Israele e Medio Oriente

Il discorso di Netanyahu alle Nazioni Unite, tradotto in italiano

Ecco la traduzione in italiano del discorso del premier israeliano Benjamin Netanyahu davanti all’assemblea generale delle Nazioni Unite. La fonte è la pagina facebook Progetto Dreyfus

“Signor Presidente, Signore e Signori,
Quello che sto per dire vi shockerà: Israele ha un futuro luminoso alle Nazioni Unite. Ora, so che sentire ciò da me sarà una sorpresa, perché anno dopo anno in piedi su questo podio ho sempre accusato le Nazioni Unite per la loro propensione ossessiva contro Israele. Le Nazioni Unite meritavano ogni parola sferzante – per la disgrazia dell’Assemblea Generale che lo scorso anno ha approvato 20 risoluzioni contro lo Stato democratico di Israele ed un totale di tre risoluzioni contro tutti gli altri paesi del pianeta.

Israele – venti; resto del mondo – tre.

E che dire dello scherzo di chiamare “Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite”, chi ogni anno condanna Israele più di tutti i paesi del mondo messi insieme. Mentre le donne vengono violentate sistematicamente, uccise, vendute come schiave in tutto il mondo, qual è l’unico paese che la Commissione delle Nazioni Unite sulle donne ha scelto di condannare quest’anno? Sì, avete indovinato – Israele. Israele. Israele, dove le donne pilotano aerei da combattimento, guidano grandi aziende, sono a capo di università, hanno per due volte presieduto la Suprema Corte e sono state presidente del Parlamento e Primo Ministro. E questo circo continua presso l’Unesco. Unesco, l’organismo delle Nazioni Unite incaricato di preservare il patrimonio mondiale. Ora, questo è difficile da credere, ma l’Unesco ha appena negato la connessione lunga 4000 anni tra il popolo ebraico e il suo luogo più sacro, il Monte del Tempio. Questo è assurdo come negare la connessione tra la Grande muraglia cinese e la Cina.
Signore e signori, l’ONU, nata come forza morale, è diventata una farsa morale. Così, quando si tratta di Israele alle Nazioni Unite, penserete probabilmente che non cambierà mai niente, giusto? Bene, pensateci meglio. Vedete, tutto cambierà e molto prima di quanto pensiate. Il cambiamento avverrà in questa sala, perché a casa, i vostri governi stanno rapidamente cambiando il loro atteggiamento nei confronti di Israele. E prima o poi, ciò cambierà il modo in cui votate su Israele alle Nazioni Unite.

Sempre più nazioni in Asia, in Africa, in America Latina, sempre più nazioni vedono Israele come partner potente – un partner nella lotta contro il terrorismo di oggi, un partner nello sviluppo della tecnologia di domani.

Oggi Israele ha relazioni diplomatiche con più di 160 paesi. Quasi il doppio di quando ero qui come ambasciatore di Israele circa 30 anni fa. E quei legami diventano più ampi e profondi di giorno in giorno. I leader mondiali apprezzano sempre più che Israele è un paese potente, con uno dei migliori servizi di intelligence del mondo. A causa della nostra esperienza senza pari e comprovate capacità nella lotta al terrorismo, molti dei vostri governi cercano il nostro aiuto nel mantenere i vostri paesi sicuri. Molti cercano anche di beneficiare dell’ingegnosità di Israele nell’agricoltura, nella sanità, nelle risorse idriche, nell’informatica e nell’integrazione dei grandi volumi di dati, nella connettività e nell’intelligenza artificiale – l’integrazione che sta cambiando il nostro mondo in ogni modo.

Considerate questo: Israele è leader mondiale nel riciclo delle acque reflue. Noi ricicliamo circa il 90% delle nostre acque di scarico. Non è straordinario? Dato che il successivo paese sulla lista ricicla solo il 20% delle sue acque reflue, Israele è una potenza globale dell’acqua. Quindi, se si ha un mondo assetato, e lo abbiamo, non c’è alleato migliore di Israele.

