Israele e Medio Oriente

I complici di Hamas

A distanza di quasi tre settimane dal massacro del 7 ottobre compiuto dai palestinesi di Hamas, e costato la vita ad oltre 1.400 persone, si possono tratteggiare le figure dei complici di questa organizzazione criminale islamo-nazista. La schiera dei complici è molto articolata e presente a molteplici livelli.

In prima fila ci sono l’Iran e il Qatar, che sostengono militarmente (l’Iran) e finanziariamente (entrambe) l’organizzazione criminale. Da numerosi anni fanno pervenire armi di ogni genere a Gaza (con la compiacenza dell’Egitto) e pagano lautamente i suoi membri sia nella Striscia che all’estero. Il Qatar, inoltre, tramite la sua emittente televisiva Al Jazeera fornisce un formidabile strumento di propaganda e copertura mediatica, indispensabile per accusare Israele di crimini di ogni genere ogni qual volta si difende dagli attacchi palestinesi. Poco sotto a questi due Stati, ci sono la totalità degli Stati islamici, ad iniziare dalla Turchia, fintamente amici di Israele o apertamente nemici, che finanziano Hamas tramite una rete capillare di organizzazioni caritatevoli islamiche o di ONG che raccolgono fondi da svariati milioni di dollari all’anno.

Non da meno di questo universo islamico, si inseriscono gli USA (tranne la presidenza Trump che pose un argine ai copiosi finanziamenti americani) e gli Stati europei (compresa la Russia) e asiatici (Cina in primis) che finanziano a loro volta Hamas con milioni di dollari annui anche se in modo indiretto e più subdolo. Il finanziamento avviene tramite varie agenzie ONU (UNWRA in testa) e numerosissime ONG “umanitarie” presenti a Gaza che permettono di fatto a Hamas di governare indisturbato offrendogli anche la struttura scolastica per coltivare tra i bambini palestinesi odio anti-ebraico fin dalla tenera età.

Le ONG e le organizzazioni ONU forniscono anche il materiale (cemento, ferro ecc.) per costruire i tunnel e i centri di comando sotterranei poiché tutto ciò che entra a Gaza è controllato da Hamas, il quale sottrae gran parte dei materiali che servono a scopo civile, per i propri scopi bellici. Oltre a questo le ONG e le agenzie ONU si prestano sempre a essere delle casse di risonanza di Hamas, inventandosi crisi umanitarie inesistenti (basta leggersi i dati sulla crescita demografica) al fine di obbligare Israele a permettere il transito di quantità sempre maggiori di materiali di ogni genere. Inoltre, Israele, sempre a causa di pressioni politiche fomentate da queste organizzazioni, è costretto a fornire elettricità e acqua ai suoi aguzzini. Una consuetudine che non ha uguali al mondo.

A questo scenario vanno aggiunte le costanti e umilianti pressioni politiche che tutto l’Occidente esercita nei confronti di Israele quando Hamas compie azioni terroristiche o eccidi come quello del 7 ottobre, affinché lo Stato ebraico non si difenda in modo adeguato. Esse avvengono per mezzo delle dichiarazioni di presidenti, ministri, alti rappresentanti della UE o delle Nazioni Unite, in merito alla risposta militare di Israele, giudicata immancabilmente come “sproporzionata”, o alla fittizia affermazione che Hamas non rappresenterebbe il popolo palestinese. Entriamo nel dettaglio. 

Quando i politici all’unisono paventano presunte violazioni del diritto internazionale da parte di Israele tutte le volte in cui si difende, si esprimono in assoluta malafede. Israele non ha mai violato norme internazionali ma chi lo fa sistematicamente è Hamas che usa i civili come scudi umani. Porre sempre e unicamente Israele sotto il torchio delle pressioni politiche ha lo scopo di indebolirlo  e di delegittimarlo agli occhi dell’opinione pubblica. Nei media la sola presunzione di reato equivale alla condanna definitiva. Gli stessi politici che agiscono in questo modo non lo  fa mai nei confronti di Hamas, al massimo si assiste, da parte loro, a condanne generiche senza alcun costrutto. Perché, invece, non vengono sospesi i copiosi aiuti finanziari anziché limitarsi a condanne inutili e ipocrite tutte le volte che hanno luogo attentati o stragi? Perché non viene mai messa in luce la sistematica violazione dei diritti umani compiuta da Hamas nei riguardi della propria popolazione oltre che nei confronti degli ebrei?

L’altra faccia di questa strategia è l’assioma “Hamas non rappresenta il popolo palestinese”, e chi rappresenterebbe allora? Sono affermazioni paragonabili a chi sostiene che “i nazisti non rappresentavano il popolo tedesco”. Sicuramente il 100% dei tedeschi non erano nazisti, ma essi godevano di largo seguito,  esattamente come Hamas. Quando furono sconfitti, la popolazione civile tedesca fu coinvolta pesantemente nella guerra, ma nessuno a questo proposito considera le azioni degli alleati come rappresaglie o le considera esempi di uso “sproporzionato della forza”. Questi criteri valgono sempre e solo per Israele, con il chiaro intento di delegittimarlo.

Il fatto che Hamas non rappresenti tutto il popolo palestinese è un’ovvietà, ma nel 2006 alle ultime elezioni amministrative svolte a Gaza, surclassò i rivali dell’Autorità Palestinese. Le elezioni, quindi furono annullate. Oggi, se si andasse a votare nei territori amministrati dai palestinesi, secondo tutti i sondaggi, Hamas vincerebbe con un ampio margine e per questo motivo non si sono più tenute nell’indifferenza della comunità internazionale.

