Israele e Medio Oriente

Noi palestinesi abbiamo la chiave per un futuro migliore | di Bassem Eid

Sono un orgoglioso palestinese che è cresciuto in un campo profughi e ha allevato una grande famiglia. Voglio la pace e la prosperità per la mia gente. Voglio porre fine alla miseria e alla distruzione.

Dopo 66 anni di errori e occasioni mancate, è giunto il momento per noi palestinesi di creare le condizioni per la pace e lavorare per un futuro migliore. È ora che smettiamo di fare finta che siamo in grado di distruggere Israele o buttare a mare gli ebrei. È ora che smettiamo di ascoltare i radicali islamici o i regimi arabi che ci usano per continuare una guerra inutile, distruttiva, e immorale con Israele.

Cerchiamo di essere realistici. Noi palestinesi non ci stiamo comportando bene.

A Gaza, le nostre scuole sono controllate da fanatici musulmani che indottrinano i nostri figli, e Hamas usa i nostri civili come scudi umani in una battaglia persa contro Israele. Hamas mantiene il potere con la violenza e si assicura che il denaro venga speso per il suo arsenale piuttosto che per rendere migliore la vita dei palestinesi. Mentre il presidente Abbas è pronto a denunciare Israele ogni volta che attacca Hamas, non ha assolutamente alcuna possibilità di fermare Hamas dal provocare Israele.

In Cisgiordania, mentre Abu Mazen non è stato in grado di fermare la costruzione di insediamenti israeliani, gli unici buoni posti di lavoro sono con aziende israeliane, e il movimento BDS (Boicottaggio, sanzioni e disinvestimento) sta facendo del suo meglio per allontanare quei posti di lavoro. Abbas gestisce una dittatura corrotta che utilizza i fondi internazionali per consolidare la propria amministrazione,  piuttosto che per sviluppare l’economia palestinese.

A Gerusalemme Est, alla PA si dà così poca fiducia che la maggior parte dei palestinesi preferirebbero vivere sotto il governo israeliano piuttosto che sotto il dominio PA, tuttavia alcuni di noi non sembrano in grado di vivere in pace con gli ebrei.

Nei campi palestinesi nei paesi arabi i nostri diritti umani sono costantemente violati e siamo semplicemente utilizzati dai nostri ospiti arabi per promuovere i loro scopi.

Nonostante quello che ci raccontiamo, Israele è qui per rimanerci. Inoltre, ha il diritto di esistere. È la nazione degli ebrei, ma anche una nazione per gli arabi israeliani che hanno una vita migliore rispetto agli arabi ovunque nei paesi arabi. Dobbiamo accettare questi fatti e andare avanti. L’antisemitismo promosso da Hamas, Fatah, e il movimento BDS, non è la risposta per noi palestinesi.

La risposta è di vivere in pace e in democrazia, fianco a fianco con Israele. Abbiamo perso molte opportunità per farlo. La abbiamo persa nel 1947, quando i regimi arabi ci hanno incoraggiato a rifiutare il piano di spartizione delle Nazioni Unite. La abbiamo persa tra il 1948 e il 1967 quando abbiamo rifiutato di creare uno stato vicino a Israele. La abbiamo persa di nuovo ogni volta che abbiamo rifiutato una soluzione a due stati che ci fu presentata.

Eppure sappiamo che gli israeliani vogliono vivere in pace e che la stragrande maggioranza degli israeliani è amichevole e di buon vicinato. Sappiamo che i risultati della violenza palestinese nei confronti degli israeliani ha scoraggiato questi ultimi a essere favorevoli alla pace e li ha incoraggiati semmai a eleggere governi di destra. Sappiamo che l’Egitto è stato in grado di garantire un accordo di pace molto favorevole con Israele, perché l’Egitto è stato d’accordo nell’accettare Israele e di rinunciare alla violenza. Sappiamo che l’approccio soft con Israele funziona, eppure continuiamo a usare la violenza e la retorica estremista.

Israele non accetterà mai un grande afflusso di palestinesi che avrebbe cambiato il carattere ebraico di Israele. Ciò significa che, insistendo sul ritorno di milioni di profughi in Israele è pura illusione. In aggiunta a ciò, i villaggi di cui raccontiamo ai profughi palestinesi dove  loro un giorno dovrebbero tornare non esistono più. Stiamo semplicemente mentendo a noi stessi.

Per fare la pace con Israele, dobbiamo cambiare il nostro approccio. Dobbiamo accettare il fatto che il diritto al ritorno sarà risolto attraverso una compensazione finanziaria che permetterà ai rifugiati palestinesi di stabilirsi o nei paesi arabi o in Palestina. Dobbiamo accettare il fatto che la sicurezza di Israele è una chiave per qualsiasi soluzione. Dobbiamo accettare il fatto che Gerusalemme Est potrebbe dover rimanere parte di Israele.

Il nostro più importante cambiamento di approccio, tuttavia, quello con cui avremo bisogno dell’aiuto della comunità internazionale, è che abbiamo bisogno di un governo democraticamente eletto e secolare che risponda alle esigenze della nostra gente. Come ho scritto nel mese di agosto 2008 con Nathan Sharansky, ex dissidente sovietico e autore del libro “The Case for Democracy”, non ci sarà pace senza democrazia. Finché il cosiddetto leader palestinese è in grado di utilizzare i fondi internazionali per consolidare la propria rete di compari corrotti, i palestinesi non si fideranno di lui, e cercheranno un’altra alternativa, che sembra purtroppo essere Hamas.

Come Sharansky ed io abbiamo scritto nel 2008, la logica israeliana e internazionale  che il rafforzamento di un leader corrotto e non democratico farà in modo che egli sia “in grado di combattere Hamas e forgiare una pace definitiva con Israele” non funziona. Quasi sette anni dopo, è ancora più chiaro che questo approccio non porta da nessuna parte. Il presidente Abbas non ha alcuna credibilità tra i palestinesi, e anche se voleva un accordo di pace (che sembra dubbia), non ha alcuna possibilità di venderla al pubblico palestinese.

Ciò di cui noi palestinesi abbiamo bisogno è una forte società civile e delle istituzioni democratiche forti, e abbiamo bisogno di una fine alle violazioni dei diritti umani, compresi quelli perpetrati da palestinesi e altri arabi. I ben intenzionati donatori internazionali devono garantire che il loro denaro venga speso verso questo obiettivo, e non verso il puntellare Hamas o Fatah. Non vi è dubbio che è necessario molto lavoro, ma per lo meno abbiamo bisogno di invertire l’attuale tendenza che sta portando la società palestinese alla deriva e sempre più verso un governo corrotto e brutale, sia a Gaza che in Cisgiordania. Ironia della sorte, è solo a Gerusalemme Est, sotto il governo israeliano, che la maggior parte dei palestinesi si sentono adeguatamente rappresentati dai loro politici.

Nonostante la nostra situazione attuale, credo che il nostro futuro sarà luminoso se faremo ciò che è necessario per raggiungere la pace. Possiamo avere una democrazia secolare che persegue i nostri stessi interessi. Possiamo vivere in pace con Israele e gli ebrei, e possiamo beneficiare del successo economico di Israele e dei valori democratici. Abbiamo il potere per trasformare un nemico di lunga data in un amico. Abbiamo una scelta, e siamo in grado di esercitare questa scelta verso un futuro migliore per il nostro popolo.

Articolo di Bassem Eid per Times of Israel, tradotto in italiano da Diego Manca

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