Che ne dite della sicurezza informatica? Questo è un problema che riguarda tutti. Israele conta un decimo dell’uno per cento della popolazione mondiale, ma l’anno scorso abbiamo attirato circa il 20% degli investimenti privati globali nella sicurezza informatica. Voglio che assimiliate questo numero. In informatica, il valore di Israele è enorme, 200 volte il proprio peso. Così Israele è anche una potenza informatica globale. Se gli hacker prendono di mira le vostre banche, gli aerei, le vostre reti elettriche e tutto il resto, Israele può offrire un aiuto indispensabile.

I governi stanno cambiando il loro atteggiamento nei confronti di Israele, perché sanno che Israele può aiutarli a proteggere i loro popoli, può aiutarli a sfamarli, li può aiutare a migliorare la loro vita. Questa estate ho avuto l’opportunità incredibile di vedere questo cambiamento in modo così vivo nel corso di una visita indimenticabile in quattro paesi africani. Questa è la prima visita in Africa da parte di un primo ministro israeliano negli ultimi decenni. Più tardi, oggi, incontrerò i leader di 17 paesi africani. Discuteremo come la tecnologia israeliana può aiutarli nei loro sforzi per trasformare i loro paesi. In Africa, le cose stanno cambiando. Anche in Cina, in India, in Russia, in Giappone, l’atteggiamento nei confronti di Israele è cambiato. Queste potenti nazioni sanno che, nonostante le sue ridotte dimensioni, Israele può fare una grande differenza in molte, molte aree che sono importanti per loro.

Ma ora vi sorprenderò ancora di più. Vedete, il più grande cambiamento di atteggiamento nei confronti di Israele è in atto altrove. E’ in atto nel mondo arabo. I nostri trattati di pace con l’Egitto e la Giordania continuano ad essere ancore di stabilità in un Medio Oriente instabile. Ma devo dirvi questo: per la prima volta nella mia vita, molti altri Stati della regione riconoscono che Israele non è il loro nemico. Essi riconoscono che Israele è loro alleato. I nostri nemici comuni sono l’Iran e l’ISIS. I nostri obiettivi comuni sono la sicurezza, la prosperità e la pace. Credo che nei prossimi anni lavoreremo insieme per raggiungere questi obiettivi collaborando apertamente.

Quindi le relazioni diplomatiche di Israele sono in una fase niente di meno che rivoluzionaria. Ma in questa rivoluzione, non dimentichiamo mai che la nostra alleanza più cara, la nostra più profonda amicizia è con gli Stati Uniti d’America, la più potente e la più generosa nazione sulla terra. Il nostro legame indissolubile con gli Stati Uniti d’America trascende i partiti e la politica. Essa riflette, soprattutto, il sostegno enorme per Israele del popolo americano, il supporto che è a livelli record e per il quale siamo profondamente grati.

Le Nazioni Unite denunciano Israele; gli Stati Uniti sostengono Israele. E un pilastro centrale della difesa è il supporto costante degli Stati Uniti per Israele alle Nazioni Unite. Apprezzo l’impegno del presidente Obama per questa politica di lunga data degli Stati Uniti. Di fatto, l’unica volta che gli Stati Uniti hanno posto un veto in Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite durante la presidenza Obama è stato contro una risoluzione anti-Israele nel 2011. Come il presidente Obama ha giustamente dichiarato da questo podio, la pace non verrà da dichiarazioni e risoluzioni delle Nazioni Unite.

Credo che non sia lontano il giorno in cui Israele sarà in grado di contare su molti, molti paesi che ci sostengono alle Nazioni Unite. Di riflesso, lentamente ma inesorabilmente stanno arrivando al termine quei giorni in cui gli ambasciatori delle Nazioni Unite condannano Israele.

