Israele e Medio Oriente

Chi tradì Anne Frank? Il caso è riaperto

Perché il nascondiglio in cui trovarono rifugio la piccola Anne Frank, i suoi familiari (il padre Otto, la madre Edith e la sorella Margot) e gli altri quattro occupanti dell’alloggio segreto (la coppia Hermann ed Auguste van Pels e il figlio Peter; il dentista Fritz Pfeffer), non riuscì più a dare loro protezione? Oggi, a oltre settant’anni dal giorno in cui la famiglia Frank fu deportata  nel campo di smistamento di Westerbork con un treno passeggeri, per poi essere internata ad Auschwitz,  le cause della cattura sono ancora un mistero.

Un mistero senza risposta, nonostante anni di ricerche condotte da Otto Frank – l’unico membro superstite della famiglia, morto nel 1980 a Basilea, in Svizzera – e da numerosi studiosi, storici e giornalisti. Ora un agente dell’Fbi in pensione, Vince Pankoke, è determinato a scoprire la verità e per farlo ha messo insieme un team multidisciplinare di esperti costituito da criminologi, storici, detective e psicologi, scienziati forensi, analisti dei dati, esperti di software e poliziotti, che utilizzeranno nuove tecniche investigative e sistemi di intelligence artificiale. La Anne Frank House di Amsterdam ha messo a disposizione degli esperti i suoi archivi, accogliendo con favore l’iniziativa. Il fil rouge dell’inchiesta in corso (“Cosa portò all’arresto di Anne e degli altri clandestini dell’alloggio segreto, il 4 agosto 1944?”) è tracciato sul sito web  Cold Case Diary. L’obiettivo di tale ricerca che riapre questo grande caso irrisolto è scoprire la verità e renderla nota entro il 4 agosto 2019, quando ricorrerà il 75esimo anniversario dell’arresto di Anne Frank. Il progetto è stato reso possibile da un crowdfunding lanciato dal regista Thijs Bayens e dal giornalista olandese Pieter Van Twisk.

Il team di esperti è pronto ad analizzare 25 km di file e ad esaminare una mole di documenti desecretati. La compagnia olandese Xomnia, specializzata nell’analisi di dati, ha sviluppato algoritmi di intelligenza artificiale per gestire i dati. Nel grande database di informazioni sono stati inseriti documenti storici, liste di collaboratori nazisti, informatori, archivi della polizia e precedenti ricerche. Pankoke sostiene di aver scoperto durante i suoi lavori preliminari nuovi indizi contenuti in una serie di documenti inviati agli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale: “Ho trascorso molto tempo negli archivi nazionali statunitensi e lì ho scoperto dei documenti inviati da Amsterdam che mi era stato detto che non esistevano”, ha dichiarato al Guardian. “Alcuni di questi sono stati parzialmente danneggiati dall’acqua o bruciati. E ci vorrà un po’ di tempo per recuperarli. Ma altri contengono liste di nomi di ebrei arrestati in seguito a soffiate, di informatori e di agenti della Gestapo che vivevano ad Amsterdam. Ora potremo incrociare i dati e trovare connessioni”. Il Sicherheitsdienst, il servizio segreto nazista, registrò meticolosamente ogni arresto, ma si pensa che tutti i documenti sul caso della famiglia Frank siano andati distrutti in un raid aereo condotto dall’esercito britannico nel 1944. Così, fino ad oggi, tra indizi, sospetti e mancanza di prove le ricerche hanno seguitato a brancolare nel buio. La verità però potrebbe avere le ore contate. Fu un tradimento? Una fatalità? Chi o cosa indusse la Gestapo a fare irruzione nell’alloggio segreto della casa al numero 263 di Prinsengracht, ad Amsterdam. La verità sarà decifrata in un grande database, nell’ambito di quella che è l’ultima indagine della carriera di Pankoke, ma probabilmente la più importante.

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