Editoriali

Gariwo, calderone umanitario

Nell’immenso mare virtuale di Internet è possibile incappare nel sito della fondazione “Gariwo – La foresta dei Giusti”, presieduta da Gabriele Nissim.

Si tratta di un sito-calderone nel quale sono reperibili innumerevoli scritti e video su svariati argomenti: Shoah, immigrazione, Foibe, crimini contro l’umanità, politica estera, diritti umani, ambiente, sanità. Il tutto, ovviamente, interpretato con le lenti rosa della correttezza politica e alla luce di un umanitarismo astratto. La sua principale attività consiste nella canonizzazione laica di coloro che, a detta dei suoi membri, si sono battuti per una qualsivoglia “buona” causa.

“Chi dice umanità cerca di ingannarti” ammoniva Pierre-Joseph Proudhon, e lo scopo di Gariwo sembra proprio quello: confondere e, dunque, ingannare. I tanti temi trattati sono affastellati in modo caotico, privo di senso della storia, della realtà e senza nessuna sensibilità per la specificità delle vicende.

Gariwo fa ampio uso del termine “Giusto”. Quest’ultima definizione ha una connotazione peculiarmente ebraica e viene attribuita a quanti, non ebrei, si sono prodigati, durante la Seconda Guerra Mondiale, per salvare gli israeliti dallo sterminio. Mediante un’arbitraria estensione, il concetto poc’anzi definito viene affibbiato a chicchessia: dissidenti sovietici, vittime della mafia, funzionari delle Nazioni Unite, attivisti anti-apartheid, ambientalisti e via dicendo.

Agendo in questo modo, il significato della definizione di “Giusto” e il fenomeno a cui è connesso, la Shoah, vengono relativizzati e dissolti all’interno della generica categoria di “Umanità”. Se esistono dei “Giusti” per la lotta ai cambiamenti climatici, allora il riscaldamento climatico diventa, implicitamente, un fenomeno simile alla Shoah.

La fondazione Gariwo assume i connotati di un nucleo di adepti dediti al culto dell’Umanità, impegnati in un processo di santificazione di quelli che considerano i loro eroi secolari. Attività che non rende un buon servizio alla storia e al corretto discernimento dei fatti.

Inoltre, diversi dubbi possono suscitare alcuni individui divenuti, a loro insaputa, “Giusti”. È il caso della giudice della Corte Suprema statunitense, Ruth Bader Ginsburg. Essa è stata canonizzata in quanto “pioniera della parità di genere”. È sensato attribuire alla Ginsburg la stessa definizione che viene data a Oskar Schindler? Riteniamo che no, non sia corretto.

Il retropensiero che anima la fondazione Gariwo consiste nell’idea che una vittima è tale a prescindere dal contesto. La vittima della Shoah e quella di mafia sono, egualmente, vittime. Questo modo di procedere, all’apparenza molto “umano”, non permette di soppesare l’entità dei crimini. Se non c’è differenza tra la vittima del nazismo e quella della desertificazione causata dai cambiamenti climatici, allora i nazisti e i critici dell’ambientalismo diventano simili.

Tra i santificati di Gariwo ci sono anche coloro che hanno soccorso e aiutato gli immigrati diretti in Europa. Dunque, se i migranti sono i nuovi ebrei coi loro “Giusti”, chi sono i nuovi nazisti? Ma ovviamente coloro che si oppongono all’immigrazione. L’altra faccia del “tutti Giusti” è il “tutti nazisti”.

L’operazione messa in atto dalla suddetta fondazione e dal suo presidente è fortemente confusionaria. Tesa a fare della storia un fumetto manicheo di vittime e carnefici. Talvolta, assume i tratti di una lotta politica. La celebrazione di alcune figure ha un messaggio politico esplicito: ecologista, pro-immigrazione, anti-israeliano e anti-Trump. Ideologia e disorientamento storico tenuti insieme da un appiccicoso collante umanitario.

 

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