Antisemitismo, Antisionismo e Debunking

L’aggressiva campagna degli “studenti contro il Technion” a Torino

Un’amministrazione comunale che concede il patrocinio a iniziative o eventi promossi o organizzati dal movimento Bds si rende semplicemente complice di qualcosa che è illegale in tanti paesi d’Europa e dovrebbe esserlo anche in Italia.
Questo non perché, come la propaganda vittimista vorrebbe far credere, si è a favore della censura, ma semplicemente perché l’Italia si oppone al boicottaggio. Il movimento Bds, ossia Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni, non è “un’organizzazione attenta ai diritti umani” ma un progetto che delegittima lo stato di Israele non riconoscendone di fatto il diritto ad esistere.
Sul sito Bds Italia si legge “Il movimento globale BDS per i diritti dei palestinesi, guidato dal BNC (BDS National Committee, il coordinamento n.d.r.), ha descritto costantemente Israele come un regime di “occupazione, colonialismo di insediamento e apartheid” contro tutti i Palestinesi”.
Occupazione, colonialismo, apartheid: assieme a “genocidio”, si tratta dei principali feticci linguistici della propaganda antisionista, basata perlopiù su menzogne, manipolazioni, esagerazioni, malafede. Un linguaggio che però fa breccia anche tra i giovani e gli intellettuali, sensibili alla questione palestinese e a una fraintesa “emergenza umanitaria” che nasconde uno scopo meno nobile: incolpare Israele, di tutto. Una violenza cui fa da contraltare il rinfacciato rifiuto dell’uso delle armi, come se la sistematica diffamazione fosse meno pericolosa e grave.
Chi contesta la propaganda Bds è tacciato di “sionismo”, vocabolo usato come insulto, e di “rifugiarsi dietro la scusa dell’antisemitismo”, poiché “criticare la politica di Israele non significa essere antisemiti”. Peccato che talune argomentazioni usate dai Bds nascondano pregiudizi nei confronti degli ebrei (spesso definiti ironicamente e con spregio “popolo eletto” o accusati di massacrare i palestinesi in ossequio al concetto religioso di “terra promessa”, se non tacciati addirittura di suprematismo) e ragionamenti complottisti su Israele che di conseguenza fomentano, involontariamente o meno, odio contro l’intero popolo ebraico.

Il movimento Bds non può che scaldare i cuori soprattutto di chi sublima i palestinesi come resistenti oppressi, mentre gli israeliani sarebbero l’icona dei colonizzatori occidentali.
In città come Torino, il supporto delle organizzazioni studentesche, soprattutto universitarie, alle istanze di boicottaggio di Israele è decisivo. L’offensiva si è infatti scatenata in primis nell’ambiente universitario, prima con la petizione anti-Technion di alcuni docenti e poi con la presa di posizione di organizzazioni studentesche.
Lo scorso marzo il senato accademico si è trovato in una situazione delicata: doveva decidere se confermare la collaborazione tra l’ateneo torinese e il vituperato Technion, istituto tecnologico con sede ad Haifa. Il Technion è accusato di qualsiasi nefandezza sulla base dei soliti pregiudizi anti-israeliani. Il peccato più grave sarebbe quello di “collaborare con l’esercito israeliano”, fabbricando addirittura droni che vengono utilizzati dalle forze di difesa.
E’ errato in partenza l’assunto secondo cui la collaborazione tra università e esercito sia contraria ai diritti umani. In ogni Paese del mondo gli istituti di ricerca o accademici collaborano con i corpi di sicurezza.
Non è però un concetto compreso e condiviso dagli “studenti contro il Technion” che hanno accusato Israele di “apartheid” (beninteso: un paese in cui il 20% della popolazione è costituita da arabi che votano, partecipano alla vita politica, lavorano, hanno rappresentanti in parlamento e gli stessi diritti degli ebrei) e “violazione dei diritti umani”.
Proprio con questa denominazione, “studenti contro il Technion”, alcuni rappresentati degli studenti hanno chiesto al senato accademico di porre fine alla collaborazione tra ateneo torinese e polo tecnologico israeliano.
Missione fallita: il senato accademico ha stabilito di continuare a collaborare con il Technion, ma fosse dipeso dagli studenti sarebbe finita diversamente. Tra i rappresentati studenteschi, infatti, la maggioranza ha votato per cessare la collaborazione, schierandosi quindi con il movimento Bds.
Una scelta frutto anche della propaganda capillare delle principali organizzazioni studentesche antisioniste: Il Cua, Collettivo Universitario Autonomo, e Progetto Palestina, i cui componenti hanno pure manifestato davanti alla sede dell’università per esercitare pressione contro il senato accademico.
Alla guida degli “studenti contro il Technion” una pasionaria studentessa italo-palestinese.

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