Signore e Signori, la maggioranza automatica di oggi contro Israele alle Nazioni Unite mi ricorda la storia, l’incredibile storia di Hiroo Onoda. Hiroo era un soldato giapponese che era stato inviato nelle Filippine nel 1944. Viveva nella giungla. Frugava per procurarsi il cibo. Evitava la cattura. Alla fine si arrese, ma solo nel 1974, circa 30 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Per decenni, Hiroo si era rifiutato di credere che la guerra fosse finita. Mentre Hiroo era nascosto nella giungla, i turisti giapponesi nuotavano in piscine di alberghi di lusso americani nella vicina Manila. Infine, per fortuna, l’ex comandante di Hiroo fu inviato a convincerlo ad uscire dalla clandestinità. Solo allora Hiroo depose le armi.

Signore e Signori, signori delegati provenienti da così tanti paesi, ho un messaggio per voi oggi: abbandonate le armi. La guerra contro Israele alle Nazioni Unite è finita. Forse alcuni di voi non lo sanno ancora, ma sono sicuro che un giorno, in un futuro non troppo lontano riceverete anche voi il messaggio dal vostro presidente o dal vostro primo ministro che vi informa che la guerra contro Israele presso le Nazioni Unite è conclusa. Sì, lo so, ci potrebbe essere una tempesta prima della quiete. So che si parla di coalizzarsi contro Israele alle Nazioni Unite entro la fine dell’anno. Data la sua storia di ostilità nei confronti di Israele, qualcuno crede davvero che Israele permetterà alle Nazioni Unite di determinare la nostra sicurezza e i nostri interessi nazionali vitali? Non accetteremo alcun tentativo da parte delle Nazioni Unite di dettare condizioni ad Israele. La strada per la pace attraversa Gerusalemme e Ramallah, non New York. Ma indipendentemente da ciò che accadrà nei prossimi mesi, ho totale fiducia che negli anni a venire la rivoluzione nella posizione di Israele tra le nazioni finalmente penetrerà in questa sala delle nazioni. Ho tanta fiducia, infatti, che prevedo che tra una decina d’anni un primo ministro israeliano si alzerà in piedi proprio qui dove sono in piedi io e realmente applaudirà l’ONU. Ma voglio chiedervi: perché dobbiamo aspettare un decennio? Perché continuare a diffamare Israele? Forse perché alcuni di voi non comprendono che il pregiudizio ossessivo contro Israele non sia solo un problema per il mio paese, è un problema per i vostri paesi. Perché se l’ONU spende così tanto tempo per condannare l’unica democrazia liberale in Medio Oriente, ha molto meno tempo per affrontare la guerra, la malattia, la povertà, il cambiamento climatico e tutti gli altri gravi problemi che affliggono il pianeta.

Il milione e mezzo di siriani massacrati sono aiutati dalla vostra condanna di Israele? Lo stesso Israele, che tratta migliaia di siriani feriti nei nostri ospedali, tra cui un ospedale da campo che ho costruito al confine del Golan con la Siria. Lo sono i gay, che penzolano dalle gru in Iran, aiutati dalla vostra denigrazione d’Israele? Lo stesso Israele, dove i gay marciano orgogliosamente nelle nostre strade e siedono nel nostro parlamento, tra cui, sono orgoglioso di dire, anche nel mio stesso partito Likud. Lo sono i bambini, che muoiono di fame per la brutale tirannia nella Corea del Nord, aiutati dalla vostra demonizzazione di Israele? Israele, il cui know-how agricolo nutre gli affamati in tutto il mondo in via di sviluppo? Quanto prima l’ossessione delle Nazioni Unite per Israele finisce, meglio è. Meglio per Israele, meglio per i vostri Paesi, il meglio per le stesse Nazioni Unite.

