteratura complottista, che Dugin sta contribuendo a formare una nuova destra visceralmente antisemita. Potenzialmente molto peggiore dell’antisionismo di sinistra, che si basa su ideologie (il marxismo, con la lotta di classe e il terzomondismo che si sono evoluti nella sinistra intersezionale), perché questo discorso religioso, diffuso da Dugin, tocca corde più profonde, alla radice della nostra spiritualità, alla radice di una violenza irriducibile.