Israele e Medio Oriente

Parabola finale

La decisione dell’Autorità Palestinese di cessare il coordinamento di sicurezza con Israele, spesso annunciata enfaticamente da Abu Mazen e mai messa in atto, sembra che, questa volta, avverrà realmente.

Si tratta di una mossa disperata da parte dell’organizzazione e certifica, se ce ne fosse ulteriormente bisogno, la sua progressiva e inarrestabile perdita di autorevolezza.

L’altra decisione, nel 2017, di interrompere i rapporti con Washington fino a giungere al rigetto del Piano per la Pace presentato dall’amministrazione Trump, senza riuscire ad ottenere alcuna sponda dai “fratelli” sunniti dei paesi arabi limitrofi ma solo l’appoggio nominale dell’Iran e della Turchia, hanno confinato impietosamente Abu Mazen e l’Autorità Palestinese in un cono d’ombra. Non sono bastate le poche luci dei riflettori diffuse sopra i palcoscenici europei, gli abbracci papali e quelli di Federica Mogherini, per riuscire a riportarli alla ribalta.

La realtà, di cui Abu Mazen non ha ancora assunto piena consapevolezza, è che la manovella della storia sta girando in un senso inverso a quello in cui ha girato fino a poco tempo fa, quando alla Casa Bianca sedeva ancora un presidente, Barack Obama, disposto a fornirgli piena credibilità.

Appaiono sbiadite le immagini dell’incontro con Donald Trump a Washington il 3 maggio del 2017, in cui, gongolante, Abu Mazen posava per le foto di rito con il presidente americano.

L’irrilevanza politica dell’Autortà Palestinese, una costola dell’OLP venuta in essere nel 1994 nel contesto degli Accordi di Oslo, è una inesorabile conseguenza del palese fallimento di questi ultimi, di uno stallo durato ventisette anni, puntellato da due intifade e dal rifiuto arabo di  accettare proposte munifiche e suicidarie da parte di Israele, come quelle fatte da Ehud Barak a Camp David nel 2000 e da Ehud Olmert nel 2008.

L’annunciata intenzione di terminare la cooperazione di sicurezza con Israele, creerà sì allo Stato ebraico nell’immediato problemi logistici che, tuttavia, un apparato assai rinforzato negli anni saprà gestire al meglio, ma non quanti ne potrà soffrire Abu Mazen. Non è un mistero per nessuno che la cooperazione sia servita all’anziano capobastone arabo come scudo personale e puntello indispensabile al mantenimento del controllo sui feudi di Ramallah, Hebron, Betlemme, ecc.

La decisione appare dunque per quello che è, soprattutto alla luce della prossima estensione di sovranità israeliana sul 30% dei territori cisgiordani (la causa scatenante della decisione di Abu Mazen), più che un segno di combattività, un ulteriore passo della sua parabola finale.

 

Torna Su