Editoriali

Gli scippatori dell’UNESCO

Con ogni probabilità oggi assisteremo nei confronti di Israele a un nuovo scippo da parte dell’UNESCO. Si riunirà infatti a Cracovia, su sollecitazione palestinese, il comitato del World Heritage, allo scopo di inserire la Tomba dei Patriarchi a Hebron tra i siti di interesse culturale mondiale che il comitato dipendente dall’ONU considera in pericolo. Fin qui sembrerebbe tutto a posto, sennonché la Tomba dei Patriarchi è, insieme a Betlemme e al “paesaggio culturale di Gerusalemme sud”, registrata dall’UNESCO come facente parte dello “Stato di Palestina”. La natura politica della proposta palestinese, camuffata da salvaguardia culturale, è di una evidenza solare.

Si tratta, ancora una volta, della consolidata prassi arabo-musulmana di appropriazione-espropriazione della grande eredità storica e culturale ebraica che ha già visto nell’aprile del 2015 e poi il 16 ottobre 2016 l’UNESCO espropriare nominalmente Israele del Kotel hamaravi (il Muro Occidentale o Muro del Pianto) e il soprastante monte del Tempio, da sempre il sito più sacro per l’ebraismo. A questa risoluzione seguì poi ai primi di maggio una ennesima risoluzione la quale rifiutava a Israele qualsiasi legittimità su Gerusalemme. Stati sponsor delle risoluzioni, i liberali e illuminati Sudan, Algeria, Qatar, Egitto, Oman e Marocco.

Questa non è altro che l’ultima cinica mossa in ordine di tempo da parte dei palestinesi intesa a cancellare la storia ebraica riqualificando come musulmani i luoghi più santi per l’ebraismo, come il Muro del Pianto, la tomba di Rachele e le tombe dei patriarchi“ ha affermato il Centro Simon Wiesenthal.

Già il 14 aprile del 2015 nella risoluzione presentata all’UNESCO dagli stati summenzionati il Muro del Pianto veniva definito, “piazza del muro occidentale”, mentre il Monte del Tempio veniva rinominato in lingua araba, al-Haram-al-sharif (il nobile santuario).

La riscrittura della storia da parte arabo-musulmana, per cui gli ebrei non avrebbero alcun legame reale e profondo con Israele, è una delle costanti della guerra culturale e diplomatica che gli stati arabi hanno intrapreso da cinquanta anni contro lo Stato ebraico. Le risoluzioni UNESCO fanno parte delle munizioni simboliche di cui essi si sono dotati. Tutto ciò si incardina nella precisa e sempre ribadita volontà araba di non riconoscere a Israele alcuna legittimità. Nessun’altra se non questa è la matrice da cui si origina il persistente conflitto arabo-israeliano. Non essendo riusciti a cancellare Israele dalla geografia si procede a cancellarne, appropriandosene, della sua memoria storica.

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