La guerra in Ucraina si sta fondendo con la guerra in Iran? Ci sono due episodi che lo farebbero pensare. Il primo è militare: droni ucraini, in un raid sul Mar Caspio, hanno colpito una nave iraniana che trasportava armi ai russi. Il secondo è politico: a Washington, al funerale di Lindsey Graham, senatore repubblicano che sosteneva sia la causa ucraina sia quella israeliana, Netanyahu e Zelensky si sono incontrati e parlati per la prima volta dall’inizio del conflitto. Anche Trump sta cambiando atteggiamento e con lui la maggioranza del suo partito in Senato. Il 28 luglio è stato votato un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia di una durezza senza precedenti, con una minaccia di imporre tariffe del 100% sui paesi che importano petrolio da Mosca. La maggioranza che lo ha votato è stata schiacciante, 86 a 12, Trump non ha obiettato. Fino a pochi mesi fa, uno scenario simile sarebbe stato impensabile, con un presidente che giudicava “irresponsabile” ogni mossa volta a mettere all’angolo la Russia (e con i suoi senatori che votavano di conseguenza).
Per chi è un osservatore senza pregiudizi, Ucraina e Israele hanno molto più in comune di quanto si creda. È vero che molto ancora li divide. Netanyahu, per ovvi motivi strategici, ha sempre mantenuto rapporti buoni o quantomeno cordiali con Putin (tanto da essere definito “putiniano” dai suoi nemici), mentre l’Ucraina raramente vota a favore di Israele in sede Onu. Israele ha mandato aiuti umanitari all’Ucraina invasa, non militari (almeno: fra gli aiuti dichiarati). Zelensky non è mai stato in Israele, anche se aveva espresso questo desiderio dopo il 7 ottobre 2023.
Ma è anche innegabile che: la Russia protegge l’Iran e lo ha sempre assistito nel suo programma nucleare, l’Iran ricambia vendendo ai russi missili balistici e droni (i famigerati Shaheed). La Russia sta tuttora appoggiando l’Iran, nella sua guerra contro Usa e Israele, fornendo dati di intelligence. Israele sta pensando di importare dall’Ucraina metodi e tecnologie anti-drone, settore in cui il paese aggredito da quattro anni è diventato un campione mondiale. E soprattutto: le macchine della propaganda russa e iraniana sono perfettamente coordinate. Fateci caso: le fonti che diffondono informazioni russofile, sono anche le stesse che hanno condannato da subito l’intervento armato contro l’Iran. I toni e gli argomenti della propaganda si sovrappongono, nonostante siano religioni e filosofie politiche differenti: sia Iran che Russia ritengono di combattere contro un “Occidente collettivo” decadente nei costumi, materialista, rapace in politica estera e con plateali sfumature di “anticristo”. Se pensi che i nostri governi democratici siano solo un paravento, ma che in realtà a comandare siano logge segrete di adoratori di Baal, pedofili e magari anche un po’ cannibali, vuol dire che sei stato esposto in modo estremo a quella propaganda, che è sia russa che islamica iraniana.
Al contrario, in America, come un po’ in tutto l’Occidente (dove questa propaganda ha fatto molta presa, soprattutto dopo il disperante biennio pandemico) l’opinione pubblica è divisa in modo trasversale. Tuttora si presenta una destra, come quella di Trump, dove il sostegno a Israele si mischia con la simpatia per Putin. E una sinistra Dem che ritiene di dover difendere per principio “i popoli aggrediti”, mettendo sullo stesso piano Ucraina e Palestina. Sono rari i casi, come quello del defunto Lindsey Graham, in cui si sostengono le due democrazie aggredite dalle dittature: Ucraina e Israele, come parte di una stessa causa occidentale. Mentre è sempre meno raro, da Tucker Carlson in giù, trovare una destra estrema che parteggia sia per la causa iraniana e palestinese che per quella russa, nel nome di un odio (reazionario in questo caso) contro l’Occidente.
Se Trump sta cambiando atteggiamento e sta passando dal campo della “destra sionista pro-Putin” al campo della “difesa delle due democrazie aggredite”, lo si deve probabilmente proprio al defunto Lindsey Graham, che aveva un forte ascendente sull’inquilino della Casa Bianca. Ma Graham è morto. E sapendo quanto siano rapidi i cambi di umore e di linea di Trump, potrebbe ritornare sui suoi passi. Oppure potrebbe svoltare ancora nella direzione opposta, magari seguendo il vicepresidente JD Vance e gli isolazionisti, fino a rompere l’alleanza con Netanyahu. Per scongiurare questa possibilità, un’altra persona con un forte ascendente su Trump sta telefonandogli quasi tutti i giorni, insistendo per un sostegno più coerente sia all’Ucraina che a Israele: l’influencer Laura Loomer.
Per chi frequenta il mondo dei podcast, la Loomer è una vecchia conoscenza. Testa calda, complottista, molto putiniana quanto fiera combattente anti-islamista, nell’ultimo anno ha avuto letteralmente una conversione sulla via di Kiev. Tuttora si trova nella capitale ucraina, dove ha intervistato il presidente Zelensky, ha visitato il fronte e ha vissuto la vita dei rifugi anti-aerei.
Dai suoi numerosissimi reportage di viaggio apprendiamo prima di tutto come Loomer abbia cambiato idea: si è sentita usata dalla propaganda russa, per anni. Mentre i liberal le hanno tolto il microfono e per poco anche l’accesso a Internet, i russi le hanno dato tutto lo spazio che voleva, per perorare la causa di Trump e dei conservatori. Quando la propaganda russa è diventata indigeribile? Quando ha iniziato ad appoggiare l’Iran in modo esplicito, con argomenti anti-semiti e anti-Usa. E quando i russi hanno iniziato a fornire agli iraniani i dati necessari a uccidere gli americani nel Golfo, durante la guerra ancora in corso, mentre l’ideologo eurasista Dugin, esattamente come il regime iraniano, diffondevano odio e minacce di distruzione contro l’America, gli americani e il loro presidente.
Laura Loomer ha scoperto di lavorare per il nemico del suo Paese e ha cambiato idea. Ora sta cercando di fare cambiare idea anche a Trump, così come finora ci aveva provato Lindsey Graham e pochi altri. Ma l’opinione pubblica di destra americana è pronta a seguire questo cambiamento? A giudicare dai commenti che la Loomer riceve su X: decisamente no. C’è un pezzo sempre più consistente della destra, infatti, che ha imboccato la via indicata da Putin e la sta seguendo fino in fondo. Se c’è da dare addosso a Israele: “bene, gli ebrei sono nemici dei cristiani, gli iraniani sono una grande civiltà”. E se c’è l’intelligence russa dietro ai raid contro gli americani: “ce lo meritiamo, così impariamo ad aggredire il pacifico Iran per conto degli ebrei”.
Il nodo è e resta sempre l’ebraismo. Da una parte, Laura Loomer ha visto che l’alleanza fra Usa e Israele era oggetto dell’odio sia russo che iraniano e dunque si è riposizionata in difesa dell’Occidente. Dall’altra c’è Tucker Carlson che vede la stessa cosa, ma sceglie il campo opposto. In entrambi i casi il catalizzatore è sempre lo Stato degli ebrei. Trump da che parte sceglierà di stare?