Israele e Medio Oriente

Il dibattito su Marine Le Pen: “sionista” o “antisemita”?

Marine Le Pen, leader del Front National francese, è il fenomeno del momento. Le elezioni regionali di domenica scorsa, che hanno visto il suo partito trionfare al primo turno in sei regioni su tredici, pongono la figlia del controverso Jean Marie in testa alla lista dei papabili prossimi presidenti della repubblica francese. Una previsione per la verità tutta da verificare, innanzitutto perché lo “spauracchio FN” potrebbe convincere la destra moderata di Sarkozy e i socialisti di Hollande a scendere a patti. L’attuale presidente francese già ha fatto la prima mossa, annunciando il ritiro dei candidati socialisti al ballottaggio in due regioni in cui la partita è solo tra FN e Repubblicani.
E qui va fatta una piccola postilla per spiegare il sistema elettorale delle regionali francesi: non accedono al ballottaggio solo i due candidati migliori del primo turno, ma tutti quelli che hanno varcato la soglia del 10%. Sostanzialmente, in queste regionali saranno previsti ballottaggi a tre.
Nelle due macroregioni dove le Le Pen in persona hanno spopolato ottenendo oltre il 40% di preferenze, Marine in Nord-Picardie e l’affascinante nipote Marion in Provenza-Alpi-Costa Azzurra, i socialisti non hanno alcuna possibilità di vincere al secondo turno. Hanno scelto così di ritirare i candidati, sperando che i voti dei loro elettori si riversino sugli esponenti Repubblicani, impedendo la vittoria al FN (nella fattispecie, alle due Le Pen).
L'”accordo” unilaterale potrebbe (tutto da vedere) ridimensionare il trionfo lepenista ai ballottaggi: non è detto, infatti, che il FN riesca a conquistare le sei regioni in cui ha messo tutti in fila al primo turno.
Questo potrebbe ripercuotersi sull’andamento delle prossime presidenziali, dove Marine Le Pen ha sì buona possibilità di accedere al ballottaggio (questa volta a due), ma poi sarebbe sfavorita sia contro i Socialisti sia contro i Repubblicani.

L’ottimo risultato e la crescita esponenziale del FN restano però indiscutibili. Ma perché il partito di “estrema destra” francese risulta uno spauracchio da combattere, tanto da mettere d’accordo Socialisti e Repubblicani?
Al di là del lapalissiano statalismo di Marine, il Fronte è spesso accusato di assumere posizioni xenofobe, razziste, populiste, anti-immigrazione, islamofobe. Toni e idee che, in tempi di paura e attentati, in realtà possono aver determinato l’attuale fortuna elettorale di Marine Le Pen. Più controverse sono invece le accuse di “antisemitismo”, anche perché vanno in coppia con quelle di “sionismo”.
Marine Le Pen non può essere al contempo sionista e antisemita. Se da una parte i nostalgici del padre, gli estremisti di destra duri e puri e gli anti-sionisti di ogni schieramento la accusano di simpatizzare per Israele quando non di “tradimento”, dall’altra gli stessi ebrei non si fidano del parricidio e continuano a considerare il FN un partito antisemita.

L’unico modo per cercare di capirne di più è quello di scavare nel passato, sia pur recente, alla caccia di frasi, dichiarazioni o prese di posizione utili.
C’è il punto di vista più importante, quello di Ruger Cukierman, presidente dell’unione delle comunità ebraiche di Francia, che lo scorso febbraio ha definito la Le Pen “irréprochable”, irreprensibile. Personalmente irreprensibile. Dando però una valutazione meno lusinghiera al partito: “il y a tous les négationnistes, tous les vichystes, tous les pétainistes et donc pour nous, le Front national est un parti à éviter“. Per gli ebrei, FN è quindi un partito da evitare perché, secondo Cukierman, tutti i negazionisti, i nostalgici di Philippe Pétain e del governo di Vichy (di impronta smaccatamente hitleriana) militano all’interno di quel partito e non di altri. Secondo Cukierman, è “estremamente minoritaria” la percentuale degli ebrei francesi delle comunità che hanno la tentazione di votare FN.

Da dove nascono i giudizi personali di Cukierman sulla Le Pen e le “accuse” di “sionismo”?
La dichiarazione più forte e significativa, da questo punto di vista, risale all’agosto 2014.