Signore e signori, se le abitudini sono dure a morire alle Nazioni Unite, le abitudini palestinesi muoiono ancora più difficilmente. Il presidente Abbas ha appena attaccato da questo podio la Dichiarazione Balfour. Sta preparando una causa contro la Gran Bretagna per questa dichiarazione del 1917. Quasi 100 anni fa – parla come bloccato nel passato. I palestinesi potrebbero altrettanto bene citare in giudizio l’Iran per la Dichiarazione di Ciro, che ha permesso agli ebrei di ricostruire il nostro tempio di Gerusalemme 2500 anni fa. A pensarci bene, perché non una class action palestinese contro Abramo per l’acquisto di quel pezzo di terra a Hebron dove i patriarchi e le matriarche del popolo ebraico sono stati sepolti 4.000 anni fa? Non state ridendo. E’ assurdo come questo. Citare in giudizio il governo britannico per la Dichiarazione Balfour? Sta scherzando? E questo viene preso sul serio qui? Il presidente Abbas ha attaccato la Dichiarazione Balfour, perché ha riconosciuto il diritto del popolo ebraico ad un focolare nazionale nella terra di Israele. Quando le Nazioni Unite hanno sostenuto la creazione di uno Stato ebraico nel 1947, hanno riconosciuto la nostra storia ed i nostri diritti morali nella nostra patria e per la nostra patria. Eppure oggi, quasi 70 anni dopo, i palestinesi si rifiutano ancora di riconoscere tali diritti – non il nostro diritto ad una patria, non il nostro diritto ad uno Stato, non il nostro diritto a nulla. E questo rimane il vero nocciolo del conflitto: il persistente rifiuto palestinese di riconoscere lo stato ebraico in qualsiasi confine. Vedete, questo conflitto non tratta di “insediamenti”. Non è mai stato.

Il conflitto infuriava per decenni prima che ci fosse un solo “insediamento”, quando la Giudea-Samaria e Gaza erano tutte in mani arabe. La Cisgiordania e Gaza erano in mani arabe e ci hanno attaccato ancora e ancora e ancora. E quando abbiamo sradicato tutti i 21 “insediamenti” a Gaza e ci siamo ritirati da ogni centimetro di Gaza, non abbiamo ottenuto la pace da Gaza – abbiamo ottenuto migliaia di razzi sparati da Gaza contro di noi. Questo conflitto infuria perché per i palestinesi, i veri insediamenti che stanno cercando sono Haifa, Jaffa e Tel Aviv. In ogni caso la questione degli “insediamenti” è reale e può e deve essere risolta in negoziati sullo status finale. Ma questo conflitto non ha mai riguardato gli “insediamenti” o la creazione di uno stato palestinese. E’ sempre stato circa l’esistenza di uno Stato ebraico, uno Stato ebraico in qualsiasi confine esso sia.

Signore e Signori, Israele è pronto, sono pronto a negoziare tutte le questioni dello status finale, ma una cosa non potrò mai negoziare: il nostro diritto ad un solo ed unico stato ebraico.

