Antonio Guterres, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: “I have never seen killing and destruction like Gaza in all my years as Secretary-General”. Tradotto: “In tutti i miei anni come Segretario Generale non ho mai assistito a scene di morte e distruzione come quelle di Gaza”. In tutti i suoi anni da Segretario Generale? Cioè da quando? Dal 1 gennaio 2017. Allora, dal 2017 ad oggi non c’è stata guerra più sanguinosa e distruttiva rispetto a quella combattuta a Gaza negli ultimi tre anni?
Se vogliamo prendere la stima più alta, quella diffusa da Hamas (il cosiddetto “Ministero della salute palestinese”), a Gaza si registrano circa 73mila morti. La percentuale di terroristi armati uccisi in azione varia a seconda della fonte. Per le fonti israeliane, circa la metà (14mila) sono terroristi armati, l’altra metà (16mila) sono civili disarmati uccisi come vittime collaterali e i morti, in tutto (30mila), sono meno della metà di quelli dichiarati da Hamas. Ma ammettiamo anche che Hamas abbia ragione, che i morti siano 73mila e che la maggioranza di questi siano civili disarmati. Stiamo parlando del conflitto più sanguinoso che Guterres abbia visto nel corso del suo mandato?
Impossibile, perché, secondo stime conservative il conflitto civile nel Sudan, scoppiato anche quello nel 2023, sei mesi prima del pogrom del 7 ottobre, ha già provocato 150mila morti. E queste sono, appunto, stime conservative, quelle più alte parlano di 400mila vittime, quasi 9 milioni di sfollati interni e 3 milioni e mezzo di rifugiati.
La guerra civile dello Yemen, che proprio in queste settimane sta vivendo una grave recrudescenza con l’offensiva degli Houthi (sciiti, filo-iraniani e nemici di Israele) ha provocato, dal 2014, 150mila morti e se si sommano le vittime della malnutrizione per l’embargo imposto al paese e per il collasso generale delle infrastrutture, si arriva alla cifra enorme di 377mila morti. A cui si aggiungono 5 milioni di profughi, fra sfollati interni e rifugiati.
La guerra civile in Etiopia (governo centrale contro separatisti del Tigray), scoppiata nel 2018, un anno dopo l’insediamento di Guterres dunque, ha finora provocato un numero non noto di vittime. Ma la stima più conservativa parla già di 100mila morti, oltre a 2 milione e 750mila sfollati interni e quasi 1 milione di rifugiati.
La guerra in Ucraina, il più grande conflitto convenzionale in Europa, tuttora in corso, scoppiato nel 2022 (cinque anni dopo l’insediamento di Guterres) ha causato un numero di vittime ancora sconosciuto. Sia ucraini che russi tendono a non diffondere i numeri veri e a gonfiare le perdite dell’avversario. Ma le stime più neutrali (BBC e CSIS) parlano di 125-200mila caduti ucraini e 400-560mila caduti russi. I civili uccisi sono stimati in 16mila, quasi tutti ucraini.
La guerra civile nel Myanmar, iniziata con il golpe militare del 2021 (quattro anni dopo l’insediamento di Guterres) ha causato sinora, secondo la stima più conservativa, 89.200 morti. I civili uccisi sono circa 6mila e i profughi 3 milioni e mezzo.
Guterres ha anche potuto assistere agli ultimi 7 anni della guerra civile in Siria, durata dal 2011 al 2024: 656mila morti, di cui almeno la metà sono civili, e 6 milioni e 700mila sfollati interni e un numero analogo di rifugiati all’estero.
Il lettore stupido, a questo punto, potrebbe obiettare: “Ah allora secondo voi a Gaza è una scampagnata? Adesso ci venite a dire che i palestinesi stanno bene!” No. Semplicemente, questi numeri dimostrano, oggettivamente, che la frase “In tutti i miei anni come Segretario Generale non ho mai assistito a scene di morte e distruzione come quelle di Gaza” è falsa. O Guterres non ha visto nulla delle altre guerre in corso (e allora è un errore di omissione grave, per una carica come la sua), oppure sta facendo politica.
La conclusione più logica è che Guterres stia facendo politica e voglia tenere sveglio e attivo il movimento antisionista nel mondo. La guerra a Gaza non fa più notizia? Non ci sono più foto di macerie, morti e fame che provengono dalla Striscia? Allora si butta lì la frase ad effetto, così da accontentare anche quelli che sono i veri protagonisti dell’Assemblea Generale: i paesi arabi e islamici, il “sud globale” capitanato dal Sud Africa, a cui si aggiunge il fronte delle dittature anti-occidentali, guidato da Russia e Cina. È a quell’audience che Guterres si rivolge. E già dire “Gaza” è come mostrare una bandiera.
Però a pagare sono gli ebrei, in tutto il mondo. Che siano ebrei di Belleville, Canada, che pregano in una sinagoga nel giorno dello Yom Kippur, bersagli dell’ultimo attentato. O che sia un rabbino che attende l’autobus a Milano, aggredito da tre maranza. Ma comunque sono gli ebrei che pagano questa ondata di antisionismo, alimentata sin dai massimi vertici dell’Onu. Perché, dopo quasi tre anni di lavaggio del cervello, alle persone comuni resta in mente un solo concetto: che gli ebrei di Israele sono autori della peggior “morte e distruzione” del mondo. E di lì il passo è brevissimo per arrivare all’accusa di genocidio, cioè la nuova versione della calunnia del sangue.