«Se esiste una Ligue de défense juive, significa che un gran numero di ebrei si sente in pericolo. Sentono che in Francia si sta affermando un nuovo antisemitismo, innescato dalle crescenti conflittualità tra comunità»

Lo disse Marine in persona, in giorni in cui si paventava l’ipotesi della possibilità di dissoluzione della Lega per la difesa degli Ebrei di Francia. Le reazioni delle comunità ebraiche furono positive. Il portavoce della Ligue stessa, interrogato da Le Monde, disse: “La comunità ebraica, vent’anni fa, era trincerata contro il Fn. Oggi, osserviamo che le aggressioni di strada ai danni degli ebrei non sono più opera di persone vicine al Fn”.
Sempre Cukierman, mesi più tardi, ricorderà che i maggiori pericoli di aggressione nei confronti degli ebrei non arrivano dai militanti FN ma principalmente da “giovani musulmani”, che in ogni caso “non rappresentano la comunità musulmana di Francia e anzi la danneggiano”.

Ancora Marine, in concomitanza coi giorni dell’operazione “Margine protettivo” (estate 2014) aveva lanciato un appello agli ebrei francesi dalle pagine del settimanale Valeurs Actuelles:

Non smetto di ripeterlo agli ebrei francesi: non solo il Front national non è vostro nemico, ma è senza dubbio nel futuro il miglior scudo per proteggervi, è al vostro fianco per la difesa delle nostre libertà di pensiero o di culto di fronte al solo vero nemico, il fondamentalismo islamico

Nello stesso periodo, l’eurodeputato del Front national Aymeric Chauprade, neoconsigliere di Marine Le Pen per le questioni internazionali, ha pubblicato su internet un intervento intitolato “Manifesto per una nuova politica internazionale della Francia” con parole altrettanto chiare

Sostengo senza riserve gli attacchi militari americani contro i jihadisti dello Stato islamico e ritengo che la Francia, poiché ne va del suo interesse e del suo onore, debba unirsi a questi attacchi. Il fondamentalismo islamico sunnita è il vero nemico della Francia. Gli Europei dell’Ovest si trovano nello stessa situazione degli israeliani

Sembrerebbe quindi che il Fn non sia più un partito filo-palestinese e soprattutto antisemita/antisionista, anche se nel gennaio 2015 c’è stato un riavvicinamento con “gli amici arabi”, così definiti in un manifesto fatto pubblicare dalla nipote di Marine, Marion, e da un altro dirigente, Aymeric Chauprad, su un quotidiano egiziano. Una promessa forte: “l’avvento al potere del Front National segnerà un’autentica rottura con la politica estera condotta da diversi decenni dai governi francesi“.
Dunque, niente più “politica filo-americana”, quindi “filo-sionista”, niente più “ingerenze in Medio Oriente”, come ci si aspetterebbe da un partito di estrema destra identitaria? In realtà i contenuti dello stesso manifesto appaiono piuttosto moderati. Riconoscimento della Terra Santa come “sacra per ebrei, cristiani e musulmani”, netta presa di distanza da Hamas “il cui unico scopo è cancellare Israele”, appello ai palestinesi affinché si dissocino dai terroristi cercando di costituire uno “stato nazionale laico”, territorialmente coerente. Insomma, due popoli due stati. Una linea moderata, tutt’altro che anti-israeliana, vista la netta condanna nei confronti di Hamas e del terrorismo islamico.

Pare quindi evidente. Da quando c’è Marine alla guida, il FN è cambiato rispetto agli anni del padre Jean-Marie, che pure continua ad imbarazzare la figlia coi suoi tweet antisemiti.
Non abbiamo sufficienti elementi per dubitare della sincerità di Marine Le Pen, la cui svolta non pare essere così opportunista: prendere le distanze dal padre, quindi dai suoi fedelissimi e dalla componente antisemita del partito potrebbe non pagare in termini di consenso, considerando anche la diffidenza (pienamente giustificata) delle comunità ebraiche nei confronti del FN, dovuta ad un passato non troppo distante.
La sensazione è che Marine Le Pen debba fare ancora tanto per guadagnare la fiducia degli ebrei francesi e delle comunità ebraiche di tutto il mondo. Ad esempio, far sparire la sensazione che il Fn sia un partito ancora frequentato e votato da antisemiti, nonostante la svolta.
La sintesi migliore potrebbe essere quella di Cukierman: la Le Pen non è antisemita, ma gli antisemiti francesi (musulmani a parte, verosimilmente) votano ancora FN.
Sarà vero?

 

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