Wow, il Primo Ministro di Israele sostenuto da applausi all’Assemblea Generale? Il cambiamento avviene prima di quanto pensassi. Se i “palestinesi” avessero detto sì a uno stato ebraico nel 1947, non ci sarebbe stata nessuna guerra, nessun rifugiato e nessun conflitto. E quando i palestinesi finalmente avranno detto sì ad uno stato ebraico, saremo in grado di porre fine a questo conflitto una volta per tutte. Ora ecco la tragedia, perché, vedete, i palestinesi non sono solo intrappolati nel passato, i loro capi stanno avvelenando il futuro. Voglio che immaginiate un giorno nella vita di un ragazzo palestinese tredicenne, lo chiamerò Alì. Alì si sveglia prima della scuola, va a fare sport con una squadra di calcio che ha preso il nome da Dalal Mughrabi, un terrorista palestinese responsabile dell’omicidio di 37 israeliani in un autobus. A scuola, Alì partecipa ad un evento promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione palestinese per onorare Baha Alyan, che l’anno scorso ha ucciso tre civili israeliani. Tornando a casa a piedi, Alì guarda in alto verso una statua imponente eretta solo poche settimane fa dall’Autorità Palestinese per onorare Abu Sukar, che ha fatto esplodere una bomba nel centro di Gerusalemme uccidendo 15 israeliani. Quando Alì torna a casa accende la TV e vede un alto ufficiale palestinese, Jibril Rajoub, che dice che se avesse avuto una bomba atomica, l’avrebbe fatta esplodere sopra Israele quel giorno stesso. Alì accende poi la radio e sente il consigliere del presidente Abbas, Sultan Abu al-Einein, sollecitare i palestinesi, ecco una citazione, “tagliate la gola agli israeliani ovunque li troviate”. Alì controlla il suo Facebook e vede un recente post del partito Fatah del presidente Abbas, che definisce il massacro di 11 atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco un “atto eroico”. Su YouTube, Alì guarda una clip dello stesso presidente Abbas che dice: “Diamo il benvenuto ad ogni goccia di sangue versato a Gerusalemme.” Citazione diretta. Durante la cena, Alì chiede a sua madre cosa succederebbe se uccidesse un ebreo e fosse finito in una prigione israeliana. Ecco quello che lei gli dice. Lei gli dice che avrebbe ricevuto migliaia di dollari ogni mese da parte dell’Autorità palestinese. In realtà, lei gli dice che se avesse ucciso altri ebrei, avrebbe ricevuto più soldi. Oh, e quando esce di prigione, Alì avrebbe avuto garantito un posto di lavoro con l’Autorità palestinese.
Signore e signori, tutto questo è reale! Succede ogni giorno, sempre. Purtroppo, Alì rappresenta centinaia di migliaia di bambini palestinesi che vengono indottrinati all’odio in ogni momento, ogni ora. Si tratta di abusi su minori. Immaginate il vostro bambino durante questo lavaggio del cervello. Immaginate quello che ci vuole per un ragazzo o una ragazza per uscire liberamente da questa cultura dell’odio. Alcuni lo fanno ma troppi non lo fanno. Come può qualcuno di noi aspettarsi che giovani palestinesi sostengano la pace, quando i loro leader avvelenano le loro menti contro la pace? Noi in Israele non facciamo questo. Educhiamo i nostri figli alla pace. Abbiamo recentemente lanciato un programma pilota, per rendere lo studio della lingua araba obbligatorio per i bambini ebrei in modo che ci si possa capire meglio l’un l’altro, in modo che si possa vivere insieme fianco a fianco in pace. Naturalmente, come tutte le società anche Israele ha frange. Ma è la nostra risposta a quegli elementi marginali, è la nostra risposta a quegli elementi marginali che fa la differenza. Prendete il tragico caso di Ahmed Dawabsha. Non dimenticherò mai la visita Ahmed in ospedale poche ore dopo essere stato attaccato. Un ragazzino, in realtà un bambino, è stato gravemente ustionato. Ahmed è stato vittima di un atto terroristico orribile perpetrato da ebrei. Giaceva fasciato e incosciente mentre medici israeliani lavoravano tutto il giorno per salvarlo. Nessuna parola può portare conforto a questo ragazzo o alla sua famiglia. Eppure, mentre ero al suo capezzale ho detto allo zio: “Questa non è la nostra gente. Questo non è il nostro modo”. Poi ho ordinato misure straordinarie per portare gli assalitori di Ahmed davanti alla giustizia e oggi i cittadini ebrei di Israele accusati di aver attaccato la famiglia Dawabsha sono in carcere in attesa di giudizio. Ora, per alcuni, questa storia dimostra che entrambe le parti hanno i loro estremisti ed entrambe le parti sono ugualmente responsabili di questo conflitto apparentemente senza fine. Ma ciò che la storia di Ahmed dimostra in realtà è l’esatto contrario. Esso illustra la profonda differenza tra le nostre due società, perché mentre i leader israeliani condannano i terroristi, tutti i terroristi, arabi ed ebrei allo stesso modo, i leader palestinesi celebrano terroristi. Mentre Israele imprigiona la manciata di terroristi ebrei tra noi, i palestinesi pagano le migliaia di terroristi tra di loro. Così ho chiamato il Presidente Abbas: hai una scelta da fare. Puoi continuare ad alimentare l’odio come hai fatto oggi o puoi finalmente combattere l’odio e lavorare con me per stabilire la pace tra i nostri due popoli. Signore e Signori, sento un ronzio. So che molti di voi hanno rinunciato alla pace. Ma voglio che sappiate che io non ho rinunciato alla pace. Rimango impegnato ad una visione di pace sulla base di “due stati per due popoli”. Credo che come mai prima i cambiamenti in atto nel mondo arabo di oggi offrono un’occasione unica per far progredire la pace. Mi congratulo con il presidente dell’Egitto, al-Sisi, per i suoi sforzi per far progredire la pace e la stabilità nella nostra regione. Israele accoglie lo spirito dell’iniziativa di pace araba e accoglie un dialogo con gli stati arabi per far avanzare una pace più ampia. Credo che perché una pace più ampia possa essere pienamente raggiunta, i palestinesi debbano essere parte di essa. Sono pronto ad avviare negoziati per raggiungere questo obiettivo oggi – non domani, non la prossima settimana, oggi. Il presidente Abbas ha parlato qui un’ora fa. Non sarebbe stato meglio se invece di parlare uno dopo l’altro avessimo parlato tra di noi? Presidente Abbas, invece di inveire contro Israele alle Nazioni Unite a New York, ti invito a parlare al popolo israeliano alla Knesset a Gerusalemme. E sarei felice di venire a parlare al parlamento palestinese a Ramallah. Signore e Signori, Mentre Israele cerca la pace con tutti i suoi vicini, sappiamo anche che la pace non ha più grande nemico delle forze dell’Islam militante. La scia di sangue di questo fanatismo attraversa tutti i continenti rappresentati qui. Attraversa Parigi e Nizza, Bruxelles e Baghdad, Tel Aviv e Gerusalemme, Minnesota e New York, da Sydney a San Bernardino. Così molti hanno sofferto la sua ferocia: cristiani ed ebrei, le donne, gli omosessuali, gli yazidi, i curdi e molti, molti altri. Eppure, il prezzo più alto, il prezzo più alto di tutti è stato pagato dai musulmani innocenti. Centinaia di migliaia senza pietà macellati. Milioni trasformati in profughi disperati, decine di milioni brutalmente soggiogati. La sconfitta dell’Islam militante sarà quindi una vittoria per tutta l’umanità, ma sarebbe soprattutto una vittoria per quei tanti musulmani che cercano una vita senza paura, una vita di pace, una vita di speranza. Ma per sconfiggere le forze dell’Islam militante, dobbiamo lottare senza tregua. Dobbiamo combattere nel mondo reale. Dobbiamo combattere nel mondo virtuale. Dobbiamo smantellare le loro reti, interrompere i loro finanziamenti, screditare la loro ideologia. Possiamo sconfiggerli e noi li sconfiggeremo. Il medievalismo non può competere con la modernità. La speranza è più forte dell’odio, la libertà più forte di paura. Possiamo farcela.

