Israele e Medio Oriente

7 Giugno 1981, Operazione Babilonia: la distruzione del reattore nucleare di Osirak

Non tutti sanno che c’è stato un periodo, durato poco meno di dieci anni, in cui l’Iran degli Ayatollah e Israele hanno collaborato per sconfiggere un nemico comune: l’Iraq di Saddam Hussein, percepito da entrambi gli attori come la peggiore minaccia per la stabilità interna di ciascuno dei due stati. Non solo c’è stato un periodo in cui Israele ha appoggiato Khomeyni, ma per molti anni Gerusalemme ha spinto perché la famosa “Dottrina Periferica” di Ben Gurion restasse in piedi anche se questo avrebbe significato allearsi con un regime totalitarista e antisionista. La Dottrina Periferica, ovvero la convinzione che per sconfiggere i confinanti e nemici stati arabi fosse indispensabile creare un’alleanza triangolare con Iran, Turchia e Etiopia (ovvero le uniche potenze non arabe della regione), ha convinto Israele a passare sopra le “piccolezze” della retorica antiebraica fino a spingere il Governo a sostenere economicamente e militarmente l’Iran nella quasi-decennale guerra che lo ha contrapposto all’Iraq di Saddam Hussein. In questa giornata, proprio il 7 Giugno di 36 anni fa, Israele ha attaccato l’Iraq con un’azione militare unilaterale che ha favorito la Repubblica Teocratica e tutte le potenze che si contrapporranno in seguito alla dittatura di Saddam Hussein.

Questo attacco aereo unilaterale venne ideato per distruggere il reattore nucleare di Osiraq, che l’Iraq aveva acquistato dalla Francia negli anni settanta e che si preparava a diventare il primo sito nucleare iracheno. Nonostante il suo utilizzo fosse dichiaratamente a scopo civile e nonostante l’Iraq avesse aderito al Trattato di Non Proliferazione Nucleare, le Intelligence americana e israeliana iniziarono a sospettare che l’uranio utilizzato nella combustione venisse successivamente riprocessato per ottenere il plutonio. Il Primo Ministro Begin, insieme al Ministro degli Esteri Moshe Dayan, valutarono un possibile attacco alla fine degli anni settanta, convinti che il programma nucleare iracheno avesse anche uno scopo militare finalizzato a creare un arsenale che sconfiggesse prima l’Iran e poi Israele. Secondo alcuni esperti di Intelligence (primo su tutti il capo dell’Aman, Shlomo Gazit e quello del Mossad Yitzhak Hofi), il reattore non avrebbe raggiunto la criticità ancora per diversi anni, ciononostante Gerusalemme ritenne opportuno attaccare in un momento in cui l’attività era ancora troppo bassa per causare danni permanenti al suolo iracheno, anche dipendenti dalle radiazioni, e alla fine si decise per un attacco preventivo.



Spaventati dall’ipotesi che uno stato dichiaratamente nemico nonché governato da una dittatura potesse sviluppare un programma nucleare militare, i membri dell’Intelligence e del governo che parteciparono alla decisione dell’attacco si sottomisero a un’infinita serie di rischi. Dalla possibilità di contrattacco iracheno all’eventualità di un attacco dall’intero mondo arabo, passando per una possibile, ma non probabile, rottura con gli Stati Uniti, che non appoggiarono mai l’azione unilaterale di Israele. Ma come altro bloccare il programma nucleare iracheno? I francesi si erano già rifiutati di collaborare, l’Iran non aveva sufficienti mezzi per un attacco aereo contro il reattore e gli Stati Uniti non vollero in alcun modo essere coinvolti nella questione.

Il 7 giugno alle 17:34, otto caccia F16 Israeliani scortati da sei F15 partirono dalla base di Etzion alla volta dell’incursione contro Osirak. Attraversarono lo spazio aereo Giordano e Saudita percorrendo più di 1600 km, colsero di sorpresa le forze irachene e distrussero il reattore con una precisione millimetrica.



La comunità internazionale e l’ONU criticarono fortemente l’azione di Israele, descrivendola come “un atto di aggressione senza precedenti”. La distruzione di Osirak venne riconosciuta come un’azione di vitale importanza a livello geopolitico solo molti anni dopo, quando l’ex presidente statunitense Bill Clinton ammise che Israele aveva effettivamente evitato che Saddam Hussein possedesse armi nucleari (utilizzabili contro l’esercito americano) durante la guerra del Golfo. Ancora oggi non possiamo fare a meno di chiederci che tipo di armi e tecnologie avrebbero in mano i jihadisti dell’ISIS, se Israele non avesse impedito all’Iraq di sviluppare un programma nucleare militare.

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