Antisemitismo, Antisionismo e Debunking

“Il colonialismo italiano in Libia e quello israeliano in Palestina”. L’assurdo convegno a Pistoia

Il colonialismo italiano come quello israeliano. Un paragone che non sta in piedi, eppure dà il titolo ad un convegno che si svolgerà tra una settimana a Pistoia.
Un “convegno di studi”, così è definito sul manifesto di presentazioni, che durerà l’intera mattinata di venerdì 27 ottobre in una biblioteca del capoluogo di provincia toscano.
L’accusa di “colonialismo” è una delle tante mosse contro Israele, al pari di razzismo, genocidio, apartheid, nazismo e quant’altro. L’obiettivo del “convegno di studi”, però, sembra andare oltre: trovare analogie tra il colonialismo italiano in Libia e quello israeliano in Palestina. L’incontro, a giudicare dal programma, sembra incentrato su Tripoli, con l’aggiunta però di una relatrice che parlerà di Israele: Diana Carminati, che illustrerà “Il progetto sionista di colonialismo d’insediamento in Palestina”, che durerebbe dal “1895” protraendosi fino all’attuale 2017.
Si badi bene, le date non mentono: non si parla degli insediamenti ebraici dei territori contesi della Giudea e della Samaria, che sarebbe pure inopportuno definire “colonie” anche se tanti lo fanno. Si parla di un presunto colonialismo degli ebrei nella “terra di Palestina” che dura dal 1895, quindi del progetto sionista in senso lato inteso come colonialismo. Una delle tante menzogne antisioniste, aggravate dal paragone e affiancamento con un colonialismo vero, quello dell’Italia in Libia.
Il parlamentare Daniele Capezzone, ex portavoce del Pdl e ora deputato del Gruppo Misto, ha denunciato che “l’iniziativa gode del patrocinio di amministrazioni pubbliche: infatti tra le varie associazioni patrocinanti l’evento compare “Pistoia Toscana Capitale Italiana della Cultura 2017”, risulta la partecipazione del Centro Studi per la scuola Pubblica e per giunta il conseguente rilascio di crediti formativi professionali per gli insegnanti che parteciperanno all’incontro, ai quali si riconosce il “diritto” a farsi sostituire in caso di presenza all’evento“.  Lo stesso Capezzone ha annunciato su facebook di aver presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Ministero dell’Istruzione quali finanziamenti pubblici (regionali o comunque frutto di denaro del contribuente) siano stati messi a disposizione dell’iniziativa.

 

1 Commento

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    Benito Aberto Ruiu

    23 Ottobre 2017 a 18:10

    Ci sono modi diversi per esternare un potenziale e forse mascherato sentimento anti ebraico e a mio parere questo accomunare il colonialismo italiani a quello israeliano lo rappresenta benissimo. Il colonialismo italiano non fu certamente più oppressivo di quello inglese , francese,Belga ecc. ci sarebbe molto da dire certamente negativamente ma con l’onestà intellettuale e la conoscenza reale e storica degli avvenimenti. Ma a mio parere accomunare la situazione israeliana al colonialismo fa emergere chiaramente una parzialità di giudizio che mostrerebbe una contrapposizione ideologica, religiosa e di popolo non rispettosa della storia e della verità. Sempre a mio parere, quando ci si impegna per la ricerca della verità e della convivenza umana non si usano titoli come “colonialismo” se le finalità di un confronto sono il rispetto, la difesa e l’esistenza umana. Desidero ricordare a me stesso e a chi ha cortesia di leggere il gesto del Presidente egiziano Anwar al Sadat che si recò in Israele, terra “nemica” con eserciti belligeranti, popolo di credo religioso diverso per stringere la mano al Presidente Menachem Begin. Quando si lavora per la convivenza, sempre a mio parere, non si usano frasi provocatorie ma pacificatorie La forma svela la sostanza. Il diritto d’esistere di Israele non lo si può chiamare colonialismo. Benito Aberto Ruiu.

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