Dopo l’attacco israeliano a Beirut nonostante il divieto trumpiano, l’Amministrazione Trump è in procinto di offrire a Teheran degli “incentivi” in modo da dissuaderlo dal rispondere militarmente.
A seguito dell’episodio, Trump si è affrettato a pubblicare su Truth un comunicato in cui scrive che Israele non doveva rispondere a Hezbollah e che la sua reazione è stata “sproporzionata”. Il termine ha una certa familiarità.
Le esigenze di Trump di accordarsi con l’Iran spostando a un futuro indeterminato le questioni fondamentali per Israele: impedire che l’Iran possa dotarsi di un’arma atomica, distruggere l’uranio già potenziato per questo scopo, occuparsi dell’arsenale balistico, e mettere l’Iran nelle condizioni di non sostenere più Hezbollah, mostrano solo la fretta di uscire da un impiccio di grandi proporzioni cercando disperatamente di farlo in modo da non apparire soccombente.
Ma Trump è già soccombente nel momento stesso in cui invece di optare per investire le risorse umane militari per catturare l’isolotto di Kharg, polmone idrocarburico dell’Iran e liberare lo Stretto di Hormuz, ha deciso di sedersi al tavolo con il regime di Teheran per trovare una via di uscita che sia di reciproca convenienza.
Finora Benjamin Netanyahu, consapevole dell’isolamento internazionale di Israele, oltre i livelli di guardia, e del fatto che mettersi di traverso a Trump potrebbe costargli molto caro, ha sempre ottemperato ai diktat trumpiani, tuttavia legarsi a Trump in modo così stretto non rappresenta per Israele un vantaggio, soprattutto adesso.
Bisogna dimenticarsi il Trump del primo mandato, quello che aveva intorno a sè uomini come Mike Pompeo, John Bolton, l’ambasciatore David M. Friedman, i quali riuscivano a consigliarlo per il meglio e avevano in Israele un preciso e indiscusso riferimento valoriale. Il secondo Trump è circondato da altra gente, e Israele, per loro non è una priorità.
Netanyahu, prossimo alle elezioni di ottobre, sta forse cominciando a tenerne conto. Bisognerà vedere e lo vedremo presto se l’attacco a Beirut considerato da Trump insubordinazione andrà rubricato tra gli episodi isolati oppure segna una divaricazione foriera di possibili tempeste.