I politici di tutto il mondo fingono di non vedere questo scenario e vogliono convincere l’opinione pubblica che Hamas non rappresenti nessuno se non se stesso.

Agendo in questo modo la classe politica occidentale è complice di Hamas perché nei fatti ne accetta il ruolo, lo sovvenziona e provvede a proteggerlo politicamente, mentre, al contempo, mette sotto accusa unicamente Israele per ogni presunta violazione. 

Affinché  questo accada è indispensabile l’appoggio e la complicità dei giornalisti, soprattutto delle testate internazionali più prestigiose, a cominciare dalla BBC. Il lavoro che svolgono in questo senso offre uno scampolo ideale di fenomenologia della disinformazione.

Per prima cosa si propongono come cassa di risonanza per la propaganda che Hamas attiva ad ogni conflitto. Non verificano mai la correttezza di quanto viene affermato, ben sapendo che Hamas non è attendibile come dimostrano anni di falsità sempre puntualmente smentite. Quando i fatti smentiscono le menzogne le rettifiche non finiscono mai in prima pagina ma sono relegate a striminziti comunicati in fondo ai notiziari (quando avvengono).

A questa opera di propaganda vanno aggiunte consolidate “tecniche” di disinformazione utilizzate solamente per Israele. La prima è la consolidata tecnica di mettere sempre in primo piano la reazione di Israele rispetto agli attacchi che subisce. Molte volte si arriva a dare notizie dove si parla solo di reazione (che diventa rappresaglia) senza neanche menzionare il perché Israele si difenda. In questo modo la percezione dello spettatore o del lettore è che Israele aggredisce i palestinesi. Segue poi l’utilizzo distorto di termini come: “rappresaglia”, “occupazione illegale”, “uso sproporzionato della forza” e via dicendo. In questo modo l’opinione pubblica è portata a pensare che Israele sia ontologicamente criminale. Mai un accenno, invece, all’utilizzo dei civili da parte di Hamas come scudi umani, oppure del suo sprezzo totale per i più elementari diritti civili e politici, o del fatto che si sia arricchito con gli aiuti internazionali mentre la popolazione è tenuta volontariamente in povertà per farne il suo braccio armato. Viene offerto in questo modo un totale sostegno al vittimismo palestinese che porta l’opinione pubblica a giustificare le azioni più aberranti come quella compiuta il 7 ottobre.

Un’altra costante dei mass media è quella di enumerare le vittime civili delle due parti per far credere che chi subisce più vittime civili è dalla parte della ragione. In tal senso, nella stampa, non vi è mai una spiegazione accura del fatto che Israele fa di tutto per proteggere i propri civili e quelli palestinesi, mentre Hamas fa di tutto per esporli ai pericoli della guerra. In questo modo i palestinesi sono sempre le vittime e gli israeliani sempre i carnefici o gli oppressori.

Quanto descritto vale, ormai, anche per il conflitto in corso, dove si mostrano i danni causati a Gaza dalle azioni militari israeliane ma non viene detto che questa guerra è stata causata, ancora una volta, dai palestinesi. Il colpevole, per i media, è Hamas (nella sua accezione astratta) ma non i palestinesi che ora subiscono la “ritorsione” di Israele, in questo modo Israele è sempre messo sul banco degli imputati.

Tale metodo è utilizzato, anche, per la scelta degli “esperti” o degli intellettuali ospitati nei talkshow o intervistati sui giornali. Si ha, nella stragrande maggioranza dei casi, una visione criminale di Israele che lascia senza fiato. Ma perché vengono scelti certi “esperti” e non altri? Semplice. Perché i media sanno già cosa diranno e vogliono sentirsi dire proprio le cose che udiranno.

L’ultimo anello di questa complicità è rappresentato dalla gente comune che utilizza i social media per diffondere notizie false, immagini di edifici distrutti (molte volte anche di conflitti vecchi) o di palestinesi disperati che hanno perso tutto, acriticamente senza neanche capire che così si trasformano a loro volta in strumenti della propaganda palestinese di Hamas.

Prendiamo solo l’ultimo caso, quello dell’ospedale colpito per errore a Gaza. Nel giro di poche ore sono stati inondati i social con le immagini dell’ospedale in fiamme corredandole con la pesante accusa che fosse stato Israele a colpirlo. Si parlava di 500 morti, una strage che veniva comparata a quella fatta da Hamas. Israele, per fortuna, ci ha messo poche ore a dimostrare che non aveva nulla a che fare con la tragedia. Poi si è scoperto che l’ospedale era stato colpito solo marginalmente da un razzo lancato da Hamas dall’interno della Striscia. Il razzo palestinese aveva colpito il parcheggio dell’ospedale causando un decimo delle vittime dichiarate.

Si tratta degli stessi organi di stampa che non hanno mai pubblicato le foto delle vittime israeliane o degli ostaggi. Perché questa differenza? Semplicemente perché tantissime persone sono così condizionate dal giudizio negativo che i media danno di Israele che tutto ciò che può, in qualche modo, combaciare con l’idea preconcetta che Israele è un paese criminale, viene accettato supinamente. Questo è il risultato di anni di deformazione della realtà  di una vasta rete di complicità diffusa di cui abbiamo dato conto.    

 

Torna Su