Editoriali

La pandemia incessante

Il coronavirus non impedisce che altre pandemie di longevità assai maggiore continuino il loro corso. L’antisemitismo è, ovviamente, quella di più lunga data seguita dal suo corollario, l’antisionismo, un antisemitismo più à  la page, che ha molti estimatori. Come è noto essi ben si guarderebbero dal dire che sono antisemiti, come antisemita non sarebbe il BDS, il cui scopo è di boicottare lo Stato ebraico isolandolo internazionalmente e aggiornando così le politiche di discriminazione e offensiva commerciale messe in atto con il boicottaggio delle attività ebraiche avvenute in Germania nel marzo del 1933 da parte del Reich.

Così L’Istituto Affari Internazionali think tank indipendente legato all’Unione Europea ha promosso il 17 aprile un seminario web sponsorizzato anche da Eumenia-Jean Monnet Network, un progetto della durata di tre anni finalizzato a un interscambio culturale tra Europa e Medio Oriente, e dalla Fondazione San Paolo, dal titolo, Israel/Palestine after the Trump Plan: How can the EU move forward?

La cosa più interessante del seminario sono, ovviamente, i relatori. Come ha fatto presente Gerard Steinberg di NGO Monitor, due dei relatori non hanno alcuna competenza sull’argomento ma sono noti attivisti pro palestinesi, a partire da Lara Friedman, della Foundation for Middle East Peace con sede a Washington e Martin Konecny il quale promuove campagne politiche propalestinesi tra cui anche il BDS e scrive su piattaforme mediatiche legate a Hamas come Middle East Eye. 

Gli altri due invece, Tareq Baconi e Dimitris Bouris, hanno una formazione accademica che non impedisce certamente loro di avere un orientamento sostanzialmente favorevole alla narrativa palestinese.

Nessuna particolare sorpresa nel vedere che un istituto appoggiato dall’Unione Europea promuova un seminario con un panel composto interamente da relatori pregiudizialmente avversi allo Stato ebraico senza che via sia tra di loro alcun contraltare a fare sentire un’opinione alternativa in merito alla prospettiva che inagura il piano di pace promosso dall’amministrazione Trump.

Una ulteriore conferma di come la UE continui imperterrita a sostenere la narrativa palestinese interamente a danno delle ragioni di Israele e della verità storico-politica, deformata sistematicamente con intenzionalità programmatica.

 

 

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