Signore e Signori, Israele combatte questa battaglia mortale contro le forze dell’Islam militante ogni giorno. Manteniamo i nostri confini sicuri da ISIS, impediamo il contrabbando di armi camuffate da giocattoli a Hezbollah in Libano, contrastiamo gli attacchi terroristici palestinesi in Giudea e Samaria, in Cisgiordania e scoraggiamo gli attacchi missilistici da Gaza controllata da Hamas. Hamas è quella organizzazione terroristica che crudelmente, incredibilmente crudelmente si rifiuta di restituire i corpi di tre nostri cittadini e nostri soldati caduti. Oron Shaul e Hadar Goldin. I genitori di Hadar Goldin, Lia e Simcha Goldin, sono qui con noi oggi. Hanno la richiesta di seppellire il loro amato figlio in Israele. Tutto quello che chiedono è una cosa semplice: poter visitare in Israele la tomba del figlio Hadar caduto. Hamas rifiuta. Non può importargli di meno. Vi imploro di stare con loro, con noi, con tutto ciò che è decente nel nostro mondo contro la disumanità di Hamas – tutto ciò che è indecente e barbaro. Hamas infrange ogni regola umanitaria esistente, rinfacciateglielo. Signore e Signori, la più grande minaccia per il mio paese, alla nostra regione, e, infine, al nostro mondo resta il regime militante islamico dell’Iran. L’Iran cerca apertamente la distruzione di Israele. Minaccia paesi in tutto il Medio Oriente, sponsorizza il terrore in tutto il mondo. Quest’anno, l’Iran ha lanciato missili balistici in sfida diretta delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Ha speso la sua aggressione in Iraq, in Siria, nello Yemen. L’Iran, il principale sponsor mondiale del terrorismo ha continuato a sviluppare la sua rete del terrore globale. Quella rete del terrore si estende ora su cinque continenti. Quindi il mio punto per voi è questo: la minaccia che l’Iran rappresenta per tutti noi non è dietro di noi, è davanti a noi. Nei prossimi anni, ci deve essere uno sforzo sostenuto e unito per respingere l’aggressione dell’Iran e del terrore iraniano. Con i vincoli nucleari verso l’Iran un anno più vicini ad essere rimossi, voglio essere chiaro: Israele non permetterà al regime terrorista dell’Iran di sviluppare armi nucleari – non adesso, non tra dieci anni, mai!

