Israele e Medio Oriente

La scommessa vinta

La forza delle parole, di una visione chiara, luminosa, precisa. La forza dell’ottimismo che trae vigore da una scommessa sul futuro, la scommessa di sempre per il popolo ebraico. Benjamin Netanyahu ha pochi rivali nell’oratoria e nell’autorevolezza con cui sa esprimere ciò che gli sta a cuore.

Al demagogo dell’Autorità Palestinese, l’abusivo Abu Mazen che continua a governare il suo fantomatico stato pur essendo decaduto dalla carica nel 2009, il primo ministro israeliano in carica dice una cosa essenziale. Voi vivete nel passato, un passato fatto di odio e di rancore, che vi porta a volere portare in giudizio la Gran Bretagna per la Dichiarazione Balfour, mentre noi siamo proiettati nel futuro, produciamo tecnologia all’avanguardia di cui gran parte del mondo gode. Voi intitolate le strade agli assassini che uccidono civili israeliani chiamandoli “martiri”, noi innoviamo nella sanità, nell’informatica, nell’agricoltura. Mentre voi volete portare in giudizio la Gran Bretagna a causa del testo che fu il primo passo concreto per la nascita di Israele, noi siamo al primo posto al mondo nel riciclo delle acque reflue, riciclandone il 90%, e in un mondo assetato avere Israele come partner è una cosa conveniente. Mentre voi avete rifiutato nel 1947 e da allora in poi, sempre, il diritto di Israele all’esistenza, noi siamo qui oggi, esistiamo e continueremo ad esistere che vi piaccia o meno. Avreste già potuto avere il vostro stato settanta anni fa, ma non lo avete voluto. Nel 1948 esportavamo principalmente arance e c’era chi diceva che non ce la potevamo fare, oggi, nel 2016, la nostra più grande esportazione è la tecnologia mentre voi ve la prendete con la Dichiarazione Balfour del 1917.

Netanyahu ha ricordato all’ONU il suo costante pregiudizio contro Israele, il numero sproporzionato di risoluzioni avverse allo stato ebraico, l’unica democrazia mediorientale, rispetto al numero irrisorio di risoluzioni nei confronti di quei paesi che infrangono i più comuni standard dei diritti umani. “L’Assemblea Generale l’anno scorso ha passato venti risoluzioni contro Israele e tre risoluzioni contro tutti gli altri stati del pianeta”. Una vecchia storia che risale alla capitolazione delle Nazioni Unite ai desiderata arabi e che ha trasformato l’ONU da una “forza morale ad una farsa”.

La musica, dice Netanyahu con ottimismo, sta per cambiare, sempre più paesi tra cui anche alcuni stati arabi stringono alleanze con Israele. Anche voi, siete nel passato, come Abu Mazen, come Hiro Onada il soldato giapponese che continuava a combattere nelle Filippine trent’anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Uscite dal passato. “Deponete le armi”. E’ arrivato il momento.

Il vostro nemico, non siamo noi, ha ricordato il premier israeliano, ma è l’estremismo islamico, contro il quale ci battiamo e dovremmo marciare uniti e che in Israele è rappresentato da Hamas. Hamas che si rifiuta di restituire le spoglie di due soldati morti durante l’ultimo conflitto a Gaza nell’estate del 2014, Oron Shaul e Hadar Goldin.

All’ONU, ieri, abbiamo visto un premier grintoso, lucido e giovane nello spirito e nella testa come lo stato che rappresenta. Di nuovo il futuro, la scommessa vinta.

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