Editoriali

Fare memoria del presente

Sette persone sono state uccise poco fa nel quartiere di Neve Yaakov a Gerusalemme, all’interno di una sinagoga, altre, un numero imprecisato sono state ferite. L’assassino, un terrorista palestinese residente nel quartiere palestinese di Beit Hanina, a Gerusalemme Est, è stato poi ucciso dalle forze dell’ordine.

La strage è, con ogni probabilità la risposta all’uccisione a Jenin da parte dell’esercito israeliano di nove palestinesi di cui tre miliziani del gruppo terroristico della Jihad Islamica Palestinese, gruppo sponsorizzato dall’Iran, che stava preparando un attentato all’interno dello Stato ebraico. Un quarto terrorista ucciso durante gli scontri apparteneva alla Brigata dei Martiri di Al Aqsa, fazione legata a Fatah. Jenin è da decenni un focolaio di attività terroristiche, costantemente monitorato da Israele.

La strage nella sinagoga di Gerusalemme Est, avvenuta oggi, in cui in Europa si celebra il Giorno della Memoria in commemorazione delle vittime della Shoah, ci deve fare presente una cosa soprattutto, la necessità di sottrarre a una valenza esclusivamente museale e quindi sterile, questo giorno.

Ricordare gli ebrei assassinati dalla ferocia nazista durante la Seconda guerra mondiale, deve immediatamente fissare il pensiero sul presente, un presente in cui, in Israele, l’odio antiebraico continua a mietere vittime senza interruzione dalla nascita stessa dello Stato.

E’ inutile piangere lacrime retoriche sui morti di ottanta anni fa, se poi non si ha ben chiaro che la volontà eliminazionista hitleriana nei confronti degli ebrei ha trovato la sua naturale continuità nel radicalismo islamico.

La volontà di distruggere Israele, di cancellarlo dalla mappa del Medio Oriente, è stata la costante del mondo arabo a partire dal 1948, per poi proseguire nel 1967 e quindi nel 1973. Il seguito fu il terrorismo su larga scala delle intifade, in modo particolare la seconda, e continua ancora oggi, anche se, fortunatamente, con una intensità minore.

Fare memoria dell’orrore del passato non serve a nulla se essa non viene strettamente unita in una stessa condanna ferma e inappellabile dell’orrore che il presente continua a manifestare a sua volta congiunta alla necessità di essere inequivocabilmente a fianco di Israele

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