Signore e Signori, sono qui davanti a voi oggi mentre l’ex presidente di Israele, Shimon Peres, sta lottando per la propria vita. Shimon è uno dei padri fondatori di Israele, uno dei suoi uomini di stato più audaci, uno dei suoi leader più rispettati. So che tutti siete uniti a me e uniti a tutto il popolo di Israele nell’augurargli refuah shlemah Shimon, una pronta guarigione. Ho sempre ammirato l’ottimismo senza limiti di Shimon e come lui, anch’io sono pieno di speranza. Sono pieno di speranza perché Israele è in grado di difendersi da sola contro ogni minaccia. Sono pieno di speranza perché il valore dei nostri uomini e donne combattenti non è secondo a nessuno. Sono pieno di speranza perché so che le forze della civiltà, in ultima analisi trionfano sulle forze del terrore. Sono pieno di speranza perché nell’era della innovazione, Israele – la innovation nation – è fiorente come mai prima. Sono pieno di speranza perché Israele lavora instancabilmente per promuovere l’uguaglianza e l’opportunità per tutti i suoi cittadini: ebrei, musulmani, cristiani, drusi, tutti. E io sono pieno di speranza perché, nonostante tutti gli scettici, credo che negli anni a venire, Israele forgerà una pace duratura con tutti i nostri vicini.

Signore e Signori, sono fiducioso di quello che Israele può compiere perché ho visto ciò che Israele ha compiuto. Nel 1948, anno dell’indipendenza di Israele, la nostra popolazione era di 800.000. La nostra principale esportazione erano arance. Allora la gente diceva che eravamo troppo piccoli, troppo deboli, troppo isolati, troppo demograficamente in inferiorità numerica per sopravvivere, per non parlare di prosperare. Gli scettici si sbagliavano su Israele, allora; gli scettici si sbagliano su Israele ora.

La popolazione di Israele è cresciuta dieci volte, la nostra economia quaranta volte. Oggi la nostra esportazione più grande è la tecnologia – la tecnologia israeliana che alimenta il mondo dei computer, telefoni cellulari, automobili e molto altro ancora.

Signore e signori, il futuro appartiene a coloro che innovano e questo è il motivo per cui il futuro appartiene a paesi come Israele. Israele vuole essere il vostro partner nel cogliere quel futuro, quindi chiedo a tutti voi: cooperate con Israele, abbracciate Israele, sognate con Israele. Sogno del futuro che possiamo costruire insieme, un futuro di progresso mozzafiato, un futuro di sicurezza, prosperità e pace, un futuro di speranza per tutta l’umanità, un futuro in cui, anche alle Nazioni Unite, anche in questa sala, Israele infine, inevitabilmente, prenderà il suo legittimo posto tra le nazioni.

Grazie.”

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