Editoriali

Renzi, ora scegli: o Israele o Iran

“Grave errore confondere Islam e violenza” Matteo Renzi, presidente del Consiglio dei ministri, in visita a Teheran il 12 Aprile 2016. Un mestiere difficile, quello del premier. Bisogna essere abili in politica estera, saper essere amici di tutti e non scontentare nessuno. E anche raccontare qualche bugia. A fin di bene, ci mancherebbe.
Nella frase di Renzi c’è qualche fallacia logica: se è vero che l’Islam non è sinonimo di violenza ma è solo una religione, è altrettanto vero che quasi tutti i conflitti in Medio Oriente abbiano un movente religioso. E che lo stesso terrorismo islamista nasca come fondamentalismo religioso, quindi la matrice sia quella.
Che l’Islam venga usato come pretesto o che il testo sacro, il Corano, sia interpretato in malafede poco importa. Si uccide in nome della religione, si fanno guerre di religione, si invoca Allah prima di farsi esplodere.
Logicamente, un presidente del Consiglio italiano che va a Teheran in visita di cortesia, un evento di portata storica, non può permettersi di dire la verità, non questa almeno. Deve per forza concordare con il presidente iraniano Rohani che aveva appena asserito che “in troppi confondono Islam e terrorismo”. Non sia mai.

Ma perché Renzi è andato in visita in Iran? Semplice, per riallacciare i rapporti di amicizia. Dopo la visita di Rohani in Italia, con lo spiacevole corollario della statue coperte per non offendere l’ospite musulmano a causa dei corpi “nudi” raffigurati, il premier italiano ha restituito il favore, auspicando che “l’Italia torni ad essere il primo partner commerciale europeo dell’Iran”. Proprio com’era un tempo. Quando però l’Iran rispettava i diritti umani e non aveva un governo a forte caratterizzazione islamista. Non c’erano gli ayatollah, non si minacciava Israele e non si usava lo spauracchio delle bombe nucleari per invocare lo sterminio degli ebrei. Non si facevano concorsi su fumetti per prendere in giro l’Olocausto. E le donne non indossavano veli ed erano trattate come gli uomini.
Così era l’Iran, prima delle rivoluzione islamica del 1978. E così dovrebbe essere un partner commerciale dell’Italia.
Pur capendo gli interessi nazionali, ancora una volta il Belpaese si sta mettendo in una situazione ambigua.

“I soliti italiani” recita il refrain con cui il mondo intero prende di mira chi ha cominciato con le giravolte nella Seconda guerra mondiale per poi continuare in politica estera a tenere un piede in due scarpe.
I soliti italiani vogliono essere amici dell’Iran senza essere nemici di Israele, voglio avviare accordi commerciali con gli arabi, essere alleati degli Usa ma strizzare l’occhio a Putin. Insomma, niente di nuovo.
In Medio Oriente, però, la questione è delicata. Se l’Italia, come tante dichiarazioni di esponenti politici fanno credere, considera Israele l’unica democrazia del Medio Oriente, rivestendo Gerusalemme di un’importanza fondamentale per le sorti anche del resto del mondo, allora bisognerebbe porre fine alle ambiguità e fare in modo che gli interessi italiani in Medio Oriente coincidano con quelli israeliani.
Israele, è noto, considera Iran ed Hezbollah minacce primarie per la sua sicurezza. L’Italia quindi è a un bivio: se sceglie di considerarsi culturalmente e politicamente vicina a Israele, quindi di essere incondizionatamente amica di Israele, non può anteporre interessi commerciali di diverso tipo che possano mettere in discussione il rapporto di amicizia con Gerusalemme.
Renzi, quindi, è a un bivio: o Israele o Iran. Bisogna scegliere.

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