Antisemitismo, Antisionismo e Debunking

Su facebook non sanno più cosa inventarsi: ora anche “l’8 marzo con la Palestina”

L’ultimo sforzo di fantasia arriva dalla community “Stupro e Razzismo”, che ha organizzato un evento facebook dal titolo “8 marzo con la Palestina”. Anche la data scelta da tanti paesi, tra cui l’Italia, per celebrare la Giornata internazionale per i diritti delle donne istituita dall’assemblea Generale dell’Onu a partire dal 1978 (in Italia già si celebrava dal 1922 su iniziativa del Partito Comunista e con evidenti connotazioni politiche) si è rivelata un pretesto per accusare Israele.
Secondo i promotori dell’evento, infatti, le donne palestinesi sarebbero costrette “ogni giorno a lottare contro chi le vuole privare della loro terra, della loro casa e della loro stessa esistenza”. Nessun riferimento ad Hamas e all’oscurantismo islamiste, bensì tante accuse ad Israele, tra cui quella di aver militarizzato il territorio. “La città palestinese di Hebron-Al Khalil nel cuore della Cisgiordania occupata militarmente da Israele, è il simbolo delle discriminazioni e delle violazioni dei diritti umani causate dalla presenza di insediamenti israeliani illegali in Palestina” si legge nell’introduzione all’evento facebook, che annuncia una non meglio precisata “iniziativa nonviolenta” promossa dalla “Campagna Internazionale “Open Shuhada Street” (#OpenShuhadaSt)” contro “le misure di restrizione e separazione imposte dal governo israeliano ai palestinesi della città di Hebron e in tutta la Palestina e per la riapertura di Shuhada Street, la principale arteria della città vecchia di Hebron, off limits per i palestinesi a cui viene impedito l’ingresso e il transito con blocchi stradali e checkpoint”. 

Qual è il nesso tra Hebron e l’8 marzo e in generale le donne discriminate? In realtà neppure i promotori dell’evento lo spiegano, ma ogni pretesto è buono pur di scagliarsi contro Israele.
Qualunque sia l’opinione di ogni donna sull’8 marzo, a poche potrà far piacere che la giornata a loro dedicata venga strumentalizzata in nome della politica e dell’ideologia.
Assolutamente fuori luogo che lo stato di Israele sia incolpato di violazione di diritti umani, tanto più nei confronti delle donne che com’è noto hanno pari diritti (a differenza di ciò che accade in taluni paesi confinanti che tanto osteggiano Israele), e che le condizioni in cui vivono le donne palestinesi diventino un pretesto per attaccare politica e governi israeliani. Se le donne palestinesi non sono sufficientemente libere ed emancipate, la colpa non è certo di Israele.
In ogni caso, a fronte di un migliaio di invitati, l’evento ha coinvolto solo 49 partecipanti e 35 interessati. Non proprio un successone. Forse la pelosa retorica anni ’70, basata perlopiù su bugie e strumentalizzazioni, sta cominciando a stancare.

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